I libri devono divertire, le storie aprire la mente

Silvia Sai

Capita che i libri rivelino tra loro sinergie inaspettate.
Oggi vi presento due albi illustrati che condividono un tema per me importante: la bellezza dei libri e l’arte di narrare storie.
Ce ne parlano in modo diverso: Isol in “Sorpresa!” punta su un linguaggio umoristico e vivace, sia nelle illustrazioni che nel testo, secondo lo stile che così fortemente la contraddistingue. Saki, pseudonimo di Hugo Hector Munro (1870-1916), in “Il narratore” si caratterizza invece per un tagliente humor inglese, piuttosto vicino al “politicamente scorretto”, con uno stile diretto, breve ed incisivo. Racconto compreso nella raccolta di storie “La zia ha adottato un licantropo” (Salani 2002, illustrazioni di Quentin Blake), “Il narratore” è stato edito nel 2007 da Orecchio Acerbo come albo illustrato. Elegante nella forma e nel contenuto, è un’opera esemplare per la fusione armonica e originale tra tutte le parti che determinano un albo illustrato: testo, illustrazioni e lettering.

Fermo restando che i due libri possono essere usufruiti con godibilità dai bambini in autonomia, mi piace pensarli come un’ottima proposta anche per gli adulti. Li immagino adatti a sostegno di percorsi di formazione alla lettura, nelle scuole o in altri contesti, poiché, condivisi in lettura ad alta voce, possono sollecitare un bel confronto. Tempo fa, una psicologa si rivolse a noi per un suggerimento bibliografico da proporre nel corso di una formazione con insegnanti di nido e materna incentrata sul valore della lettura, in particolare nella relazione adulto-bambino. All’epoca le suggerimmo tra gli altri “Il punto”.
Oggi consiglierei anche Saki e Isol.

Che cosa accade quando apriamo un libro? Quando e perché una narrazione è efficace? Qual è il senso del narrare? Che cosa rappresenta per il bambino l’esperienza della lettura o dell’ascolto di una storia?
A legger bene Isol e Saki, troviamo ottime risposte.

Sono convinta che la funzione dei libri e delle storie debba essere null’altro che questa: sollecitare l’immaginazione, farci compagnia, e in ultimo, divertire.

Divertire: dal lat. divertĕre, propr. «volgere altrove». letter. Volgere altrove, allontanare. Ricreare lo spirito distraendolo da altri pensieri; interessare piacevolmente.

Quelle pagine scritte e disegnate possono rivelarsi tra i migliori compagni di vita. Non dovrebbero avere come finalità primaria l’educare. Le storie accolgono il sentire dei bambini, i loro perché, fanno sì che la loro curiosità si abbeveri a una fonte inesauribile. Per questo non dovrebbero chiudere strade ma offrire spazi aperti e immaginari possibili.

Aprire un libro significa aprirsi a se stessi, agli altri, al mondo. Respirare libertà.

SORPRESA!
ISOL
LOGOS EDIZIONI

Che i libri schiudono un mondo meraviglioso, e forse prezioso nel tempo, Isol ce lo racconta con straordinaria efficacia. L’autrice argentina -che solo autrice non è dato che è al contempo artista, grafica, poetessa, fumettista e cantante (!!)- ha uno stile inconfondibile e estremamente originale, e per questo è stata due volte finalista al premio H.C. Andersen e nel 2013 vincitrice dell’Astrid Lindgren Award.
I suoi libri, in Italia quasi tutti nel catalogo Logos, trasmettono un’energia travolgente e riescono con apparente leggerezza a scavare nei pensieri e nell’animo dei bambini, aderendo perfettamente al loro punto di vista. Per non parlare delle illustrazioni, così particolari nel tratto quasi fumettistico, nei colori stesi con approssimazione e voluta imprecisione, nell’uso del nero per risaltare elementi, nei continui cambi di prospettiva e dimensione.
Anche in “Sorpresa!” siamo di fronte a un albo impeccabile nell’armonia dei suoi diversi elementi.

Nino è un bambino molto sveglio, simpatico, e soprattutto curioso. Occhi grandi e ciuffo ribelle. La storia si apre alla vigilia del suo compleanno, Nino è in casa da solo e, come a tutti sarà capitato almeno una volta, per caso scopre il suo regalo bello impacchettato:

Aveva sempre pensato che un armadio non fosse un posto molto intelligente per nascondersi.

Inutile dire che a quel punto i suoi pensieri convergono verso un’unica domanda.

Sorpresa! di Isol

Nelle pagine successive, Isol ci racconta un Nino determinato a indovinare cosa si nasconda dentro il pacco: ne studia la forma, le dimensioni, la pesantezza, il rumore, lo fa rotolare per le scale, lo scuote.

Nino pensava che il suo regalo doveva essere qualcosa di molto strano se non riusciva a indovinare cos’era…

Avanza ipotesi diverse, le più strane agli occhi degli adulti, ma assolutamente plausibili per un bambino: un gatto, una piramide azteca, un elefante, un tesoro pirata, un orso in letargo e così via.

Sorpresa! di Isol

Quando rientrano i genitori, Nino nasconde il regalo e va a letto, ma nei sogni i suoi pensieri continueranno a formulare ipotesi -un mostro? una macchina? una sorellina?- che si delineano nel nero della stanza all’interno di balloon colorati in una splendida tavola senza parole.
Le pagine finali sono esilaranti.
Anche noi lettori, ormai completamente catturati dalla vicenda, condividiamo con Nino l’ansia trepidante e quasi insostenibile dell’attesa, e così, quando i genitori pronunciano la frase “Buon compleanno, Ninetto!”, vorremmo tuffarci a capofitto dentro al pacco rosso.

Sorpresa! di Isol

Un libro.
Solo un libro.
Solo un libro di favole.

Ebbene, qui la delusione, si capisce, è enorme. Ovviamente non era stato contemplato nelle ipotesi fantasticate. “E’ uno scherzo, vero?”. Come biasimare Nino, dopo tutte le cose fantasmagoriche immaginate?
Splendido nella sua espressività il suo ritratto deformato dal pianto, dalla delusione, dalla disperazione!

Sorpresa! di Isol

Poi i genitori, sempre sorridenti e piuttosto comici nei loro volti caricaturali, lo invitano ad aprirlo…
È che ci sarà mai di interessante in… questa cosa?”, si chiede Nino aprendo un libro rappresentato volutamente come enorme.

Sorpresa! di Isol

SORPRESA!
Che spavento! Lo sapevo che era uno scherzo!

Magistrale l’espressività di questa tavola di solo disegno. Dopo l’esplosione dal libro, tutto ciò che Nino aveva immaginato giace accanto a lui, chi sulla sua testa, chi ai suoi piedi. Come a dirci: nei libri puoi trovare ciò che vuoi, ciò che desideri e avevi immaginato, un universo di scoperte e ricchezze, nei libri trovi anche l’inaspettato che ti esplode in volto. In ogni caso, diventerete buoni amici.
Non è una bellissima prospettiva di approccio alla lettura?
Questo è un libro che farà sorridere anche gli adulti, soprattutto chi non perde mai occasione per regalare libri!

Penultima nota a margine: adoro Isol perché in un’avventura divertente nella quale chiunque può riconoscersi ci presenta un bambino vero, credibile nell’attesa sfrenata, nella cocente delusione, nel suo sentirsi grande.
Ultima nota a margine: e se non siete ancora convinti, leggete le motivazioni della giura dell’Astrid Lindgren Award (traduzione dall’inglese sul blog Gavroche),

Nei propri libri illustrati, Isol esprime il punto di vista dei bambini. Le sue immagini vibrano di energia e sentimenti vividi. Attraverso una tavolozza sobria e soluzioni figurative sempre innovative, amplia la prospettiva tradizionale e ridefinisce i confini del libro illustrato. Partendo dallo sguardo trasparente che i bambini rivlgono al mondo, risponde alle loro domande con espressioni decise e argomentazioni aperte. Sa affrontare, con leggerezza e umorismo liberatorio, anche gli aspetti più oscuri dell’esistenza.

IL NARRATORE
SAKI
ORECCHIO ACERBO

Il racconto di Saki l’ho scoperto grazie a Teresa Porcella a Carpi nel 2013 durante l’evento “Disegnare una mappa”, organizzato dalla libreria Radice-Labirinto. Teresa ha letto e commentato il racconto nell’edizione Salani, in seguito io ho acquistato l’albo. Le parole di Teresa sono state per me illuminanti e desidero ringraziarla, sicuramente quanto scrivo deve molto alle sue suggestioni.
Contenuto a parte, la qualità di quest’albo merita di essere conosciuta. Il testo, le illustrazioni, i colori, tutto è organizzato armonicamente in un’architettura degli spazi originale e varia nelle tavole. Lungi dall’essere solo un corredo del testo, le illustrazioni di Michele Ferri si inseriscono nella tavola quasi in un dialogo danzato con il testo. Allo stesso tempo sfondo e primo piano, essenziali e dense di significato, riescono a completare e tradurre in colori, linee e forme, il ritmo e il movimento della narrazione.
A svolgere una funzione narrante non è dunque solo il testo: contenuto e forma comunicano allo stesso modo.

Era un pomeriggio afoso, lo scompartimento del treno era soffocante, e alla fermata successiva, Templecombe, mancava quasi un’ora.

Il narratore di Saki

Siamo su un treno in corsa, in uno scompartimento assieme a una zia, i suoi tre nipotini (due bambine e un ragazzino) e, seduto in disparte, un altro passeggero, uno scapolo “del tutto estraneo al loro gruppo”.
Fin da subito Saki mette in chiaro l’atmosfera:

La conversazione di zia e bambini,
al tempo stesso limitata e insistente,
ricordava il ronzio di una mosca
decisa a non farsi scoraggiare.

Si sa, lo spazio ristretto può essere insostenibile. Ancor più se qualsiasi movimento, osservazione e dialogo intrapreso dai bambini viene congelato sul nascere dalla zia.

Quasi tutte le frasi della zia sembravano iniziare con NO
e quasi tutte le frasi dei bambini con PERCHÈ?

In atto vi è una vera e propria guerra di provocazione dei nipoti nei confronti della donna, mentre lo scapolo, che “a voce alta non diceva una parola”, osserva. Con incalzante ironia Saki ci introduce pian piano nei pensieri dell’uomo, nelle rughe profonde di disapprovazione che solcano il suo viso.

Il narratore di Saki

A un tratto la zia si gioca la carta del “su venite che vi racconto una storia”…

Con i toni sommessi e confidenziali di chi racconta un segreto, la zia sciorinò una storia insulsa e al tempo stesso noiosa, più vo,te interrotta dalle petulanti domande dei giovani ascoltatori, su una bambina tanto buona e tanto brava e tanto amata da tutti, che veniva assalita da un toro furioso e salvata dal pronto intervento degli ammiratori delle sue grandi virtù.

Il giudizio di Saki appare piuttosto netto. Altrettanto è quello dei nipotini che stuzzicano la zia con domande provocatorie, disinteresse e giudizi apertamente negativi.
Questo è ciò che accade, sembra volerci dire Saki, quando l’adulto racconta non per il piacere di divertire ma per educare.
Interviene ora per la prima volta lo scapolo “si direbbe che la sua storia non abbia riscosso grande successo”, con evidente desiderio di essere sfidato/invitato a raccontare. La zia coglie la provocazione e così l’uomo introduce una storia che, dopo un principio deludente -“c’era una volta una ragazzina straordinariamente buona”- innesca la prima scintilla perché, lo scapolo precisa, la bambina è “orribilmente buona”.

Il narratore di Saki

Ecco qui un elemento potente non solo perché introduce qualcosa di inaspettato che cattura immediatamente l’attenzione, ma perché stabilisce subito una complicità tra l’adulto e i bambini. Il narratore desidera solo stupire e divertirsi insieme a loro. E questo “orribilmente buona” è l’ossimoro che stabilisce la complicità e scardina in modo esplosivo qualsiasi intento educativo.
Con codesta premessa, la storia non può altro che essere divertente.
Bertha, questo il nome della bambina, come premio per le sue virtù, viene invitata dal principe a visitare il parco reale, da tutti ammirato ma a tutti interdetto. Curiosa e soddisfatta, Bertha oltrepassa i cancelli reali. Inaspettatamente, il grande parco non è popolato da pecore (ricordiamoci che siamo in Inghilterra) bensì da maialini di ogni forma e colore. Ben presto sopraggiunge un lupo che entra nel giardino determinato a gustarsi i maialini. Bertha si nasconde nei cespugli ma saranno proprio le tre medaglie al merito, scintillanti e tintinnanti, a tradirla e a decretare la sua morte tra le fauci del lupo.

Di lei non restarono che le scarpe, pochi brandelli di vestiti, e le tre medaglie per la bontà.

Il narratore di Saki

Il racconto è spesso interrotto dai bambini, assetati di dettagli e spiegazioni.
E qui c’è già un aspetto interessante.
Le loro domande non restano inattese o chiuse con insofferenza, ma rappresentano un punto di partenza per alimentare la fantasia con dettagli e precisazioni, anche se ciò significa improvvisare, o andare fuori dalla storia prestabilita. Il narratore sa bene quanto i dettagli siano apprezzati dai bambini e fa le giuste pause per permettere all’immaginazione di vagare e sedimentarsi. E’ evidente anche che i quesiti dei bambini non rispondono unicamente a un desiderio di conoscenza, come pensava la zia, ma a una volontà di confronto con l’adulto.
Ogni narrazione instaura sempre una relazione.

Da storia nasce storia, e un racconto è davvero riuscito quando, nel pieno ascolto dei bambini, semina nella mente scenari possibili. Quando ad esempio lo scapolo afferma che non vi sono pecore ma maialini nel parco, egli non ne spiega il motivo, lascia che siano i bambini a interrogarlo. E la sua risposta apre nuove strade. Non ci sono pecore perché la Regina un giorno sognò che il figlio “sarebbe stato ucciso da una pecora o da una pendola che gli sarebbe finita sulla testa“. La domanda dei bambini sorge spontanea: e come muore poi il principe? “E’ ancora vivo, perciò non possiamo sapere se il sogno avesse detto il vero“. La fantasia dei bambini è dunque libera di viaggiare.

Il narratore di Saki

Non troviamo solo complicità, ma anche un grande rispetto per i bambini, che come Nino di Isol, appaiono molto credibili. Il narratore condivide l’insofferenza per le storie moraleggianti, manifesta  un profondo rispetto per i bambini considerandoli persone curiose, dalle menti aperte, desiderosi di sentirsi raccontare cose diverse da ciò che continuamente vivono. È ovvio infatti che in questa storia i bambini non si identificano minimamente in Bertha, ma con i maialetti, sulla cui sorte infatti chiedono notizia al termine della storia.

Saki mette in scena una storia disdicevole per la zia, ma agli occhi dei bambini la più bella che abbiano mai sentito. Sembra dirci che raccontare una storia pensando in realtà di veicolare insegnamenti rappresenta un inganno per i bambini che quando iniziano a sgranare gli occhi alle prime frasi, desiderano solo divertirsi, essere rapiti e accompagnati nel mondo della fantasia.

Lo scapolo ci insegna che l’arte del narrare significa ascoltare i bambini, catturare l’attenzione, lasciar spazio alla fantasia, divertirli, facendo loro dimenticare di essere in un vagone stretto di un treno in corsa.

Silvia

Il narratore di Saki

SORPRESA!
Isol
Fabio Regattin (traduzione)
Logos Edizioni
40 pp. | Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo di copertina: 14 euro
Età di lettura: dai 4 anni

IL NARRATORE
Saki (testo)
Michele Ferri (illustrazioni)
Angela Ragusa (traduzione)
Orecchio Acerbo
32 pp. | 24×32 cm.
Anno di pubblicazione: 2007
Prezzo di copertina: 12,50 euro
Età di lettura: dagli 8 anni

Per chi vuole svolazzare ancora un po’:

* I libri di Isol editi da Logos Edizioni.
* Il blog di Isol.
* Un ricco e interessante contributo dedicato all’opera di Isol di Elisabetta Cremaschi sul suo blog Gavroche.
* Lo spettacolo teatrale del Teatro dell’Orsa tratto dal racconto di Saki. Con disegni dal vivo di Michele Ferri.
* Un approfondito articolo di Carla Ghisalberti sul tema della vendetta nella letteratura per l’infanzia, in cui si cita anche “Il narratore” di Saki.

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