E se…?

Silvia Sai

Ormai abbiamo imparato a conoscere e ad amare follemente Anthony Browne.

Browne è autore completo – scrive e illustra i suoi libri – è molto noto e riconosciuto in Gran Bretagna; in Italia si sta affacciando solo negli ultimi anni con una certa insistenza – e per fortuna!

Prendete un qualsiasi suo albo illustrato, leggetelo a un bambino, restate in attesa e vedrete l’effetto magnetico che le sue storie sortiscono.

Già, Browne è pazzescamente bravo a costruire storie che, nella loro semplicità, riescono a sintonizzarsi con il sentire bambino. E con questo termine mi riferisco al pensiero magico proprio dell’infanzia, alla corrispondenza così trasparente tra mondo interiore e mondo esteriore. E’ come se Browne mettesse a nudo questo meccanismo di dialogo continuo – raramente verbale o razionale – tra un dentro e un fuori, in un’unica magmatica esperienza.

Sì, forse è questo che Browne sa costruire e narrare con la sua personalissima e riconoscibile cifra stilistica.

Che altro dire dunque di questo autore, del quale vorrei parlare e scrivere per ore (!), presentandovi l’ultimo suo libro giunto in Italia grazie alla casa editrice Camelozampa?

 E se…? conferma tutto quanto scritto poc’anzi di Browne.

Devo anche dire che ho un debole per i libri che si presentano con un bel punto interrogativo nel titolo, perché fin da subito sospingono il lettore dentro alla storia, punzecchiandolo (e a Browne piace molto giocare con i suoi lettori e lettrici!).

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E’ proprio questo e se… a costruire l’impalcatura narrativa della storia in un dialogo conciso ma intenso tra madre e figlio.

Joe è un bambino con un pacchetto rosso a pois bianchi in mano, e si sta recando a piedi alla festa di compleanno di un amico, accompagnato dalla madre. E’ l’imbrunire, piano piano sorge la luna e scende il buio. Joe e la mamma camminano in un paesaggio urbano, costeggiano i casseggiati, alla ricerca dell’abitazione giusta, perché purtroppo l’invito è andato perso e non è dato sapere l’indirizzo preciso della festa, se non passeggiando su e giù per la via sbirciando nelle varie finestre e chiedendosi se quella sia la casa giusta.

Ora, è chiaro fin da subito che Joe è alquanto agitato all’idea di andare al compleanno, “la sua prima festa importante a casa del suo amico Tom”. Ce lo dice il suo volto in copertina, lo ribadisce la sua postura e l’ombra lunga nella prima pagina, lo confermano le sue domande timorose e rabbiose che scandiscono tutta la camminata lungo la via.

E se alla festa c’è qualcuno che non conosco? (…) E se c’è un SACCO di gente? (…) E se non mi piace quello che c’è da mangiare? …

Se all’adulto le domande risuoneranno probabilmente una comprensiva tenerezza -la madre di Joe risponde di volta in volta al figlio con piglio rassicurante e sempre positivo-, ecco che invece ai bambini gli stessi interrogativi, immersi in illustrazioni dai toni freddi e bluastri, risuoneranno altri stati d’animo. E nominarli come paura o timidezza o insicurezza, sarebbe davvero riduttivo, perché ciò che Browne fa con grande maestria è dare vita, forma ed espressione a un immaginario multiforme vividissimo, vero, che tocca le corde profonde dell’animo umano, quelle più arcaiche.

Il dentro dell’animo qui prende forma in un doppio dialogo tra dentro e fuori. Se le domande, e dunque le paure, di Joe rimbalzano contro un muro nei dialoghi con la madre (sapientemente resi come fumetto!), ecco che si riflettono invece come in uno specchio deformante nelle scene che via a via si aprono a mamma e figlio (e lettore) attraverso le finestre delle diverse case.

Di fronte ad esse, il lettore è spettatore, proprio come Joe e la mamma.

Sono scene piuttosto surreali e folli, qualcuna sembra anche ordinaria (i due “nonnini” in poltrona come li ha definiti mia figlia, salvo poi notare strani dettagli da alieni), ma è la stra-ordinarietà ad abitare la narrazione, sia quando è evidente (come l’elefante che trabocca quasi dalla finestra), che quando è più celata. Sono inquietanti, sinistre, bizzarre: vien voglia di voltare pagina ma anche di soffermarcisi su, con un brivido, a osservare i dettagli che l’autore dissemina come suo solito in giro divertendosi con citazioni e piccoli dettagli da scoprire (e ce ne sono a bizzeffe!); ma poi dai voltiamo pagina perché non è questa la casa giusta. Sospiro di sollievo, anche del lettore.

Il ritmo funziona dunque a ripetizione tra domande (paura) e risposte (rassicuranti), sbirciatina nella casa, scene assurde, si prosegue.

E quando ormai si è arrivati alla fine della via, e la tensione è alle stelle (Browne è un vero maestro nel creare in poche pagine una tensione altissima), e la casa di Tom proprio non si trova, e la mamma dice “è strano, dobbiamo averla superata”, e Joe risponde “non fa niente, mamma, torniamo a casa”, sorridendo per la prima volta e con già i tacchi girati verso casa (questa scena è stupenda!), ecco che compare la casa di Tom.

Il finale è in linea con lo stile di Browne: in essi egli ama sciogliere la tensione. Dopo aver disseminato dubbi, domande, incertezze e timori in tutte le pagine, la conclusione è luminosa e catartica.

Dopo un breve spazio anche di empatia verso la madre (davvero autentica!), la porta di riapre, a festa conclusa, e compare il volto luminoso di Joe. Ecco, se posso permettermi un appunto, mi sarebbe piaciuto che questa doppia pagina contenesse solo il volto sorridente e luminoso del bimbo, e non il testo accanto in cui la madre gli chiede se anche a lui non andrebbe di fare una festa di compleanno.

E SE…?

di Anthony Browne

Traduzione di Sara Saorin

Camelozampa

Anno di pubblicazione: 2020

36 pp. | 24 x 30 cm.

Prezzo di copertina: 16 euro

Età di lettura: dai 4 anni

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