La famiglia Sappington

Silvia Sai

È possibile innamorarsi di una scrittrice?

Lois Lowry ha scritto un libro che mi ha fatto piangere come pochi altri (Un’estate da morire), e un altro che mi ha fatto ridere come pochi altri (La famiglia Sappington).

Del primo ho già scritto, il secondo l’ho appena terminato ed è, ve lo dico col cuore, imperdibile. Vi farà rabbrividire, indignare, sobbalzare e tanto, tanto ridere. Un tripudio di politicamente scorretto, irriverenza e black humor, “malvagiamente scritto e ignominiosamente illustrato dall’autrice”.

Un romanzo perfetto a mio avviso tra gli 8 anni e i 10 anni, anche prima in lettura ad alta voce (l’ideale, a mio avviso).

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Il tono è schietto, senza filtri ed esilarante. C’è molto assurdo che diverte per l’accumularsi di iperboli narrative incredibili.

Sferzanti i dialoghi e bellissime le esplicite citazioni intertestuali suggerite e giocate dagli stessi personaggi che rimandano ad altri testi della letteratura.

La famiglia Sappington è composta da padre, “impaziente e irascibile”, madre, “indolente e sempre di cattivo umore”, Tim (12 anni), che “aveva un cuore d’oro ma riusciva a nasconderlo dietro un comportamento alquanto prepotente”, i gemelli Bernabò A e B (10 anni) che nessuno riusciva a distinguere, e Jane di 6 anni e mezzo, “esserino timido e grazioso”.

I Sappington sono una famiglia decisamente bizzarra (bizzarro è tutto il libro), a partire dal fatto che “i genitori Sappington si dimenticavano spesso di avere dei figli e diventavano di pessimo umore quando qualcuno glielo ricordava”.

Sì, questa è una storia di come si può essere genitori in modo assai sconveniente (e qui mi riferisco anche ad altri personaggi del libro) ma è pure la storia di sopravvivenza di 4 bambini di fatto orfani di genitori che letteralmente non li sopportano.

Voglio spiegarmi meglio attraverso un passaggio tratto dalle prime pagine:

“Il signor Sappington riprese il giornale, ma non si mise a leggere. Fissò per un momento lo sguardo nel vuoto.

Poi disse, “Cara?”

“Sì caro?”

“Ti piacciono i nostri figli?”

“Oh, no” disse la signora Sappington, tagliando un pezzetto di lana piegato con le sue forbicine dorate.

“Non mi sono mai piaciuti. Specialmente quello alto. Com’è che si chiama?”

“Timoteo Antonio Malachia Sappington”

“Sì, lui. Quello mi piace meno di tutti. Ma anche gli altri sono tremendi. La bambina piagnucola sempre e due giorni fa ha tentato di farmi adottare un infernale bebè.”

Il marito ebbe un fremito.

“E poi ci sono i due che non riesco a distinguere”, aggiunse la signora Sappington. “Quelli del maglione”.

“I gemelli”.

“Sì, quelli. Perché mai si assomigliano tanto? Serve solo a confondere la gente, non è giusto.”

“Ho un piano”, disse il signor Sappington, mettendo giù il giornale. Si strofinò un sopracciglio con aria soddisfatta. “E’ proprio ignobile”.

“Magnifico”, disse la moglie. “Un piano per cosa?”

“Per liberarci dei bambini”

“Oh, Santo cielo, dobbiamo portarli in un grande bosco? Non ho le scarpe adatte”.

Quindi il romanzo ha inizio con dei genitori che vogliono sbarazzarsi dei figli e dei figli che vogliono sbarazzarsi dei genitori, suggerendo malvagiamente loro di intraprendere una crociera con tappe perigliose a rischio di morte certa.

Gli uni ingannano gli altri, i genitori partono e arriva una tata, “tracagnotta” e “ripugnante”.

Inizia così la nuova vita dei giovani Sappington con una tata tutta da scoprire, cartoline indesiderate che arrivano dai genitori, la casa messa in vendita e mille stratagemmi per scongiurarne la vendita.

Alle vicende dei Sappington si intrecciano quelle di un’altra famiglia “interrotta”, una galleria di personaggi strambi, e traiettorie di destini che si incrociano magnificamente: un miliardario sconsolato e depresso, una neonata abbandonata, graziosa e riccioluta, un bambino intraprendente e una donna ossessionata dall’ordine.

A ben pensarci, sono tutte storie di cambiamento e riscatto che culminano in un happy ending delizioso che ripaga dalle ingiustizie della vita.

Il tono è schietto, senza filtri ed esilarante, c’è molto assurdo che stupisce e diverte per l’accumularsi di iperboli narrative incredibili. Bellissimi i dialoghi e le citazioni intertestuali esplicite, suggerite e giocate dagli stessi personaggi, che rimandano ad altri testi della letteratura.

Ma come ho fatto a scoprirlo solo ora??

LA FAMIGLIA SAPPINGTON

di Lois Lowry

Traduzione di Pico Floridi

Il Castoro 

Anno di pubblicazione: 2009

170 pp. | 14 x 20,5 cm.

Prezzo di copertina: 12,50 euro / ebook disponibile

Età di lettura: dagli 8 anni

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