La Principessa e il Cd

Silvia Sai

Paperoga è il #papàraccontastorie che ogni tanto viene a farci visita nel pollaio per condividere la sua esperienza di lettura con la propria bambina. Ironico, dissacrante, arguto, riesce sempre a cogliere ciò che più importa nell’esperienza di lettura condivisa: il divertimento.

I bambini sono imprevedibili, si sa. A due anni te li aspetti amanti della routine, della ciclicità, della ripetizione di alcune cose per un numero irragionevole di volte. Anche con le fiabe avviene così. Per un certo periodo vogliono sentirsi raccontata o letta sempre la stessa. Fino a quando, senza avvisaglie, decidono che ne hanno all’improvviso le scatole piene e vogliono altro. Se altro hai a disposizione, bene. Altrimenti devi resuscitare un’antica arte quasi estinta, in un’epoca in cui dai racconti per bambini, illustrati o meno, siamo letteralmente sepolti: l’arte dell’inventastorie.
Inventarsi una storia su due piedi, nello stesso momento in cui la stai raccontando, non dovrebbe essere troppo difficile. Alla fine la trama deve essere semplice, lineare, avere una fine che non contempli omicidi a raffica, epidemie mortali o scenari post-atomici. Una cosa semplice semplice, che raccatti per strada qualche tipico clichè delle favole (la principessa, la bacchetta magica, la strega, il lupo) e lo impasti con un minimo di decenza per qualche minuto.
Ma per il sottoscritto improvvisare è una gran fatica da sempre, in tutti i campi. Devo prepararmi in tutte le cose che faccio, magari buttare giù due righe, soppesare, valutare a priori, ecc. ecc. Quando si tratta di improvvisare spesso arrivano i disastri. Come per la favola che una sera ho inventato per mia figlia.

Dopo aver giocato all’impossibile, e in vena di un momento di riposo sul lettone, le chiedo se voleva sentire una favola.
– Sì sì!
– (vado sul sicuro) Biancaneve?
– NO!
Lo stesso andazzo si ripete per tutta la collezione di Grimm e Andersen che ancora mi ricordo. Ho un vuoto pazzesco e la bimba scalpita a questo punto per alzarsi dal letto. Pur di non tornare a giocare a mettere a letto il peluche di Peppa Pig sono disposto a tutto. Anche ad inventarmi una favola.

Dunque allora ti racconto questa (boh vediamo che ci metto dentro, una principessa ovviamente, sì, facciamo una principessa). C’era una volta una principessa che viveva in un castello enorme e meraviglioso (sì, come incipit non c’è male, continua). Questa principessa si sentiva tanto sola e si annoiava nella sua stanza vuota (un’immagine malinconica tipica delle fiabe, dai, vai alla grande!).

Un giorno, allora, pur essendo a lei proibito uscire dal castello, trovò il modo di non farsi vedere dalle guardie e sgattaiolò fuori in silenzio (fuga della principessa verso qualche misteriosa avventura, sono il terzo fratello Grimm!!). Entrata nel paese che sorgeva ai piedi del castello, si mise a girovagare per le vie e per i negozi, fingendosi una popolana (sì vabbè ma adesso come faccio svoltare la storia, dove si reca con esattezza, dove vado a parare? La bimba già comincia a guardarsi attorno e sta pericolosamente fissando Peppa Pig). Ehm, la principessa girovagò e girovagò, finchè, ehm, non giunse ad un negozio enorme, in cui entrò decisa a comprare qualcosa (eh si, ma cosa, deve essere qualcosa che impressioni la bimba, che la invogli a starmi a sentire, ma cosa, dannazione, non ne ho la minima idea!!).

Quando la principessa uscì, aveva in mano un bellissimo…un bellissimo…un bellissimo CD! (come, ho detto un cd? Un compact disc? Ma sei proprio un idiota! Che cacchio di storia è quella di una principessa che scappa dal castello per comprare un cd!!! Maledetto incapace che non sei altro!! Te la meriti Peppa Pig! Adesso però continua, lei pare non aver colto, anzi, vuole capire che è ‘sto cd). Ehm, si, la principessa aveva in mano un bellissimo disco di metallo pieno di musica da ascoltare, musica proibita, proibitissima all’interno del castello (sì, stai recuperando, alone di mistero sulla musica comprata dalla principessa, certo però questa storia del cd è proprio penosa, vergognati).

Pertanto la principessa tornò quatta quatta al castello, senza farsi vedere dalle guardie, rientrò nella sua stanza, chiuse la porta a chiave, mise il cd nello stereo (lo stereo, pensa te, lo stereo, ma vatti a fare un giro!) e all’improvviso tutta la stanza rimbombò con le note di una canzone (quale canzone? come faccio svoltare questa chiavica di storia?). E quando la principessa sentì l’inizio della canzone, si tappò le orecchie con le mani e cominciò ad urlare come un’ossessa (figo, un po’ fortina come scena, sembra un horror per bambini, però alla fine mica male, continua, cos’era ‘sta musica?). Si trattava di una canzone….di una canzone….cantata (sì, ma da chi, quanto la stai a tirare lunga, una canzone magica, un incantesimo, una specie di canto delle sirene, cos’era?).

ERA UNA CANZONE CANTATA DA GIGI D’ALESSIO! (….non ci posso credere, hai detto Gigi D’alessio? Ma sei un rincretinito totale, mica la bimba capisce la battuta, l’ironia salace, che ne sa mò di chi è sto Gigi D’alessio? E se glielo spieghi, era proprio necessario svelargli l’esistenza di Gigi D’alessio a due anni? A ‘sto punto digli pure che Babbo Natale non esiste e che prima o poi muoriamo tutti!!).
La principessa corse subito verso lo stereo, tolse il cd con uno scatto d’ira, e lo scagliò fuori dalla finestra nel fossato, dove fu preda dei coccodrilli (ti sei fumato qualcosa oggi, non c’è altra spiegazione). La principessa, ancora spaventata dal ricordo di quelle note, si guardò allo specchio e promise a se stessa che non sarebbe mai più scappata dal castello (morale finale di questa patetica pantomima di favola, almeno salvi quel che resta della tua dignità).

E tutti vissero felici e contenti…

Fine. Guardo la bimba e cerco di capire se si è bevuto questo atroce racconto. Sono secondi di silenzio tesissimi in cui la mia vita pende totalmente dal suo responso.
“Ancoa!! Ancoa!!”.
Se l’è bevuta! Stappo un metaforico champagne e brindo alle mie capacità di inventastorie!

Da quel giorno le ho raccontato la mitica favola de “La principessa e il Cd” un pacco di volte, ed è sempre stata entusiasta. Mi sono impegnato però a non tirare troppo la corda. Sta crescendo, e se le rifilo un’altra minchiata come questa un giorno o l’altro mangerà la foglia e la pagherò con gli interessi. Tipo trovarmi a scarrozzare per ore nel passeggino il maledetto peluche di Peppa Pig.

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