Amos e Boris

Silvia Sai

Il presente consiglio di lettura è stato scritto da Patrizia Mattioli, lettrice ad alta voce, promotrice della lettura, socia attiva dell’Associazione di Promozione Sociale “GallineVolanti” ] 

Ammetto di essere sempre stata affascinata dalle illustrazioni e dalla scrittura di William Steig, autore di numerosi capolavori della letteratura illustrata americana per bambini e ragazzi. La sua capacità di farci conoscere la vita senza privarla del suo mistero, di invitarci al gioco e all’avventura con racconti di famiglie affettuose, di bambine coraggiose ed intraprendenti, di eroi e oggetti magici, di buoni amici, ci dà la possibilità di fare sempre nuove interessanti scoperte.

Come non citare titoli come Pietro pizza, Dominic, Margherita e l’osso parlante, Shrek! e ancora Silvestro e il sassolino magico, vincitore nel 1970 della prestigiosa Caldecott Medal, Irene la coraggiosa e tanti altri, per arrivare al nostro Amos e Boris che, dopo più di quarant’anni dalla sua prima pubblicazione, approda in Italia grazie a Rizzoli, in una veste grafica e traduzione che ci fanno godere appieno la storia.

Amos e Boris è un racconto che scalda il cuore, commovente, semplice, ma al contempo così profondo, laddove narra il valore dell’amicizia, della solidarietà, della condivisione e della comprensione.

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Lo stile narrativo è pregevole: l’autore riesce magistralmente a creare effetti stilistici attraverso l’accostamento di termini a contrasto, l’uso di figure retoriche altamente esplicative ed evocative, dialoghi pregnanti dal tono lirico e descrizioni in continuo rapporto di interdipendenza con le illustrazioni.

L’amicizia, quale fulcro narrativo, è quella che sorprendentemente si instaura tra Amos, un piccolo  topo amante del mare, e Boris, una balena dall’animo buono che solca l’oceano per raggiungere la Costa d’Avorio e partecipare al raduno delle balene dei sette mari.
Una serie di eventi fortuiti ed imprevedibili li farà incontrare e, anche se entrambi mammiferi, “la forma più evoluta della vita”, nell’evidente diversità saranno pronti ad aiutarsi reciprocamente animati da un alto senso del rispetto e del gratuito altruismo.

Amos era un topo che abitava vicino all’oceano. Amava il mare e l’odore della brezza marina. Amava il rumore delle onde che s’infrangono sulla spiaggia: prima l’esplosione con la schiuma, e poi la risacca, quando l’acqua torna al mare insieme alle pietre.

L’incipit del racconto colpisce per l’andamento pacato, con descrizioni così precise e a tratti divulgative che fanno immergere subito nella storia. Via via affiora inaspettatamente un ritmo movimentato con colpi di scena che creano una graduale tensione narrativa, al punto da generare l’impellente necessità di girare pagina per conoscere quel che accade in seguito.

Una notte, navigando su un mare fosforescente, fu sorpreso dalla vista delle balene con i loro getti d’acqua lucenti; più tardi, quando si sdraiò sul ponte della barca a contemplare il cielo immenso e stellato, il minuscolo topo Amos, granello di vita in un vasto universo, sentì di essere in armonia con tutto ciò che lo circondava. Sopraffatto dalla bellezza e dal mistero, rotolò sul ponte e cadde in acqua.

La vastità oceanica fosforescente, l’immobilità contemplativa di Amos, il perfetto equilibrio estatico tra cielo, mare e creature viventi, rese straordinariamente dalle illustrazioni e da una scrittura lenta e ricercata, focalizzano l’attenzione su particolari aspetti della realtà spesso inosservati: persino le piccole cose celano interessanti scoperte.

Eccolo lì, lo vedete? – In mezzo all’oceano a mille chilometri dalla costa più vicina, nessuno all’orizzonte e senza niente a cui aggrapparsi, neanche un legnetto.

William Steig interroga il lettore, ponendo una precisa domanda. L’immagina assume il contorno di un grande occhio che osserva e riconosce Amos in evidente difficoltà: gran parte delle emozioni e degli stati d’animo sono qui racchiusi nelle illustrazioni e si colgono osservando attentamente le posture, le prospettive, i colori e le espressioni.

Ma un topo in acqua quanto può sopravvivere?
Le domande esistenziali che si pone Amos, dopo una notte trascorsa nel tentativo di non affogare, allo stremo delle forze, infreddolito, bagnato e terrorizzato, non sono così distanti da quelle che il bambino, in quanto filosofo, si pone e ha bisogno di esternare, ma soprattutto di comprendere. A seconda delle competenze e delle abilità personali potrà scoprire, a diverse stratificazioni di senso, valori profondi e complessità della vita.
Cos’è la morte? E’ doloroso morire? Cosa c’è dopo la morte?
Avrete forse intuito quel che accadrà nel proseguo della storia: la grande balena Boris non solo salverà la vita ad Amos, ma si renderà disponibile ad accompagnarlo fino a casa.

Non lo faccio soltanto per gentilezza – disse Boris – Portarti a casa è un privilegio. A quante balene capiterà di conoscere una creatura strana come te? Forza, Sali a bordo.

Da subito i due mammiferi svilupperanno un grande rispetto l’uno dell’altro e anche quando accidentalmente Boris scaraventerà in mare Amos, che autenticamente si arrabbierà, riusciranno a trovare un accordo, che soddisferà entrambi permettendo di proseguire il viaggio in armonia.

Viaggio che è da intendere come percorso di crescita, durante il quale i due protagonisti avranno modo di mettersi alla prova, di conoscersi, condividere sogni e progetti, segreti e saperi, consci che per le loro caratteristiche non potranno mai vivere insieme, ma non per questo potranno mai dimenticarsi. In particolare Boris prova grande ammirazione nei confronti di Amos e pensa:

E come potrebbe aiutarmi un topolino? Per essere così piccino, ha proprio un cuore grande: Gli voglio bene e mi mancherà tantissimo.

La separazione dei due amici, malinconica e inevitabile, è un punto altamente emotivo nella storia.
Molti anni più tardi, a seguito di una delle peggiori tempeste del secolo, Boris si ritroverà spiaggiato e disidratato sotto il sole cocente, nei pressi dell’abitazione del topo. E proprio Amos, all’apparenza così piccolo e vulnerabile, riuscirà con grande prontezza, intuito, spirito d’intraprendenza e forza interiore, a salvare l’amico da morte certa.

Dal verde acqua, tonalità dominante nell’intero racconto, qui i colori virano verso toni più cupi e freddi, al fine di esaltare al massimo il pathos: la povera balena appare scaraventata nella doppia pagina tra gigantesche onde, il mare si confonde con il cielo e tutto appare annebbiato, sabbioso.

L’entrata in scena di due enormi elefanti che restituiranno Boris all’oceano, mi fa pensare a come l’autore abbia voluto giocare sul luogo comune che gli elefanti nutrono una fobia nei confronti dei topi, snza alcun fondamento scientifico (da ricercare forse, in alcune antiche credenze popolari o leggende).

I bambini, primi interlocutori e fruitori di questo bell’albo illustrato, avranno modo di immedesimarsi nel piccolo Amos o nel grande Boris, nell’intelligenza e nell’intuito del topo o nella forza e gentilezza d’animo della balena; una cosa è certa, ogni lettore potrà verosimilmente godere di una emozionante avventura d’amicizia e comprendere la diversità come opportunità arricchente.

La storia è godibile fin dai 5 anni, anche se consiglierei di proporlo a partire dai 7 anni laddove si intenda esplorare il testo e le sue interpretazioni alla ricerca degli indizi letterari, nonché dei valori impliciti e sottintesi disseminati lungo la storia.

AMOS E BORIS
William Steig
Traduzione di Mara Pace
Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2018 (ed. or. 1971)
40 pp.
Prezzo di copertina: 16 euro
Età di lettura: dai 5 anni

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