Beatrix Potter raccontata da una bambina di 4 anni

Galline Volanti

Paperoga è il #papàraccontastorie che ogni tanto viene a farci visita nel pollaio per condividere la sua esperienza di lettura con la propria bambina. Ironico, dissacrante, arguto, riesce sempre a cogliere ciò che più importa nell’esperienza di lettura condivisa: il divertimento.

In questo blog ho raccontato, senza volerlo, il percorso che una bimba fa con un libro ed un genitore davanti.
Prima comincia ad ascoltare passiva, poi comincia a scorrere le pagine alla ricerca furiosa di nuove figure disinteressandosi del racconto, poi comincia a fare domande impossibili sul racconto stesso e poi, a 4 anni, decide che è il momento di raccontarla lei, una favola.

Un giorno, mentre sfogliava un libro regalatole proprio da una Gallina Volante, ha deciso che la storia poteva raccontarla da sola, prendendo spunto dalle immagini e disinteressandosi di parole stampate che d’altro canto non sapeva leggere.
Il risultato del suo sfogliare diverse storie di Beatrix Potter, e nel suo centrifugarne le immagini, è quello che leggerete sotto, con un’avvertenza: sono proprio le sue parole, da me stenografate in diretta mentre lei parlava, e non le ho modificate di una virgola, nemmeno l’ortografia e la consecutio temporum.
Il che avrà due effetti: puro realismo da una parte, ed un mal di testa che per farvelo passare ci vorranno ore.
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La storia di Leacrix Potter (sic.)
Leacrix Potter era un giardinaggio che creava tutte le cose che sapeva fare.
Poi andò dal suo papà perché era spaventato. E gli altri vicini che si avvicinavano presero un albero e lo scuotò come gli scoiattoli.
Poi le altre cose che sapeva fare era andare in fila e cercare un’altra cosa come gli altri. Il suo papà mentre stava mangiando guardasse una cosa molto spaventosa che non doveva mai fare.
E poi quando gli scoiattoli si avvicinassero al suo papà vedessero che era il suo papà.
E le altre pagine che si avevano vicine erano avvicinate a qualche laghetto. Poi quando avevano finito di stare in piedi il loro papà si accorso che non era abbastanza utile per fare questa cosa ma era un mostro però era il suo papà!
Poi quando si arrampicò di nuovo sull’albero poi la sua nonna era a caccia di un tesoro ma quando si sposarono con gli altri principessi gli altri potevano fare delle altre cose che non sapevano fare quando le malate le sapevano perché volevano fare qualsiasi cosa.
Poi nelle altre pagine che si erano sperate il nonno col cacciavite togliò la vita finché il topolino e il gatto non si erano sposati.
Poi quando andasse nella città  tutte le persone che si erano avvicinate si erano allontanate perché non volevano che ci siano dei topi nella loro cucina.
Gli altri che facevano degli altri rumori il topolino quando si avvicinavano al camo della terra [il camo è una specie di muco non velenoso che si può mangiare, ndr.] se lo mangiò.
Poi quando il gatto si svegliò vedesse che non era lui il gatto ma era una volpe.
Le altre cose che sapeva fare era il licro [una specie di tappeto fatto col cioccolato, ndr.] che mangiava a volte spesso.
E mò che faceva nelle altre pagine che faceva così gli altri topolini ascoltavano il tic di un pulcino.
Gli altri topolini che si erano avvicinati poi andassero nella terra a gran compessati (vuol dire che buttò un libro e se lo leggiò) e gli altri topolini andassero dalla loro nonna per dirgli cosa avevano fatto.
Avevano fatto una specialità che facevano quando era un robot terrorizzato come Mike di Monsters & Co.
Quando lo batuffolavano (era tutto bagnato perché aveva fatto un bagnetto) poi era tutto bagnato che non si asciugava.

Cinque minuti di delirio purissimo, un viaggio allucinogeno che ha aumentato la mia percezione delle cose.
E non è finita qui.
Se volete, ho altre storie raccontate e stenografate.
Ma qualcosa mi dice che anche basta così.

Ancora papàraccontastorie?

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