’45

Silvia Sai

Senza dubbio, una scelta originale. E potente, quella di raccontare con sole illustrazioni un frammento di Storia italiana sul quale più si è speso in termini di parole, una parte di storia drammatica che rimanda a un gran rumore, di guerra, battaglie, scontri, grida, dolori, urla, ma anche macerie, e pianti sommessi.
Quanto stridente è questa assenza di parole e quanto efficace.
Maurizio A.C. Quarello ha scelto di proporci in questo modo un racconto di storia familiare, ispirato ai vissuti della nonna Maria e del nonno Maurizio, indissolubilmente intrecciati nella Storia dell’Italia alle soglie della Liberazione, nel 1945.
Quarello ha scelto il silenzio delle parole, quasi metaforico, forse per non inquinare il racconto orale dei nonni, forse per invitare il lettore a riempire di parole, e senso, ciò che legge nelle pagine, forse per una forma di rispetto per quelle vite e quelle vicende umane…forse semplicemente perché l’illustrazione è la forma espressiva che più gli appartiene.
Leggere ‘45 significa addentrarsi in tanti pezzetti di storia, quella familiare di una giovane coppia di contadini del Monferrato, e quella del nostro Paese.
Raccontare la Seconda Guerra Mondiale e la Liberazione equivale a raccontare di noi, tutti. Forse molti non ricordano più, e molti non sanno, ma tutti – tutti – ne sono stati coinvolti, chi di qua, chi di là, chi in un modo, chi nell’altro.
È un’eredità storica che ci deve appartenere, a partire proprio da quelle memorie familiari che Quarello ha splendidamente fissato sulla carta.
Ci accingiamo a raccontarvi questo libro con la speranza che, chi può, si impegni a tenere viva e attuale questa memoria.

[A conclusione del post trovate un estratto della presentazione di Quarello all’anteprima nazionale, con diverse curiosità e retroscena del libro]

[E se cercate un luogo ove si possa respirare, anche insieme ai bambini in una bella gita familiare, questa stessa sensazione di “silenzio assordante”, vi consiglio vivamente di visitare Montesole dove, sulle colline bolognesi, lo sguardo si può perdere nel godimento di una natura meravigliosa, e il pensiero può correre a quando quel luogo fu teatro dei più tragici eventi durante la Seconda Guerra Mondiale. Portateci i ragazzi di scuola in gita, andateci per il 25 aprile, prenotate una visita con le preparatissime guide, non ve ne pentirete.]

'45 | Maurizio A.C. Quarello | Orecchio Acerbo - Galline Volanti

Maurizio Quarello non è schivo di fronte alla narrazione di vicende e persone che in qualche modo hanno segnato la Storia. Che si tratti di donne (L’autobus di Rosa) o uomini (Fuorigioco e L’ultimo viaggio), ciò che ne risulta sono ritratti quasi monumentali – in termini di carica espressiva e forza empatica – pur assolutamente umani.
Non degli eroi, ma delle persone come noi tutti – rese grandi per le scelte che hanno compiuto-.

Questo stesso spirito pervade ’45, sua prima graphic novel senza parole. 96 pagine di soli disegni, con il tratto “schizzato” e i volumi pieni, cifra stilistica che già avevamo apprezzato ma che qui ci sembra raggiungere una bella e rinnovata naturalezza.
Come per i più bei senza parole, non si cada nell’errore di leggerli velocemente (come non pensare all’altro gigante dell’illustrazione italiana contemporanea, Alessandro Sanna, nel suo Fiume Lento, o a Shaun Tan, nel suo capolavoro L’approdo?).
Occorre un tempo lento, per entrare in confidenza con il tratto, riconoscere i volti protagonisti, apprezzare i cambi di scena, assaporare il ritmo dettato dalle diverse composizioni delle illustrazioni nella pagina, osservare i dettagli eloquenti, familiarizzare con colori, forme, figure, e poi leggere la storia, le storie, trovare la strada che ci indica Quarello e ritrovare anche la nostra, quella delle nostre memorie, o una nuova.
Occorre leggere più volte, per comprendere razionalmente la storia e vivere le emozioni.

Pur nell’assenza di parole, Quarello non si sottrae alla narrazione, questa anzi è molto precisa e circostanziata. I capitoli sono sei, alcuni pù lunghi, altri più brevi, secondo un ritmo un po’ anarchico ma evidentemente studiato che ho molto apprezzato.

Si racconta di una casa in collina, di una donna, madre di un giovane alpino, e di un uomo, suo marito, impegnato nella lotta partigiana, con alcune pause nella vita contadina. Si racconta della donna e del suo attendere i suoi uomini, del suo fronteggiare la paura e i tedeschi, si racconta dell’uomo e delle azioni partigiane, delle ultime battaglie in città; infine si racconta la Liberazione, la bandiera, le lacrime di gioia, gli abbracci.

Si apre nella notte, il racconto. Ponendo subito al centro la donna, la sua paura e solitudine. Un sussulto, forse un rumore, l’azione partigiana vicina, o un verso di animale, un risveglio improvviso, uno sguardo spaventato, un sospiro, scrutando le ombre della notte attraverso la finestra.
Conosciamo subito il marito, lo vediamo in un’azione notturna contro una camionetta di tedeschi, e Quarello non risparmia nulla, della guerra, ne ritrae i volti colpiti a morte, le grida, i cadaveri, le bombe, e poi ancora in seguito i carroarmati, le incursioni sotto la pioggia in città, la liberazione di compagni che puzza di paura e di rabbia.
La guerra è così, pare dirci l’autore, mica si può rappresentare con prati fioriti.

E arrivano anche i tedeschi, a bussare alle porte, a cercare gli uomini, a simpatizzare con donne sole, a rifocillarsi del cibo dei contadini. In una meravigliosa doppia pagina, ecco giungono a casa della donna. Nascondi svelta il marito nella botola, sorridi in modo impacciato, spiega a gesti che da mangiare puoi offrire solo uova di gallina – strepitosa la sequenza di dialogo muto tra la donna e i due tedeschi – corri in casa, uh! la pistola sul davanzale, vai nel pollaio, nascondi la pistola, prendi le uova… calma. La tensione si dirada e assume un ritmo lento, lentissimo, fatto di gesti quotidani, ma così innaturali in quella situazione!, ripresi in piccole inquadrature: le uova in cottura, un pezzo di pane, una fotografia del figlio sulla credenza, un caffè versato, una sigaretta accesa…
Segue una brevissima pausa nella narrazione, a segnare un capitolo di passaggio, l’inverno lascia il posto alla primavera, ai germogli nella terra, alle rondini in volo (affiancate alla bombe…che immagine suggestiva!), ai panni stesi all’aria fresca.

La donna e l’uomo si ritrovano nel tempo della natura e della apparente quotidianità.
Prima che tutto riprecipiti nuovamente
.

Le azioni dei partigiani vanno in supporto alla lotta in città, i tedeschi sono in fuga, e poi ci sono i repubblichini. Si susseguono tavole frenetiche e dense di azione, in un ritmo in costante crescita spezzato solo, infine, da un annuncio alla radio. La Liberazione. E la donna corre in bicicletta in città, a cercare il marito, a festeggiare, e infine, in una commovente sequenza, a ritrovare il figlio.

Diversi sono gli espedienti con cui Quarello restituisce ritmo, comunicazione, narrazione con le illustrazioni: l’espressività pittorica dei volti, ora specchio di emozioni forti, ora in dialogo tra loro; la varietà di inquadrature, ora ravvicinate e zoomate, ora affollate, ora di ampio respiro; i diversi soggetti, tutti ugualmente significanti, che siano uomini, oggetti, o animali.

E sul finale, troviamo la firma dell’artista. Ciò che a mio avviso riempie di senso tutta la storia, gettando una nuova luce sul concetto di ribellione, soprattutto se associato alla figura femminile.
Abbracciata ai suoi due uomini, in un paese in festa, la donna cammina per strada. Accanto a lei, il carro dei perdenti, prima tiranni, i tedeschi. E in particolare uno dei due tedeschi che andò a casa sua. Si guardano, si riconoscono. Nei loro sguardi si percepisce l’incredulità, e molte domande, non si legge trionfo vendicativo, piuttosto umana pietà.
Non è forse una estrema forma di ribellione, o meglio di coraggio, l’empatia? E chissà, forse la pietà, il perdono?

Maurizio Quarello si racconta…

In occasione del Festival Punto e a Capo di Reggio Emilia abbiamo avuto il piacere di ascoltare Maurizio Quarello durante la presentazione in anteprima nazionale. Davvero interessante scoprire come è nato questo progetto! Riportiamo abbastanza fedelmente alcune frasi dell’autore.

Da qualche anno ormai avevo in mente di raccontare un aneddoto che mia nonna mi raccontava spesso, quello della visita dei due tedeschi a casa sua durante la guerra.
Ma la realtà a volte supera la fantasia e io ho addirittura dovuto modificare la realtà per renderla credibile. La pistola nascosta da mia nonna, infatti, in realtà era un mitra, che lei nascose nel suo grembiule insieme al mangime per le galline. Ma questo non era credibile, e perciò ho scelto di illustrare una pistola.

I fatti che racconto nel libro sono avvenuti nella zona di Cardona, in provincia di Alessandria, il paese di cui sono originario.

Il primo motivo per cui ho scelto di raccontare con sole immagini era un mio maggior agio con il testo illustrato, e poi perché il testo non mi sembrava funzionare, non riuscivo bene a rendere chi era dalla parte del torto e chi della ragione. E poi non avrei mai affidato la scrittura di una storia così personale a un’altra persona…
Un altro motivo per cui ho scelto di usare solo immagini era la volontà di rendere il silenzio prima degli agguati, ma anche la paura, così come l’incomunicabilità con il nemico, ma anche con gli alleati.

Al contrario di quanto avviene normalmente per un illustratore, che si sforza di evitare di essere didascalico, qui ho dovuto fare l’opposto, essere cioè più didascalico possibile per rendere comprensibile la storia.

C’è un’altra cosa che mi sarebbe piaciuto inserire nel testo ma che purtroppo non sono riuscito perché in assenza di testo non sarebbe stata comprensibile. Nel primo periodo delle azioni partigiane, mio nonno, per tutelare mia nonna, le nascondeva ciò che realmente faceva quando si assentava. Mia nonna si convinse che mio nonno aveva un’amante. E mio nonno, per un certo periodo, glielo lasciò credere.

A me veniva la pelle d’oca mentre lavoravo a queste tavole, pensando al coraggio straordinario, e alla paura, che deve avere avuto mia nonna.

Fino all’ultimo la copertina doveva essere la tavola della casa nel paesaggio invernale, poi l’editore tedesco che aveva acquistato i diritti per il libro ha scelto come copertina l’immagine dell’abbraccio, e noi l’abbiamo trovata perfetta, non ci avevamo proprio pensato!

Un grande rammarico che ho è quello di non sapere il nome di battaglia da partigiano di mio nonno, mia nonna proprio non riesce a ricordarselo…

’45

Maurizio A.C. Quarello

Orecchio Acerbo

Anno di pubblicazione: 2017

96 pp. | 21×30

Prezzo di copertina: 19€

Età di lettura: dagli 11 anni

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