Costumes

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Ti si para di fronte e già ti parla senza ancora averlo aperto. Un formato importante, di quelli in cui giri la prima pagina e ti pare di aprire l’anta di un grande e antico armadio piuttosto che di scoperchiare un baule in una vecchia soffitta. Un vero e proprio libro armadio, così si presenta Costumes di Joelle Jolivet pubblicato originariamente dalle Editions du Panama nel 2007 (in mano ho invece l’edizione inglese dell’anno successivo The Great Book of Costumes – Thames & Hudson edizioni).

Un albo illustrato che possiamo definire silenzioso, con poche parole a cornice di veri e propri esempi di illustrazione enciclopedica. Racconta attraverso gli abiti, i copricapi, i modi di vestire e di agghindarsi, un mondo antico e moderno al tempo stesso, spaziando geograficamente negli angoli più remoti del pianeta terra. Si può raccontare la geografia, la storia, dare lezioni di antropologia, di moda e costume, di scienze sociali, di visioni collettive della famiglia, dell’uomo e della donna “solo” con l’ausilio di illustrazioni di abiti?

Se vi verrebbe da dire che il compito è arduo e impossibile, allora aprite Costumes e ricredetevi. La prima pagina è decisamente illuminante.

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“Bare skin” esempi di nudità: una carrellata di corpi nudi o poco coperti che si presentano per condurci ad esplorare la relatività del concetto di “abito” che accompagna le diverse culture nel mondo. Passiamo in rassegna muscoli, fondoschiena e seni senza essere minimamente sfiorati da senso di imbarazzo perchè è immediatamente chiaro come la provocazione stia proprio nel contrappunto fra didascalia e intento enciclopedico delle illustrazioni.

I bambini non potranno che essere curiosi osservatori della tenuta da guerra dei Mursi – popolazione etiope del ventesimo secolo – così come dell’abito da cerimonia degli abitanti del diciannovesimo secolo della terra del Fuoco che paiono essere atterrati sulla terra da un pianeta lontano. Ammicca invece la pin up prorompente in bikini degli anni cinquanta che rimanda ad un concetto di corpo e di sua esposizione sociale lontano anni luce da quello della donna Nouba del Sudan.

Una pagina e un mondo.

Apriamo un’altra anta del grande libro armadio e ci troviamo dentro, come in un museo, una carrellata di Re e Regine, dai tempi dei romani ai giorni nostri, spaziando geograficamente dall’Africa nera all’Oriente. Cosa penserebbero mai l’uno dell’altra se si trovassero faccia a faccia a prendere vita nella stessa pagina? I bambini non possono che perdersi nell’osservare un libro che,pur dal taglio divulgativo, diviene attivatore di innumerevoli curiosità e microstorie, semplicemente passando attraverso l’osservazione del macro e del micro come ad esempio gli oggetti che ciascuno dei reali rappresentati tiene in mano.

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Proprio questo fa l’autrice zoomando sul particolare nella pagina successiva, ricca e piena di copricapi e cappelli dalle forme e dimensioni più strane e sconosciute. Naturalmente cerchi di immaginare come si indossino questi strani e ingombranti berretti, tu che fai fatica a tenere in testa sotto il solleone un leggero cappello di tela. Ti immagini donna di altri tempi sotto il peso di copricapi con frappe, corni e teli.

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Sei quasi pronto a girare pagina per cercare qualche altro dettaglio da fashion blogger che vieni nuovamente catapultato nel macro, zoom out: una doppia pagina di uniformi sportive. Dalla tennista coperta da capo a piedi degli anni trenta al calciatore giapponese del 1600 passando per i moderni rugbisti. L’evoluzione nel tempo e nello spazio del concetto di sport.

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Zoom in…doppia pagina di scarpe e stivali, zoom out doppia pagina di dame e principesse. Oramai sappiamo cosa ci aspetta nella pagina dopo…sfogli e no! Trovi altro. Perchè l’autrice non ci permette di stancarci nell’osservazione, offrendoci un altro punto di vista. Quello di cosa sta sotto. Ed ecco allora una pomposa donna francese del ‘700 con un abito importante che puoi sfacciatamente sollevare per svelare, finalmente, il castello di ciò che sta sotto, quell’intelaiatura che amplifica i fianchi e costringe la vita. Nella pagina gemella, a fianco, un Samurai del 13 secolo, geograficamente e culturalmente così distante dalla francese dirimpettaia ma in fin dei conti anche profondamente uguale, una armatura e una intelaiatura pure lui che scopri aprendo i grandi flap del libro.

Continua questo meraviglioso albo presentandoci carrellate di uomini e donne in tenuta da lavoro, pronti per combattere (curioso notare come la pagina degli abiti da guerra sia l’unica in cui pare non esserci nemmeno una donna…il pare è d’obbligo perchè sotto la maschera del guerriero Tlingit potrebbe nascondersi altro) o nei più disparati abiti da spettacolo, spaziando dall’attore Kabuki giapponese per arrivare al danzatore disco anni 70 americano.

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L’autrice cambia ancora il punto di vista, provocatoriamente,  presentando una doppia pagina di uomini che portano le gonne e di donne che portano i pantaloni, quasi a volerci dire, se ancora ce ne fosse bisogno, che al mondo non ci sono regole su cosa sia giusto o sbagliato, ma ci sono solo modi di vivere diversi in cui l’abito diviene  forma esteriore di una consuetudine sociale.

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Non c’è giudizio alcuno nelle illustrazioni a tinte forti, c’è amore antropologico per il vero, per la presentazione di infinite possibilità, di numerosi pensieri, di sfumature. Un albo che sostituisce un intera enciclopedia in poche pagine perchè stimola ricerche e sguardi che possono andare a cercare oltre. Propone visioni di uomini, donne, bambini e famiglie nel tempo e nello spazio. Permette di riconoscere pezzi di mondo e di antenati. Un libro su cui studiare la storia a scuola, la geografia, la moda, l’antropologia, la sociologia e chi più ne ha più ne metta.

Cerco in rete qualche informazione (poche purtroppo) e scopro che la tecnica utilizzata è quella della linoleografia che a qualcuno (tipo me) può sembrare una parola incomprensibile ma che invece sintetizza una complessa e articolata tecnica di stampa che utilizza come supporto per l’inchiostratura il linoleum. I colori sono quelli della tecnica a “guazzo“. Pure qui, per una che a malapena sa la differanza fra colori ad olio e acquerello, sono dovuta andare a studiare. Wikipedia (non me ne vogliano gli artisti) mi insegna che il guazzo è “un tipo di colore a tempera reso più pesante e opaco con l’aggiunta di un pigmento bianco (per esempio biacca o gesso) mescolato con la gomma arabica (un tempo era preferita la gomma adragante). Il risultato è appunto un colore più coprente e più luminoso rispetto al normale colore a tempera”. La tecnica viene normalmente utilizzata per ricreare scenografie teatrali. Forse proprio un teatro, quello della vita e del mondo voleva rappresentare la Jolivet?

Un albo di difficile reperibilità sul mercato italiano che le Galline Volanti vorrebbero invece prendesse il volo per tante case e scuole italiane. Se avete una voglia irrefrenabile di sfogliarlo potete chiedercelo a prestito scrivendoci a info@galllinevolanti.com Faremo il possibile per accontentarvi!

THE COLOSSAL BOOK OF COSTUMES
dressing up around the world
Joelle Jolivet  (blog e sito web da visitare)
Thames & Hudson
(casa editrice dalla storia interessante, nata per divulgare l’arte ad un pubblico di non addetti al settore con la mission di costruire musei senza muri)

Anno di pubblicazione: 2008
42 x 30 cm.

Prezzo di copertina: 14,95 pound

Età di lettura: dai 6 anni

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