Il Giardino dei Musi Eterni

Ada

Il Giardino dei Musi Eterni | Bruno Tognolini | Salani
Un romanzo poetico, misterioso, un giallo avvincente che diverte e commuove. La storia di un cimitero per animali, degli Animan, anime animali che lo abitano, dei loro umani che li vengono a trovare e dei saltafossi, che vedono i vivi e i morti.  In lettura autonoma dai 10 anni.

Come ogni anno arriva la sfida dell’estate, quella di scegliere un libro da leggere durante le vacanze comunitarie che come famiglia ci caratterizzano da diversi anni ormai. Quest’anno non era neanche troppo difficile, erano solo quattro ma che quattro. Thi Ly 7 anni, una perenne irrequieta, ascoltatrice attenta nella sua impazienza. Claudia, 8 anni, disincantata lettrice poco dedita ai voli poetici. Matilda 12 anni, ascoltatrice ideale fino a un anno fa, ora in faticosa ricerca di una sua strada di lettrice. Roberto, 12 anni, unico esponente maschile del gruppo, a metà fra il bambino e il ragazzo, grande lettore di fumetti.

Avrei potuto creare liste, fare incroci di preferenze, sondare gli ascoltatori con questionari personalizzati e invece NO! Ho semplicemente scelto io, la storia che mi sarebbe piaciuto leggere, l’autore che amo e che mi apre immensità di orizzonti e sguardi. Bruno Tognolini e il suo Il Giardino dei Musi Eterni – Salani Editore sono stati buttati in mezzo all’arena dei leoni.

E’ stata una meraviglia, un incantamento di ascolto e lettura, un entrare pian piano in un mondo etereo, sognante, fantastico che richiedeva a tutti uno sforzo immaginifico e di proiezione potente. Non solo lo hanno ascoltato i nostri quattro, lo abbiamo ascoltato in otto, genitori compresi. E’ stato il compagno delle lunghe ore di pulmino su e giù per le strade dell’Albania, letto a turno per evitare il mal di macchina, è stato il compagno di frescura sotto l’ombrellone o in cima a una montagna. Lo abbiamo finito a pochi chilometri dall’uscita “Reggio Emilia” sull’autostrada ed è stato un momento di tristezza collettiva, per il libro e la vacanza che finiva.

Io sono certamente di parte, una fan Tognolinesca, di quelle che aprono i gruppi di lettura sempre con una sua poesia. Era la prima volta però che mi dedicavo ad un suo romanzo e l’ho trovato come le strofe poetiche, denso di significati complessi così semplicemente raccontati, accattivante e divertente.

Il primo capitolo del libro è di quelli che ti proiettano subito in un altrove. Ginger è una gatta, mica una qualsiasi, una Main Coon, di quelle di super razza, un po’ altezzose e altolocate. Ma capita che pure i ricchi e nobili si ammalino e Ginger fino alla sera prima stava proprio male. Ma quella mattina, appena sveglia, si sentiva leggera, decisamente meglio. Ad accogliere il suo aprire gli occhi dopo la notte, trova tre strani individui, Orson, un cane pastore, Mama Kurma una tartaruga vecchia e antica dal guscio crepato, capace di leggere nel pensiero, Cì un uccellino e tutto intorno spalliere di pietra con scritte troppo piccole per essere interpretate.

Dunque, diceva? Ah, sì: le spalliere di pietra, con su scritto qualcosa. Sapeva leggere, naturalmente, come tutti i gatti di casa educati e dotati, a cui i bambini avevano letto libri di fiabe. Ma quelle pietre erano troppo lontane, le scritte troppo minute, non si distingueva. Però… Spalliere alla sua destra, alla sua sinistra, davanti a lei… e quindi probabilmente… Ginger volse la testa: esatto. Ce n’era una proprio dietro la sua coda. Si levò dalla posa seduta da divinità egizia, si mise ritta sulle quattro zampe. Ma che strana sensazione, sotto i cuscinetti: niente, vuoto, come pestare erba di nuvole… Bene, anche a quello penserà dopo: vediamo qui, intanto. Fece un mezzo giro, volse regalmente ai tre la folta coda, che l’ammirassero pure, guardò la spalliera di pietra davanti al suo naso. C’era una foto. La foto di un gatto. Un grosso gatto. Che assomigliava a lei. Anzi: che era lei. E sotto una scritta in lingua umana, che diceva… vediamo…

GINGER

1998-2015

Ciao Zìnzola, non ti dimenticheremo Davide e Viola

Prima, un nanosecondo prima di capire, Ginger sentì i tre alle sue spalle che si muovevano veloci. Poi fu il caos. «MAAAAAAOOOOOOOO!» Le zampe si irrigidirono come stecche, la schiena si inarcò, il corpo prese a tremare in ogni fibra. La bocca si spalancò e i bianchi denti a spillo scintillarono. Gli occhi si dilatarono, enormi, da fare paura. E tutti i peli della pelliccia semilunga si rizzarono come sottili spade, lanciando raggetti di luce d’argento nell’aria. «Modalità Primo Soccorso!» abbaiò il cagnone, con voce non più di zia ma di colonnello. Ginger si sentì avvolgere da tutte le parti da una nuvola calda e lanosa, che la abbracciò, la strinse, la sostenne. Il cagnone s’era acciambellato intorno a lei, come una grande conchiglia d’amore, e con la morbida coda da una parte e il muso dall’altra le accarezzava i fianchi tremanti. ‘Un cane?’ pensò Ginger in uno sprazzo di coscienza. ‘Che sa fare questo?’… Il canarino aveva preso a svolazzare sulla sua testa, facendole aria con le piccole ali: un’aria strana, dissetante e un po’ inebriante. E trillava, con un canto acuto ma largo, di spilli e nuvole, leggero, immenso, che non era di un solo uccello ma di molti. La tartaruga, invece, si era piazzata di fronte a lei, aveva allungato il brutto collo rugoso, aperto il brutto becco petroso, e con una voce rauca che pareva venire dritta dai millenni aveva iniziato a parlarle, dicendo più o meno così: «Sì, gatta Ginger, mortua tu sei. Ora me asculta, felina. In terrore di pietra ora tu sei, ma io so che udire me puoi, e dunque asculta. Devi sapere che la morte è nella vita, sciolta dentro nella vita morte c’è. E allora anche c’è vita nella morte. Mortua tu sei, consumato tu hai le sette vite gatte tue. Ora l’ottava, se tu vuoi, comincia. Asculta me…»

Il passaggio fra la vita e la morte è incredibilmente rappresentato da Tognolini che ce lo racconta in modo così semplice e diretto da divenir quasi irriverente. Certo ci sono le luminescenze dei tre traghettatori verso l’aldilà, ma in fin dei conti questi arginano una crisi isterica in piena regola, addestrati come membri della protezione civile a gestire emergenze. Il libro continua per diversi capitoli a raccontarci  lo straniamento della gatta nell’orientarsi in un mondo dove nulla funziona come nell’aldiquà, dove bisogna prestare attenzione alla forza propulsiva delle gambe per evitare di schizzare come razzi, dove alle cose ci si passa nel mezzo, dove gli animali che raggiungono la velocità del vento può capitare di scambiarsi la pelle perché ognuno di quegli animali morti, Animan li chiama con un nome musicale e rassicurante l’autore. Gatto o cane non esistono più differenze di specie e antiche acredini e rivalità. “Tu sei tutti e tu sei tu. Tu sei ovunque e tu sei qui. Tu sei sempre e tu sei ora” fa ripetere alla vecchia tartaruga come un mantra l’autore per tutto il libro.

Iniziamo quasi a divertirci in quest’aldilà ricco di salti spazio temporali e di nuove prospettive, ma ecco che Tognolini ci riporta ad aprire ferite, quelle che ciascuno che ha avuto un animale a fargli compagnia, porta addosso dopo averlo lasciato. Arriva la domenica nel giardino dei musi eterni ed arrivano gli umani in visita ai loro amici animali. Arriva, dopo qualche domenica anche Davide, il bambino di Ginger. Si fissano quasi potessero vedersi, si parlano con la mente ed il cuore, ricordando i “quando”, i momenti quotidiani e quelli speciali che li avevano fatti diventare uno per l’altra unici. Ci sono vibrazioni potenti di un amore puro che fluttuano, quell’amore che solo un animale fedele può riservarti. Si aprono ferite, ricordi e nostalgie nella mente del lettore.

Mi rivedo parlare con il mio gatto sepolto nel parco proprio di fronte a casa nostra. Sono pensieri di “quando” quasi quotidiani quelli che rivolgo alla mia gatta Katchoo, una tricolor dal pelo lungo un po’ altezzosa come Ginger.

Ma ecco che il racconto riprende incalzante e all’ironia, alla poesia si aggiunge la suspance e il mistero. Dal Giardino dei Musi scompaiono ogni tanto Animan, senza che nessuno ci faccia proprio caso, tranne Orson, il cane pastore, Mama Kurma vecchia saggia che tutto sa e Ted cane poliziotto. Ginger, che ha l’istinto fine, inizia presto a interrogarsi sulle sparizioni; ben presto si formerà nel giardino la Ficcamusi Task Force con il compito di scoprire cosa sta succedendo e di sorvegliare tutti, perché nessuno è escluso. Il maggior sospettato, inutile dirlo, è il Custode rude e sgradevole del cimitero, sempre accompagnato da quel cane Bestio,  ringhioso e arrabbiato con il mondo. Ma Ginger non può non indagare sulla gentile Nonnina che si reca quotidianamente nel cimitero, lei sa parlare con vivi e morti, vedere nell’aldilà. Noi la chiameremmo Medium loro la chiamano Saltafossi.

Ma c’è qualcosa di altro che turba l’armonia del giardino eterno: il Comune pare voglia vendere il terreno e far riesumare tutti i corpi. Come se non bastasse fanno la loro comparsa, insieme a bambini irrequieti e turbati, peluche dagli occhi cattivi. Per non parlare degli strani movimenti del custode che scava cercando qualcosa fra i corpi degli animali. Insomma un mistero fitto, una squadra speciale che lo deve risolvere, una quiete da ritrovare e tanti colpi di scena che ci aspettano.

E’ piaciuto a tutti questo libro, agli irrequieti e ai concreti, ai grandi e ai ragazzi. Tognolini ha la sapienza del grande scrittore e conoscitore di animi e persone, perché tiene insieme, tesse reti, costruisce legami unici con il lettore, acchiappandolo per come questo può essere catturato. Lo fa con le parole ritmate e musicali dei brani poetici del libro, lo fa con racconti buffi e diretti, così asciutti da arrivare dritti al sodo. Parla al cuore, dicendo verità e per questo riesce a catturare tutti.

Mia figlia Matilda mi ha regalato le emozioni più grandi durante questa lettura, smaniosa che io proseguissi, desiderosa di ascoltare e farsi accompagnare e cullare da una voce di mamma nonostante i suoi quasi 13 anni, completamente rapita da questi Animan che sono stati vivi e animali.

Lo consiglio a chi ha dovuto salutare un animale, a chi ama il mistero e la poesia, a chi ha voglia di perdersi e ritrovarsi e anche di piangere un po’. In lettura autonoma è certamente indicato non prima dei 10 anni, per il testo ricco e complesso e per la lunghezza mentre in lettura guidata da un adulto è certamente già proponibile dai 7/8 anni.

IL GIARDINO DEI MUSI ETERNI
Bruno Tognolini
Salani Editore
Anno di pubblicazione: 2017
272 pp. | cartonato con sovracoperta
Prezzo di copertina: 13,90 euro in edizione cartacea – 8,99 euro in edizione digitale

Età di lettura: dai 10 anni

Condividi questo articolo sui social

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *