La città che sussurrò

Galline Volanti

Mi chiamo Patrizia e sono lettrice volontaria per il progetto Nati per Leggere a Reggio Emilia. Da sempre la lettura a voce alta mi appassiona: merito sicuramente di mia madre che, spesso, la sera mi leggeva nel suo letto anche quando ero in grado di farlo autonomamente.
A scuola ero sempre pronta a prestare la mia voce per il resto della classe! Mi piacciono i bambini, le uniche persone che ancora sanno stupirmi, per questo dedico loro gran parte del mio tempo.
Ho accolto con entusiasmo la proposta di Ada e Silvia a collaborare e condividere pubblicamente la mia esperienza di lettrice, aprendo la mia “valigia rossa” per raccontare un pezzettino di me, attraverso gli albi illustrati che leggo in pubblico.

Durante gli anni del mio percorso scolastico, non ho memoria di alcun insegnante che sia stato in grado di farmi amare la storia. Anzi, ad essere sincera, ricordo come, per rispettare un programma ministeriale, si giungesse alla fine dell’anno e frettolosamente, senza mai un adeguato approfondimento si trattassero con superficialità i capitoli sulla seconda guerra mondiale, sul nazismo e sul fascismo in Italia.

Erano gli anni tra il 1970 e il 1980 e ancora non era stata stabilita la ricorrenza per commemorare le vittime dell’olocausto; solo successivamente, il 20 luglio del 2000, in Italia venne istituita la giornata della memoria, da celebrarsi per convenzione il 27 gennaio: eppure la mia curiosità di ragazzina, al riguardo, era tanta.

I racconti di mio padre e di mia madre che vissero in prima persona, anche se marginalmente e con gli occhi di bambini, le sofferenze della guerra, mi affascinavano e al tempo stesso mi turbavano: sentivo parlare dell’occupazione nazifascista avvenuta sul nostro territorio, delle persone sfollate, delle rappresaglie, del coprifuoco e pensavo ai miei nonni che aiutarono, se pur con piccole azioni, i partigiani clandestini nella lotta di resistenza contro il nemico.
Non ebbi la possibilità di conoscerli, ma mi sentivo molto fiera di loro e tuttora, riguardando vecchie fotografie, i loro sguardi e il loro fiero portamento mi trasmettono forza e tenacia.

In questo modo, inconsapevolmente, i miei genitori usarono un potente mezzo per non dimenticare: ricordare, tramandando oralmente gli avvenimenti, le tribolazioni, i patimenti di un periodo della loro vita, in un modo che nessun libro avrebbe mai saputo comunicarmi.

Alle generazioni successive, penso a quella di mio figlio, vennero offerte diverse possibilità di conoscenza, non solo attraverso i testi scolastici, ma con proiezioni di film, con visite guidate a musei, con viaggi dedicati alla visita dei campi di concentramento e con una più ampia possibilità di riflessione condivisa, grazie ad insegnanti attenti e sensibili.

A distanza di 72 anni dall’apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, c’è bisogno più di ieri di continuare a raccontare e l’impegno  comune deve essere quello, ognuno con i propri mezzi, di costruire una società basata sull’umanità, il rispetto e la condivisione.

C’è un albo illustrato che amo proporre spesso ai bambini di scuola primaria in cui la solidarietà e la fratellanza di un intero paese salvò la vita a migliaia di ebrei.

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Il libro trae ispirazione da una vicenda realmente accaduta durante la seconda guerra mondiale, nel piccolo villaggio di pescatori di Gilleleje, in Danimarca, dove 1700 ebrei riuscirono a fuggire nella vicina Svezia, paese neutrale, grazie alla solidarietà di un’intera popolazione.
La protagonista del racconto è la giovane Anett i cui genitori decidono di nascondere in casa degli ebrei danesi.
A lei spetta il compito di portare la colazione “ai nuovi amici”, così li chiama la mamma, in cantina, proprio il luogo che più la impaurisce per via del buio, ma il sussurrio delle voci che provengono dal fondo della scala che conduce allo scantinato, le danno il coraggio per proseguire e incontrare così Carl, un bambino suo coetaneo e sua madre.

La storia è un susseguirsi di azioni atte a salvaguardare la sussistenza e la protezione dei nuovi ospiti: Anett si recherà prima dal fornaio, poi dalla bibliotecaria ed infine dal contadino, sussurrando a tutti “abbiamo nuovi amici”: otterrà pane, libri e uova per soddisfare i bisogni di Carl e sua madre.

Nel frattempo in paese i controlli dei soldati nazisti si fanno sempre più pressanti e le perlustrazioni nelle abitazioni sempre più frequenti: nascondere degli ebrei diventa sempre più pericoloso.

La permanenza in casa infatti, doveva essere di soli due giorni e la partenza era prevista per la notte del terzo giorno, ma con il cielo nuvoloso di quel periodo, senza la luce rischiarente della luna, sarebbe stato impossibile per “i nuovi amici” riuscire a trovare la strada per arrivare al porto, dove un’imbarcazione li avrebbe condotti in salvo in Svezia.
L’arguzia e l’intraprendenza di Anett, complice un sasso a forma di cuore che Carl le regala, suggeriscono a suo padre il modo di far fuggire gli amici: se i sussurri avevano condotto Anett alla cantina buia, allo stesso modo i sussurri degli abitanti, di casa in casa, ognuno dietro le proprie porte, avrebbero condotto gli ebrei al porto, fino alla salvezza.

Una storia commovente di coraggio, ma anche di speranza, che offre spunti positivi di riflessione con i bambini raccontando un’alternativa positiva, fatta di piccoli gesti e di altruismo.
In classi sempre più multietniche credo ci sia bisogno di parlare di rispetto nei confronti dell’altro e far comprendere che per vincere le ingiustizie, bisogna sconfiggere le divisioni dando rifugio alle vittime delle guerre e delle persecuzioni.
Le illustrazioni di questo albo, vincitore del premio Andersen 2015 come miglior libro fascia d’età 6/9 anni, sono semplici nel tratto e paiono fumetti di grandi dimensioni, con colori che virano dal nero, al grigio, al blu, a sottolineare il buio e l’oscurità che avvolge l’intera storia: dalla cantina buia nascondiglio di Carl e di sua madre, alle notti tenebrose senza luna.
Solo a sprazzi, compare il rosso, in alcuni particolari: un libro, gli utensili di cucina, le fasce col simbolo uncinato nazista e per ultimo, quel tratto di mare che rappresenterà l’unica via di fuga, la salvezza, l’amore, la vita.

LA CITTA’ CHE SUSSURRO’
Jennifer Elvgren
Fabio Santomauro (illustrazioni)
Shulim Vogelmann (traduzione)

La Giuntina
32 pp. | 
Anno di pubblicazione: 2015
Prezzo di copertina: 15 euro

Età di lettura: dai 6 anni

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