I burattini di Otello Sarzi

Silvia Sai

C’è un luogo magico a Reggio Emilia dove si narrano storie. In una viuzza accanto alla più suggestiva piazza della città, c’è la piccola Casa Museo dei Burattini del grande maestro burattinaio Otello Sarzi e della sua famiglia.

Un luogo in cui la tradizione e i saperi costruiti con fatica e passione, di generazione in generazione, trovano respiro, protezione, e riposo. E rivivono.

Lui le marionette le fa non solo per farle muovere ma anche per cuocerle e mangiarsele… e seppellirne i resti. Perchè è roba che nasce e muore – razza umana non robot o mutanti  (Dario Fo).

Nella parte museale i burattini sono immobili, illuminati con maestria dalle luci, appesi a pannelli e muri. E ti osservano, con sguardo fisso.

Il Museo “Casa dei burattini di Otello Sarzi” è il frutto di un lungo percorso di conservazione avviato negli anni ’90 con la creazione della Fondazione Famiglia Sarzi, voluta dalla famiglia stessa e dal Comune di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). Le attività offerte sono diverse, sia per le scuole che per privati cittadini: documentazione e studio, laboratori, visite guidate, percorsi tematici, spettacoli, esposizioni, mostre, campi estivi.

La vocazione del museo è costituire un luogo che illustri passato e presente, accompagni la proiezione nel futuro del glorioso teatro di figura e stimoli i visitatori di tutte le età a partecipare, sperimentare, interagire e ritornare (dal sito della Fondazione).

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Si sa, i burattini si animano negli occhi e nelle voci dei bambini, nelle risate e nei gridolii di stupore o paura. Nelle loro domande rivolte ai personaggi in scena e negli avvertimenti gridati (“Attento! Arriva il mago cattivo!”). Un attimo prima appesi a un filo, appoggiati a un muro, esanimi. Un attimo dopo, saltellano e gridano nel teatrino, facendo sognare, ridere e spaventare piccoli e grandi uditori.

Non so se avete mai assistito ad uno spettacolo di burattini. Per me è stato emozionante. Conoscevo Otello, più che altro di fama, quando negli anni ’80 e ’90 era una presenza di spessore nel panorama culturale reggiano. E ora che purtroppo non c’è più, e che io ho una figlia che si affaccia “all’età dei burattini”, ringrazio che la sua arte continui a vivere nella voce della moglie, anch’ella burattinaia, e di tutta la Casa Museo.

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Ilde, Fagiolino e il Principe Lindoro

Una domenica pomeriggio Ilde ha conosciuto i burattini. Ha esplorato curiosa e intimidita la suggestiva galleria di burattini esposti, ha varcato la soglia della stanza con il teatrino e quando lo spettacolo ha avuto inizio si è sistemata sulla panchina di legno. Si è seduta a terra sui cuscini rossi, si è riseduta sulla panchina, ha saltellato, ha chiesto il ciuccio, si è riseduta a terra, ha esclamato ‘non mi piace mamma!‘ alla vista del mago buono con tre occhi, è corsa in braccio, ha passeggiato un po’, ha inseguito la sua amichetta, è inciampata negli stinchi di una bimba, ha impilato i cuscini rossi. Insomma, ha partecipato a modo suo allo spettacolo di “Fagiolino e il Principe Lindoro”, non importa quanto si sia distratta, questo non ha influenzato il teatro e lei ha goduto di ciò che per la sua età e carattere era in grado e interessata a fare. Ha riso come una matta mentre la rana dormiva e russava (“come il nonno!”), ha provato paura, ha osservato incantata il sipario aprirsi , ha sussultato divertita all’esplosione di magia con botto e fuoco vero, per attimi interi è rimasta a bocca aperta dallo stupore. Ha ballato felice con la sua amica durante la scena finale delle nozze, tanto sospirate, di Lindoro.

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Se passate da Reggio Emilia, nei pressi di Piazza Fontanesi allungate l’occhio alla ricerca di burattini che vi guardano attraverso il vetro. Oppure, ancora meglio, leggete il programma sul sito sempre aggiornato, e godetevi uno spettacolo.

La casa dei burattini di Otello Sarzi, via del Guazzatoio, 12, 42121 Reggio Emilia.

www.fondazionefamigliasarzi.it

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