Il mio terremoto…

Ada

Sono passati due anni dal TERREMOTO, quel tremore di terra che ha scosso anime e menti qui in EMILIA. La prima volta era piena notte, dormivo a casa da sola con le bambine, mio marito era lontano. Non ho ben capito, mi sono svegliata di soprassalto, ho preso le bimbe e sono scesa al piano terra, sul divano. Abbiamo dormito in sala per due notti, con la sensazione che c’era andata bene in fin dei conti, a pochi chilometri da noi la devastazione era terribile. Mi sentivo quasi euforica…insomma è andata, ci saranno solo scossette di assestamento ma il peggio è passato. Ma poi il 29 maggio, pochi giorni dopo, era giorno, pieno giorno ed ero in ufficio al quarto piano e le mie bimbe erano lontane. Ho avuto PAURA.  Il telefono non funzionava. Allora, come tanti genitori, ho inforcato la bicicletta e sono andata a SCUOLA dalle mie bimbe. Alla scuola dell’infanzia c’era un atmosfera quasi surreale con maestre allegre che cantavano canzoni a bambini assonnati all’ombra di un albero…maestre che hanno saputo mantenere la calma ma se le guardavi negli occhi vedevi altro, percepivi la paura di non essere in grado di portare fuori 26 bambini in meno di 30 secondi, la paura di non sapere cosa stesse accadendo alle loro famiglie. Ho attraversato la strada e sono entrata nel chiassoso cortile della scuola elementare di mia figlia più grande. Si rincorrevano voci e ordini che venivano dalla Prefettura. I bambini non potevano rientrare a scuola, si dovevano aspettare i genitori fuori in cortile. Iniziavano ad arrivare notizie da Mirandola, Cavezzo, San Felice sul Panaro. C’era confusione. In quel momento una bambina in classe con mia figlia mi ha chiesto di raccontare una STORIA. Non ho pensato, ho respirato e ho iniziato a raccontare…una storia bellissima che avevo sentito solo qualche giorno prima da Roberto Anglisani a Reggio Narra. Ecco è venuto fuori tutto il potere della città narrante in quel momento, come se l’energia del terremoto si fosse fermata lì in quel cortile di scuola, in mezzo a un via vai di persone spaventate. Non c’era più solo una bambina ad ascoltare, erano tanti, bambini ed adulti ad ascoltare una narratrice improvvisata…quel giorno, un bambino di prima o seconda elementare mi ha fermata e mi ha chiesto che mestiere facevo. “L’ingegnere” ho risposto. Ho visto occhi sgranati ed increduli osservarmi dal basso. Lo sguardo in breve si è addolcito. “Ho capito” mi ha detto “L’INGEGNERE DELLE STORIE!”. Ecco da allora è quello che racconto a chi mi chiede che mestiere faccio, una nuova professione ricevuta in regalo  il giorno del terremoto.

Dal letame nascono i fior, diceva De Andrè. Dai terremoti sono nati libri, libri per bambini che, nonostante tutto, hanno la capacità di guardare avanti.

Nei prossimi giorni ve ne racconterò qualcuno.

Ada

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Una replica a “Il mio terremoto…”

  1. simo ha detto:

    Che bella professione Ada!
    Post dolcissimo …

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