Edmond, una storia senza parole

Ada

Ti guardano dalla copertina, bucandola con quegli occhi tanto immobili quanto espressivi, che paiono voler aprire porte chiuse da tempo nella mente del lettore. A prima vista ti inquietano, paiono un esercito silente di bambole di porcellana.

Non mi sono mai piaciute le bambole di porcellana, con quella loro perfezione eterea, i loro abiti inamidati e le loro immaginarie famiglie ordinate.

Una copertina così, senza un titolo, nè una casa editrice stampigliata in bella vista o il nome di un autore, non può che essere preludio di un albo intenso.

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Il titolo lo troviamo all’interno, Edmond di Juliette Binet – Autrement Jeunesse editore. Le uniche parole che si trovano nell’albo sono dichiarative e chiare, “Histoire sans parole”. Finora non mi ero mai imbattuta in una storia senza parole nemmeno in copertina!

Dopo un frontespizio pieno di bambini l’albo si apre inaspettatamente con l’immagine di un topo. Non un topo qualunque, pare un topo colto, di famiglia benestante, uscito dagli anni cinquanta, in un abito a braghe corte dalle righe sgargianti e con occhiali in tinta. Guarda oltre un muro, elemento di confine che separa il suo mondo da quello dei bambini che vede giocare a pallone nel prato. Vorrebbe esserci anche lui, ma il muro e la sua faccia da topo divengono muta frontiera difficilmente valicabile.

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Pare una osservazione attenta e lunga quella del topo che poi decide di passare dall’altra parte. Prima di sbarcare in terra straniera apre un cassettone in cui custodiva, probabilmente chiusa a chiave e ben nascosta, la sua maschera di porcellana da bambino, il suo alter ego, l’altro io che si è scelto. La indossa  in modo goffo, con le orecchie e il muso che spuntano, e lo ritroviamo di fronte ai bambini calciatori che prendono forma, non sono più sagome nere e abbozzate in movimento, ma divengono quasi un plotone schierato di un esercito davanti a cui si presenta topo/bambino.

Hanno sguardi immobili, guance rosa dai pomelli perfetti, capelli ben pettinati e cuffiette dai colori morbidi.

Sarà un sì o sarà un no?

Topo/bambino viene ammesso a giocare la partita, che pare simboleggiare un po’ il gioco della vita, un gioco comunque ordinato, in cui i bambini non si scompongono mai. Fino a quando la palla lo colpisce sulla maschera facendogliela cadere a terra e quasi rompendogli gli occhiali.

Pare fermarsi il mondo, sospendersi in un istante di attonita osservazione. L’immagine del topo è fortissima, rompe con le immagini frontali che accompagnano tutto il libro. è girato verso l’esterno della pagina, volta le spalle al resto del gruppo, è una immagine in cui si percepisce dolorosamente la nudità del topo, la sua vergogna, il suo aver perso ogni riferimento.

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Voltiamo pagina: veniamo colpiti da altre immagini potentissime; torna l’esercito di bambole di porcellana, quasi un plotone di esecuzione questa volta, con gli occhi immobili ma i visi che trasudano rabbia per essere stati presi in giro e delusione. Il topo se ne va, sembra spontaneamente, senza nemmeno cercare di giustificarsi. Cambia il punto di vista del libro, si sposta sulle gambe nude dei bambini, una immagine che parla più di mille parole, ci racconta di rassegnazione, inadeguatezza, solitudine.

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Voltiamo pagina: quel plotone di esecuzione di bambole di porcellana perde la sua aplomb, la sua imperturbabilità, la sua sicurezza. Quegli occhi immobili iniziano a guardarsi vorticosamente intorno, ad osservarsi reciprocamente, quasi ad attendere che qualcuno faccia il primo passo o che la comunità, ancora una volta, decida di “far finta di niente”, di continuare la vita perfetta che si è costruita.

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Voltiamo pagina: qualcuno sceglie. Il gesto volontario di una mano che si toglie una maschera. Compare un viso di cavallo sotto quello di finta porcellana perfetto che fino a poco prima compariva immobile sulle pagine del libro. La rivelazione ha effetti incontenibili sul resto del gruppo che non riesce più, anche se forse lo vorrebbe, a mantenere il segreto. L’io di ciascun bambino spinge prepotente e forte per venire fuori allo scoperto. Un orecchio di coniglio compare dietro una maschera, due corni di rinoceronte dietro un’altra. I bambini/animali che iniziano a scoprirsi paiono a tratti terrorizzati, a tratti rassegnati dal perdere la loro rassicurante forma antropomorfa.

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Voltiamo pagina: qualcun’altro sceglie, dopo aver visto i compagni, di scoprirsi. Dietro quei bambini perfetti si sono nascosti per tutto il libro animali/bambini.

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Voltiamo pagina, l’ultima: il topo rientra in scena, il senso di vergogna per aver mentito sulla sua identità è forte e ben presente, sottolineato dallo sguardo basso e triste. Ma altrettanto potente è l’abbraccio del bambino/cavallo, il primo ad aver deciso di togliersi la maschera, un abbraccio riparatorio che pare dirci “grazie” per avermi dato questa opportunità e la forza di venire allo scoperto. Gli altri bambini/animali paiono invece ancora in balia di un disorientamento profondo…se ci fosse stata un’altra pagina del libro chissà cosa avremmo trovato. Forse qualcuno si sarebbe rimesso la sua maschera di porcellana, forse qualcun’altro avrebbe condotto una vita ai margini, forse invece si sarebbe ricostruita una piccola comunità di animali/bambini.

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Questo albo senza parole mi ha lasciata scombussolata, tocca corde profonde nell’adulto che vi si avvicina, ma credo parli in modo eloquente anche  ai bambini, mettendogli davanti agli occhi quello che sperimentano nelle quotidianità, le amicizie che si rivelano di facciata, il senso di esclusione dal gruppo, il senso di solitudine e diversità.  E’ certamente un libro complesso e ricchissimo nel suo patrimonio di immagini che parlano.

Approcciando i libri senza parole in modo non professionale, da lettrice e mamma, inizialmente ero convinta che potessero offrire un modo più semplice ai bambini di avvicinarsi alle storie, dandogli la possibilità di “leggere” da soli un albo anche senza aver la padronanza della  decodificazione della parola.

Certo, un albo fatto di immagini si presta ad usi inclusivi, ma siamo certi che sia poi per un bambino più semplice di un albo in cui ritrova invece una storia scritta e ben espressa? Leggere le immagini può essere alquanto più complesso di leggere le parole. Osservarle e guardarle è di tutti, leggerle e comprenderle invece comporta una padronanza forte, una competenza importante.

Cercando in rete un po’ di informazioni su quest’albo, che ho scoperto grazie a una serata di formazione presso la Libreria Radice e Labirinto di Carpi tenuta da Giordana Piccinini e Ilaria Tontardini di Hamelin Associazione Culturale, mi sono imbattuta in un articolo denso e interessante di Giovanna Zoboli, della casa editrice Topipitori, che vi invito a leggere prendendovi un po’ di tempo. Lo trovate qui.

Interessante il punto di vista, che vi è riportato, di Sophie van der Linden, una fra le maggiori studiose francesi di libri illustrati sui libri senza parole:

Nella letteratura per ragazzi, gli album senza testo sono stati concepiti in un prospettiva pedagogica. In questi album il testo appare come mancante: l’impresa dei piccoli lettori è quella di far risorgere la parola sottratta. Di fatto si offrono a coloro che non sanno ancora leggere. Di fatto, ma anche per volontà, perché la maggior parte degli album senza testo nascono dall’idea comunemente ammessa che, se un bambino non sa leggere un testo, agevolmente leggerà un’immagine. Questo presupposto (non lettore di testo=lettore di immagini) poggia su una falsa evidenza. Perché una storia, per parole e/o immagini, quello di cui ha bisogno è un lettore. Ci sono analfabeti di tutte le età. E anche aniconici di tutte le età. Ne ho incontrati a decine nella mia carriera di formatrice. Si può essere insegnanti o bibliotecari, avere più di vent’anni di esperienza e non sapere leggere un album senza testo. Leggere nel senso primo di decifrare, della denotazione. Questo non è vergognoso se si considera che l’album senza testo si rifà a una padronanza di codici di grande sottigliezza. E si comprenderà che l’album senza parole, esattamente come un racconto, non tollera una moltiplicazione arbitraria di significati. Un libro senza parole non è un libro in cui si possa inventare la storia a piacere e a cui si possano affibbiare infinite interpretazioni.

Purtroppo questo albo illustrato è fuori produzione. Sono riuscita a recuperarlo fortunosamente acquistandolo usato su un sito francese da una biblioteca d’oltralpe. Siccome le cose belle devono trovare strade di diffusione e promozione ho deciso che quest’albo potrà prendere le strade del mondo. Se volete tenerlo in mano e non lo trovate in nessuna biblioteca della vostra città,  scrivete alle Galline Volanti (info@gallinevolanti.com) e vi daremo dettagli su come riceverlo. Potrete tenerlo per un po’ e restituircelo in modo che poi possa prendere altre strade!

EDMOND
di Juliette Binet
Autrement Jeunesse editore
Anno di pubblicazione: 2007
32 pp. | 16 x 27 cm.
Fuori catalogo

Età di lettura: dai 5 anni

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