Elise e il cane di seconda mano

Silvia Sai

Elise e il cane di seconda mano è l’ennesimo gioiellino di letteratura nordica (in questo caso danese) pubblicato in Italia dalla casa editrice Iperborea (e scrivo ennesimo con un moto di giubilo e non con annoiata insofferenza).

Ma perché decantare la (migliore) letteratura nordica? Ci ho riflettuto e ho trovato una costante in molti libri provenienti da quel mondo culturale: ai bambini lettori ci si rivolge con grande rispetto. Le storie sono popolate di tematiche intense, sfaccettate, profonde – diciamo simili a quelle che in scala e forma diversa appartengono anche al mondo adulto – ma conservano un incanto, una dolcezza e un divertimento tipico dell’infanzia, nello stile così come nella trama. Credo che quando la letteratura riesce ad armonizzare i contrasti della vita, in quel momento essa raggiunga la sua manifestazione espressiva più alta.

Elise e il cane di seconda mano non fa eccezione perché accanto all’attivazione di nodi tematici complessi, e pensieri e domande, questo libro si legge con decisa leggerezza e divertimento (diciamo pure risate!). Splendide le tavole illustrate Kirsten Raagaard che fanno capolino di tanto in tanto, un elemento fondamentale nel mettere a proprio agio anche un lettore giovanissimo (già dai 5 anni in lettura condivisa si può apprezzare bene).

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Elise, la protagonista, vive a Copenaghen con il padre, che suona il violino ai matrimoni ed è un tipo assai simpatico, e vuole molto bene a Elise, come del resto tutti i componenti della famiglia. Dal bisnonno che vive in una casa di riposo e desidererebbe Miss Messico come badante, alla nonna che vive in un mulino dove a un certo punto della storia tutti i familiari si troveranno a festeggiare Halloween travestiti e spaventosamente nascosti; alla giovane zia Fie che gira su una due cavalli decappottabile verde e si diverte sui pattini a rotelle con Elise, mangiando hot dog e facendo brunch. E che dire della vicina di casa, soprannominata signora Martini, per una certa qual passione di bevute?

E infine c’è la mamma, che profuma “di scaglie di sapone, dentifricio, pioggia e tabacco”, che sta in Brasile per costruire un ponte – questo il suo lavoro -, la cui lontananza, per Elise, è più una malinconica presenza che un’assenza.

Elise è una bambina sveglia, molto sveglia, alquanto cocciuta, e desidera moltissimo un cane. Tanto che un giorno convince il padre a prenderne uno, di seconda mano, però.

E secondo voi, in una famiglia con tali premesse, che cane potrebbe mai approdare?

Un cane decisamente bizzarro, non solo perché parla, e “parla in perfetto accento danese con l’accento scozzese”, ma anche perché ha un bel caratterino; e si chiama Duddi (leggete il paragrafo che vi riporto in conclusione perché è esilarante). E se il cane parli davvero o sia tutta un’invenzione di Elise è argomento di continua discussione tra Elise stessa e gli altri componenti della famiglia, in particolare la zia; mentre il dubbio resterà sempre anche nel lettore.

Con l’arrivo del cane, la narrazione si evolve in un susseguirsi esilarante di vicende.

Elise e Duddi imparano pian piano a conoscersi e diventano buoni amici, tra scherzi, dispetti, buffe conversazioni, divertenti avventure, e commoventi confidenze. I due si raccontano di madri lontane, una in Brasile l’altra partita per Aberdeen, di lettere strappate poi riattaccate con lo scotch e nascoste sotto al cuscino, di com’era la vita in Scozia quando Duddi vi abitava…

Cosa fai quando ti viene la nostalgia?

Me ne sto con la coda tra le gambe. Ma perché cavolo hai tirato fuori questa storia?

Nel frattempo, la vita va avanti nella sua quotidianità familiare: arriva Halloween con la divertentissima festa al mulino e il cane con “in testa due corna da diavoletto a batteria che si illuminavano di rosso”, poi si avvicina il Natale, il papà che compone formine di marzapane e suona il violino ai Grandi Magazzini, e Elise che pensa ai regali per ognuno, e chiacchera con la zia. La mamma è sempre lontana, non resta che spedirle liquirizie salate, “l’unico rimedio contro la nostalgia”, e giocare con Duddi a trasformare la stanza in una giungla.

I personaggi sono tutti meravigliosi. Il ritmo è coinvolgente e vi accompagnerà con delicatezza e sorrisi fino alla conclusione della storia che riprende le premesse di questa mia riflessione.

Quello che infatti sopraggiunge è la sparizione improvvisa di Duddi, che sia la morte, che sia una fuga o l’interruzione di un sogno, poco importa, perché è una perdita, dolorosissima da sopportare per Elise. Eppure, ancora una volta, c’è l’incanto, la meraviglia, c’è una banda scozzese che compare all’improvviso, e le fughe notturne a cercare Duddi, ci sono le parole che scaldano e ricuciono, e poi c’è uno sguardo straniante e divertente:

Fie le allungò un altro kleenex.

“E adesso che c’entra il bisnonno?”

“L’ho chiamato e gli ho detto che il mio cane dev’esser morto e che io sono distrutta.”

“E lui?”

“Ha detto che uno degli altri vecchi della casa di riposo si era mangiato la sua frittata. Ci siamo detti che a volte capita di perdere quello a cui siamo più legati.”

Un libro perfetto da godersi in lettura condivisa ad alta voce con bambini di età diverse, ottimo in autonomia dagli 8 anni.

Vi lascio uno stralcio un po’ più lungo del libro.

Sua madre le aveva spiegato che, quando si costruisce un ponte, bisogna sottoporre i materiali a un test accurato per essere sicuri che siano in grado di resistere alla pressione della vita reale. Qualcosa del genere doveva valere anche per i cani. Elise e suo padre l’avevano comprato a scatola chiusa, senza sapere se era addestrato a fare i bisogni fuori di casa, se sapeva andare al guinzaglio o se aveva le pulci. Era arrivato il momento di controllarlo per bene.

“Allora”, disse, “questo quaderno di musica sarà il tuo pedigree, ci scriveremo tutto quello che sai fare e che non sai fare. Cominciamo con il test della zampa. Suppongo che tu sappia di cosa parlo, altrimenti ti posso dire che mi riferisco alle tue gambe.

Domanda numero uno: sai dare la zampa?”

Il cane non reagì.

Elise prese la matita.

“Non sai dare la zampa. Metto una croce sul no. Domanda numero due: sai rispondere al comando “a cuccia”?

Nessuna reazione. Elise annuì.

“In fondo me l’aspettavo. Un’altra croce sul no. Ora passiamo all’esame dell’udito: io batto le mani e vediamo come reagisci.”

Elise batté le mani.

Il cane la guardò con aria interrogativa.

“Benino. Metto una croce su “sordo”, magari sono un pochino.”

Elise accese la torcia e gliela puntò negli occhi.

“Dicono che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Non sono sicura al cento per cento di cosa sia l’anima, ma credo che c’entri con chi siamo veramente. Sto cercando una scintilla dell’intelligenza innata in tanti cani ma, a parte il fatto che con l’occhio destro guardi da una parte e con il sinistro dall’altra, non vedo il minimo segno di intelligenza. Mi sembra di guardare un criceto.”

Le passò per la mente un pensiero terribile. E se invece di un cane avessero in realtà comprato un criceto? Si sarebbe spiegato anche perché non dava la zampa.

Elise lo prese in braccio.

“L’ultimo test riguarda il linguaggio. Per quanto possa sembrare strano, sostieni di avere già un nome. Dobbiamo esaminare anche questo, quindi adesso ascoltami bene, perché è il padrone a decidere come ti chiami. Se sai parlare, ripeti dopo di me: “Mi chiamo Principe Valiant il Grande.” Il cane raddrizzò la schiena.

“Mi chiamo McAduddi il Non Tanto Grande.”

Elise risucchiò le labbra in bocca. Era pazzesco. Davvero pazzesco.

“Quindi rifiuti di chiamarti Principe Valiant e sostieni di chiamarti McAduddi?”

“O semplicemente Duddi. Domanda numero uno: sai dire Duddi?”, chiese il cane.

ELISE E IL CANE DI SECONDA MANO

di Bjarne Reuter (testo), Kirsten Raagaard (illustrazioni)

Traduzione di Eva Valvo

Iperborea – Collana I Miniborei

Anno di pubblicazione: 2020

224 pp.

Prezzo di copertina: 13,50 euro

Età di lettura: dagli 7/8 anni (anche prima in lettura condivisa)

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