Il libro di Bullerby

Silvia Sai

Gli amanti di Astrid Lindgren non potranno certo lamentarsi di questi ultimi due anni editoriali che hanno visto (evviva evviva!) la (ri)pubblicazione di alcuni suoi bellissimi libri: Natale nella stalla finalmente riedito da Il gioco di leggere; Mondadori con i due volumi di Lotta Combinaguai; Iperborea che nella sua nuova collana I Miniborei ha portato in Italia alcuni suoi inediti racconti in Greta Grintosa (e a breve ne arriveranno altri!); infine Salani che dopo decenni di attesa riporta sugli scaffali Il libro di Bullerby (ben 3 libri in uno!).

Il libro di Bullerby ha accompagnato le nostre letture estive appassionando nostra figlia Ilde, di 5 anni e mezzo, a intermittenza Tina di 3 e mezzo, e pure noi adulti.

Ma che dire di non detto ancora dell’immensa scrittrice svedese?

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Forse si può partire proprio da quelle 346 pagine che hanno tenuto agganciata Ilde fino alla fine (reclamando immediatamente una seconda lettura!). Ora, certamente Ilde si può definire una “lettrice” forte, ma mai avrei pensato che reggesse un volume così corposo.

Potete immaginare la sua soddisfazione quando abbiamo terminato la lettura? Riuscite anche ad immaginare la vena di malinconia nei suoi occhi quando è stato ora di salutare i bambini di Bullerby? Ogni lettore conosce bene questa malinconia che affiora quando ci si appropinqua alle ultime pagine di un bel romanzo. Ecco, io trovo straordinario che una bambina di quasi 6 anni abbia provato, per la prima volta e intensamente, questo tipico sentimento del lettore.

Qual è il segreto della Lindgren dunque?

Perché, diciamolo chiaramente, non è che in queste 346 pagine accada poi granché. E dirò di più, a volte, mentre leggevo di quei bambini, i loro dialoghi, le loro avventure, ben descritte con una prosa precisa, concreta e attenta, dentro di me mi chiedevo: ma davvero tutto ciò interessa a mia figlia?

Sì.

E davvero quella vita così insolita, libera, spensierata, vissuta in campagna tra fienili, boschi, prati, ruscelli, isole, così distante dalla quotidianità di molti bambini di oggi può far loro risuonare delle corde?

Sì.

Bullerby in fondo è un microcosmo: 3 cascine, 3 famiglie, 6 bambini in tutto (poi diventeranno 7), un nonno “collettivo”, i genitori e tanti animali. Tutto qua.

E di questo microcosmo la Lindgren ci racconta la vita, o meglio la fa raccontare a Lisa, voce narrante nonché settenne abitante di Bullerby (un espediente narrativo che coinvolge moltissimo il lettore). Una vita fatta di accadimenti più o meno quotidiani, qualcuno direbbe banali perché comuni, ordinari e non straordinari: le ricorrenze comandate come Pasqua, Natale e Capodanno, i compleanni, un dente che dondola, la scuola che finisce e poi riprende dopo la pausa estiva, una sorellina in arrivo, i biscotti cucinati insieme, i giochi d’estate o sulla neve, qualche disavventura, gli animali domestici…

Ma non è forse vero che la realtà che ci circonda e che viviamo cambia aspetto a seconda dello sguardo che su di essa si pone?

Questo è ciò che fa la Lindgren, e in Bullerby è evidente. Lei non parla agli adulti e non parla da adulta; la Lindgren parla ai bambini assumendo uno sguardo bambino, un po’ ironico e spensierato. La scrittrice svedese sapeva bene quanto di straordinario per un bambino c’è nelle piccole cose quotidiane, lo sguardo stupito dell’infanzia risuona potente nella sua scrittura. Non c’è enfasi, non c’è morale, non c’è spiegazione, c’è solo una vivace e gustosa “cronaca” dell’infanzia.

E in questo c’è qualcosa di universale: ogni infanzia non vive forse in un microcosmo che si espande all’infinito per poi ritrovare senso nel piccolo recinto rassicurante della quotidianità?

Con un poco di sforzo ognuno di noi adulti può richiamare alla memoria di che cosa era fatta l’infanzia: una moltitudine di abitudini ripetute e piccoli accadimenti rimasti impressi (chissà perché) nella memoria. Ciò che smuove gli animi degli adulti non è ciò che smuove gli animi dei bambini, e la Lindgren ci parla proprio di queste smosse: quante prime volte, quante scoperte, quanti giochi, quanti brividi d’emozione nell’osare oltre i limiti e le raccomandazioni o nell’infilarsi in nuove situazioni!

Forse Ilde non sa che significa dormire una notte in un fienile ma comprende benissimo cosa accade nei bambini di Bullerby mentre vivono questa esperienza! E le gioie per le feste, il senso di comunità (che sia di paese o di famiglia), la routine scolastica, i dispetti tra fratelli, le invidie e i desideri insoddisfatti o realizzati, i giochi ben divisi tra maschi e femmine (ma in definitiva si gioca tutto insieme!)… i bambini di Bullerby vivono tutto ciò con il tipico entusiasmo infantile, trascinando anche i nostri bambini lettori.

La maestria della Lindgren risiede anche nella capacità di parlare a bambini di età diverse. Se Il libro di Bullerby si presta perfettamente a una lettura autonoma a partire dagli 8 anni, può essere molto apprezzato anche prima. Penso a quei bambini di 5, 6, o 7 anni che, in lettura condivisa con l’adulto, iniziano ad accogliere storie più lunghe. La suddivisione in 3 libri e la strutturazione in capitoli rendono più facile l’ascolto, così come i disegni in bianco e nero di Ingrid Vang Nyman che di tanto in tanto compaiono con grazia e vivacità.

Che dire, una grande scrittrice, un grande libro!

IL LIBRO DI BULLERBY

(Tutti noi bambini di Bullerby / Altre storie su noi bambini di Bullerby / A Bullerby ci si diverte e basta)

Astrid Lindgren

Illustrazioni di Ingrid Vang Nyman

Traduzione di Laura Cangemi

Salani Editore

Anno di pubblicazione: 2018

352 pp.

Prezzo di copertina: 14,90 euro

Età di lettura: dai 6 anni (condivisa), dagli 8 anni (autonoma)

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