Buona notte a Prato Sonno – Una storia e poi… in letargo!

Silvia Sai

Quando incontri una scrittura perfetta, risulta difficile parlarne. E la scrittura di Chiara Carminati, in particolar modo nel libro Buona notte a Prato Sonno (nuova edizione: Una storia e poi…in letargo!), a mio avviso, è perfetta, e nel corso del post spero di riuscire a lasciarvi intendere il perchè. Se a ciò aggiungiamo dei contenuti divertenti e stimolanti, che altro si può dire?

In realtà bisognerebbe prendere il libro e leggerlo.
E in questo caso vi assicuro non ve ne pentireste.

Non sono amante dei racconti ma qui mi sono dovuta ricredere perché l’autrice udinese, Premio Andersen 2012, è riuscita a dare vita a un mondo di storie vivide e vivaci che si intrecciano in personaggi e ambienti. Le storie sono ben costruite e condite di autentica ironia: si leggono sorridendo, a volte ridendo proprio. Ho la netta impressione che l’autrice si sia divertita a inventare e scrivere! Accanto all’ironia c’è una profonda poesia e dolcezza che arricchiscono il libro di valori, in modo del tutto delicato e naturale.

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Il libro contiene 16 racconti che narrano di quello spazio di realtà sospesa, e un po’ magica, che si incontra tra la veglia e il sonno.

Il Prato Sonno inizia quando chiudi gli occhi, o quando li hai ancora aperti ma non sono più impegnati a guardare quello che ti circonda, perché stanno disegnando qualcos’altro nell’aria.
Non ci sono strade di entrata e di uscita nel Prato Sonno, si può arrivare da tutte le parti. Nel Prato Sonno non ci sono sentieri. L’erba del Prato Sonno è folta e morbida, fa il solletico al cielo e nasconde le tane dei piccoli animali. Nel Prato ci sono molti animali, e soprattutto ci sono molte pecore. Moltissime pecore.

Gli animali sono i personaggi di cui Chiara Carminati narra le piccole avventure quotidiane, accompagnate con discrezione dalle illustrazioni di Angelo Ruta. Ogni storia vede un animale protagonista che comparirà anche in altri racconti come personaggio secondario, creando così un continuum piacevole nella narrazione. Sono tratteggiati con caratteri ben definiti e peculiari.
Uno dei più presenti è Orso. Sognatore, generoso, carismatico, è il raccontastorie di Prato Sonno, nonché il protagonista di storie divertenti (come quella in cui è intento a covare un uovo). È un Orso singolare giacché si siede accanto all’alveare a cantare canzoni mielose, aiutando così, lui crede, le Api a produrre miele più dolce.

Ha una voce profonda che calma anche i moscerini, parla lentamente, e conosce tantissime storie diverse. (…) Il problema è che spesso l’Orso ha sonno, soprattutto quando ha passato tutto il giorno a inseguire farfalle. Per gli altri animali è una bella seccatura, perché siccome inseguire farfalle è un’attività che lo stanca molto, quando arriva a sera l’Orso ha sonno. E magari si addormenta proprio nel bel mezzo di una storia…

Spesso in dialogo, e battibecco, con Orso c’è lo Scoiattolo, chiacchierone e frenetico. Saltellante e con la testa fra le nuvole è invece la Lepre Marzolina (protagonista della prima divertentissima storia) che trova riposo solo in inverno quando si rifugia nella tana dedicandosi al suo passatempo preferito: leggere le foglie raccolte durante l’autunno.
Similmente agitata è la Cinciallegra, ella si ritiene infatti la guardiana di Prato Sonno mentre  dall’alto dei rami del mandorlo sorveglia il Prato e protegge gli animali dalla Volpe Rozza. Vigile e pasticciona, finisce spesso per dare falsi allarmi…
Il Riccio è un altro animale molto simpatico, flemmatico, sbadato, è un po’ tontolone.

Il Riccio si stringe nelle spine. Lui è un tipo calmo. Corre solo in caso di pericolo, per il resto cammina ondeggiando graziosamente, e si prende con comodo il tempo di annusare qua e là.

Conosciamo anche i tre Cigni vanitosi, gli strepitosi ed esilaranti Lombrichi (memorabile è il racconto che li vede impegnati nel loro sport preferito: gare di tuffi nelle pozzanghere!), la Carpa, la Talpa e la Papera, l’estetista di Prato Sonno, anch’ella al centro dell’ultimo, esilarante racconto.
E poi c’è la Volpe Rozza, lo spauracchio di Prato Sonno, che tutti temono. Sarà davvero così feroce?
Ovviamente, non lo svelo, perché è lei la protagonista del gran finale.

Buona notte a Prato Sonno
Buona notte a Prato Sonno

Buona notte a Prato Sonno a tratti mi ricorda l’atmosfera che si respira nei paesi di provincia. Le caratteristiche dei personaggi, le dinamiche relazionali, le invidie, i pettegolezzi, i momenti di socialità, sono tutti elementi che appartengono alle comunità paesane.  La Cinciallegra non ricorda forse la comare al balcone? E l’Orso non assomiglia forse all’oste di una trattoria?
Gli abitanti di Prato Sonno si muovono in tempi e spazi squisitamente naturali che nel racconto godono di una sublimazione poetica e fantasiosa. Appaiono talmente magici e accoglienti da invogliare il lettore a sprofondarcisi dentro.
Troviamo ad esempio la Caverna dello Sbadiglio, dimora dell’Orso.

La Caverna dello Sbadiglio si chiama così perché la sua entrata è tonda e larga, proprio come una bocca che si spalanca a sbadigliare. E siccome lo sbadiglio è la cosa più contagiosa che ci sia, chiunque passi davanti alla caverna sente il desiderio di spalancare la propria bocca, stiracchiarla in alto e in basso, di riempirla di aria e sonno. Anche solo sentir parlare della caverna fa venir voglia di sbadigliare con gusto, più e più volte, profondamente.

Lo Stagno dei Sogni e il Rio Risveglio sono altre due scenografie delle storie, ma vorrei condividere  la deliziosa descrizione della tana della Lepre.

Al centro del Prato c’è la tana della Lepre Marzolina. Prima o poi ci si finisce dentro anche se si sa dov’è il centro del tratto, perché la tana della Lepre ha così tante gallerie per entrare e uscire che il Prato è pieno di buche. Certe volte, mentre stiamo per addormentarci, capita di avere l’impressione di cadere all’improvviso: ecco, in quel momento vuol dire che abbiamo messo il piede in una delle gallerie della Lepre Marzolina. La tana della Lepre Marzolina si trova sottoterra, abbastanza in profondità. Tutto sommato, è una tana abbastanza piccola: dentro c’è solo un divano letto colore taglia e fieno, un ramo di nocciolo giapponese per appendere i nastri colorati delle uova, una vasca da bagno culpa di frutta e un tappeto di foglie di fico. La Lepre Marzolina non ha bisogno di altro e si sente molto fortunata per questo.

La penna di Chiara Carminati ci accompagna a gustare diverse stagioni e condizioni atmosferiche: il giorno, la notte, il tramonto, la pioggia, il sole, l’estate e l’inverno. Le brevi ma intense descrizioni sollecitano esperienze d’infanzia e immagini dal sapore familiare, quasi ad avere realmente passeggiato a Prato Sonno, da bambini, nel dormiveglia.

L’estate avanza lenta e umida sul Prato. Per il gran caldo gli animali fanno fatica a prendere sonno, e spesso di sera rimangono svegli a chiacchierare bevendo limonata e facendosi vento con le foglie di ninfea. Per i sette Criceti e per gli altri cuccioli del Prato sono serate che non finiscono più, un vero regalo: nessuno gli dice a che ora devono andare a letto e possono giocare fino a cadere dalla stanchezza e addormentarsi in mezzo all’erba alta, ninnati dai grilli.

Il ritmo della lettura è reso piacevole da un sapiente equilibro tra parti narrative, scorrevoli ed essenziali, spesso poetiche, non di rado divertenti, e dialoghi frizzanti e ironici.

– Chi è? – domanda la Lepre.
– Sono io, Lepre! – risponde il Riccio.
– Non è possibile – dice la Lepre. – Lepre sono io.
– Questa è una fortuna, cercavo proprio te. Sono Riccio, Lepre, apri!
– Non conosco nessun Ricciolepre. Mai sentito.
– Lapri repre resto! – si aggroviglia il Riccio, che sente il freddo bloccargli la bocca. – Priccio apri lepresto!

Ciò che sorprende è la naturalezza con cui la Carminati dissemina nel testo temi profondi, come la relatività della bellezza e dei punti di vista, il valore del coraggio, dell’amicizia e del rispetto, la mendacia dei pregiudizi. Leggiamo quasi degli insegnamenti morali, senza accorgercene.

Buona notte a Prato Sonno
Buona notte a Prato Sonno

Riprendiamo ora la scrittura perfetta. Chiara Carminati armonizza gradevolmente poesia e prosa.
La prima la ritroviamo nel fraseggio ritmato e quasi musicale, godibilissimo, così come in alcuni contenuti intrinsecamente poetici (si veda il racconto “Come sono nate le lumache”). Il lessico, scelto con grande cura e varietà, sollecita la sfera irrazionale del lettore con parole evocative ma ancorate alla realtà, grazie a un sapiente e abbondante uso di metafore e sinonimi, senza risultare stucchevole.

La Talpa vive per la maggior parte del tempo nelle gallerie sottoterra. Le sue gallerie sono i posti dove rimangono i sogni che non ci ricordiamo più di aver sognato. La Talpa è sempre molto impegnata a disegnare la mappa delle gallerie, a collegarle tra loro e a scavarne di nuove per fare spazio ai sogni che rimangono impigliati quando ci svegliamo.

In breve tempo tutta la montagnola di Lombrichi si sbellica, sghignazza, ride a piena pancia, ride contorcendosi a terra, ride a crepapelle.

La pioggia riempie ogni tana di lepre lasciata aperta, infeltrisce la lana delle pecore, inzuppa il bucato dei Criceti rimasto appeso fuori e colma lo Stagno di acqua nuova.

Sobbalza il Topo e sobbalza la Papera, strilla la Papera e strilla la Talpa, scappano il Topo, la Talpa e la Papera. All’ultimo momento il Topo afferma la Cinciallegra, che si è afflosciata come uno straccetto bagnato, e corrono tutti fuori dalla buca, a rotta di collo.

E’ uno stile narrativo che non stanca. Pulito, asciutto e di una chiarezza cristallina, ogni singolo elemento del periodare ha un significato concentrato nella sua essenzialità. E’ una scrittura in cui non puoi distrarti perché le parole catturano nella loro concretezza quasi tangibile. Ogni frase dà vita a un’immagine precisa nella testa.

D’un tratto la Cinciallegra vede qualcosa che si muove tra l’erba. È qualcosa di arancione. Non è una pecora, perché non bruca. Non è un orso, perché non rotola. Non è una lepre, perché non salta. E comunque nessuno di loro è color arancione.

L’Orso è raggomitolato come un riccio di castagna.

Buona notte a Prato Sonno

Buona notte a Prato Sonno è un’ottimo libro per una lettura serale, sotto il piumone, e in famiglia. Adatto alla lettura condivisa dai 4/5 anni, continuerà ad essere apprezzato fino ai 7/8 anni, ancor più in lettura autonoma.

Per un ingiusto tempo è risultato esaurito in libreria, nel 2019 Einaudi l’ha editato nuovamente  conferendogli una rinnovata veste (con copertina rigida!) come meritava.

BUONA NOTTE A PRATO SONNO (N.E. UNA STORIA E POI… IN LETARGO!)
Chiara Carminati (testo), Angelo Ruta (disegni)
Einaudi Ragazzi | Collana Storie e Storie (N.E. Varia Einaudi Ragazzi)
Anno di pubblicazione: 2014 (N.E. 2019)
144 pp. | 17 x 22,5 cm 
Prezzo di copertina: 14,50 euro
Età di lettura consigliata: 5+

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2 risposte a “Buona notte a Prato Sonno – Una storia e poi… in letargo!”

  1. lacasadifra ha detto:

    Che poesia, vien voglia di prenderli subito in mano. La natura per me è sempre un forte richiamo, e proprio per questo il mio unico appunto è che la lepre non fa la tana (e vi giuro che qualche bambino esperto naturalista potrebbe notarlo 😉 )…

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