La bambina della luna

Silvia Sai

Ci sono diversi modi di raccontare le migrazioni forzate, ossia quei viaggi dettati dalla necessità di fuggire da qualcosa di opprimente e insostenibile che mina la libertà e la sopravvivenza stessa dell’uomo.

Le narrazioni che amo di più in questo senso sono quelle che riescono a tenere insieme la cruda realtà con uno sguardo gentile e poetico. Questo è lo stile che più mi affascina perché spesso ciò è possibile solo se la narrazione è frutto di un’esperienza vissuta, anche solo indirettamente.

La vita, nei suoi aspetti più duri, per essere raccontata con vividezza senza rischiare di tingersi del sapore della “cronaca”, è bene che sia meditata, rielaborata, digerita, ripensata. Quando l’esperienza incontra una metamorfosi profonda ecco che si eleva a narrazione godibile per tutti.

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La bambina della luna è un romanzo che custodisco dalla fiera di Bologna; incluso tra le novità Rizzoli mi ha catturata immediatamente.

Si colloca in quella categoria di libri che sono sì fiction ma risuonano fortemente di verità storica – gli adulti non faticheranno infatti a riconoscere diversi riferimenti, pur con nomi inventati, alla storia dell’Iran degli anni ‘80. È proprio da quel contesto e dal regime di Khomeini che l’autrice Mehrnousch Zaeri-Esfahani fuggì insieme alla sua famiglia.

Profondamente reale e immensamente onirica, La bambina della luna è la storia commovente e coraggiosa del cammino di una famiglia verso la speranza e la libertà.

Il libro è la fotografia di una normalità in cambiamento, vista, raccontata e vissuta attraverso gli occhi di una bambina, Mahtab. Inizialmente una normalità che noi oggi faticheremmo a chiamare normalità, perché deve fare i conti con un impero retto da un sovrano che non ama il suo popolo… ma pur sempre una normalità.

Mahtab, bambina dalla “pelle chiara come la luna e una testa piena di capelli” e gli occhi “scuri come datteri maturi”, trascorre la primissima infanzia chiusa in casa, protetta dalle cattiverie del mondo esterno. Finché, un giorno, le viene concesso di uscire in giardino, “un giardino enorme, protetto da un muro altissimo nascosto dietro una siepe di oleandro che si alzava fino a sfiorare il cielo”.

Il ritratto dei primi anni di vita di Mahtab ha il profumo delle rose del giardino, che rimarrà per sempre nei suoi ricordi, e delle fantasie giocate insieme alla mamma. Nel susseguirsi delle stagioni, leggiamo di piccole grandi avventure quotidiane vissute con i fratelli, o insieme ai gatti, figure simboliche e dense di significato che ritroveremo nel corso di tutta la storia.

Poi la normalità cambia davvero, assume tinte di speranza – una vecchia signora detta La Canuta vuole destituire il sovrano! – che ben presto però assumono tratti foschi e terrificanti. Inizialmente il cambiamento viene percepito da Mahtab, che nel frattempo ha 8 anni, attraverso le parole dei grandi origliate di nascosto: “gira voce che i suoi capelli siano diventati di colpo rossi. Così, all’improvviso. Rosso sangue”.

Poi, giunge l’esperienza diretta. Ciò che era speranza si trasforma in incubo. È chiaro che La Canuta ora è la Sanguinaria, “un essere malvagio dalla chioma fulva”, mentre il terrore pervasivo soffoca la quotidianità di tutti, bambini compresi. Spuntano liste di cose proibite, come ridere, cantare, festeggiare il compleanno, ascoltare musica; compaiono temibili Sorveglianti.

Mahtab vive una paura che le entra dentro le ossa, affolla i sogni e le ore di riposo. E quando si profila anche il divieto di tenere i capelli lunghi, la paura si trasforma in terrore, e il taglio drastico spalanca le porte a un mondo immaginario (o reale?) in cui la bambina troverà sempre rifugio nei momenti salienti e più critici di tutta la storia.

La dimensione surreale e immaginifica è aspetto narrativo cruciale in questo libro. Costituisce quelle pause poetiche necessarie a stemperare colori troppo scuri e riflette la prospettiva dell’infanzia, quella della protagonista, in cui la fantasia prende corpo affinché tutto sia sopportabile.

Gli sconfinamenti onirici accompagnano il lettore fuori dalla cruda realtà, omettendo o deviando: non sappiamo ad esempio cosa accade veramente a Mahtab quando la maestra la punisce duramente (perché i suoi capelli diventano improvvisamente turchini!) e possiamo solo immaginare quali sono davvero le sorti della famiglia in fuga quando viene sorpresa dai soldati alla frontiera (perché sopraggiunge un cigno bianco a salvarli!).

L’espediente narrativo che fa irrompere il magico come elemento salvifico è interessante e funzionale ad alimentare un ritmo ben calibrato. La figura di Pari, la fata dai capelli turchini protettrice e rassicurante e il Cigno Ipamene portano Mahtab nella misteriosa terra di Athabasca, un luogo pieno di affetti e ricordi, un luogo della mente che la bambina imparerà a rendere proprio.

Ne avrà bisogno, Mahtab, perché quando la sua famiglia decide di fuggire la partenza non è certamente un momento facile: la vita del presente d’improvviso deve scomparire e rifugiarsi unicamente nei ricordi. E non sarà semplice e breve neppure il viaggio, nelle sue diverse tappe, trasporti e incontri.

La famiglia affronterà grandi paure e speranza frustrate, conoscerà la fame, la diffidenza, la solitudine; bellissima e drammatica la figura della madre che “perde la sua anima” chiudendosi in se stessa nel cedere di fronte a ciò che sembra davvero troppo grande da affrontare. Commovente la figura del padre che, nonostante tutto, si prodiga a tenere unita la famiglia in una parvenza sfocata di normalità e speranza. Tutto ciò lo viviamo con gli occhi di Mahtab, mentre si affida a un mondo magico per poi ritornare nel reale con attenta presenza.

L’esito positivo, per tutta la famiglia, coincide con l’arrivo nella tanto agognata terra – Yalaman – che darà loro nuova speranza e vita.

Con loro, anche noi lettori tiriamo un sospiro di sollievo.

Da segnalare i disegni in bianco e nero che di tanto affiorano tra le parole. Pochi ma potenti ed evocativi, sono opera di, fratello della scrittrice.

LA BAMBINA DELLA LUNA

Mehrnousch Zaeri-Esfahani (testo), Mehrdad Zaeri (illustrazioni)

Rizzoli

Anno di pubblicazione: 2018

208 pp.

Prezzo di copertina: 17 euro

Età di lettura: dai 9 anni

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