La ricetta della strafelicità

Silvia Sai

Allo scrittore Matteo Razzini appartiene una certa gentilezza. Dalla sua penna nascono storie lievi e delicate, di quelle che accompagnano il lettore per mano, senza forzature, pur con decisione. Sarà per la sua formazione teatrale e di clownerie, sarà per la sua professionalità come gelatiere (ebbene sì!), Matteo comunica con grande espressività dolcezza e leggerezza nei suoi libri.

Ma le sue storie sono molto di più, hanno un non so che di antico e di romantico, un velo di poetica malinconia e un pizzico di fiabesco, e le fiabe si sa, contengono elementi profondi e intensi.

Se mi permetto questi piccoli cenni personali è perché Matteo vive a Reggio Emilia, la nostra stessa città e, un caldo pomeriggio d’estate ho avuto la fortuna di imbattermi in lui, o meglio in un suo libro (Dora e il Gentilorco), o meglio, in un suo gelato. Già, galeotto fu un gelato.

Dopo aver amato Dora e il Gentilorco, sono felice di parlarvi oggi del suo ultimo albo illustrato con doppio testo italiano-inglese, per Corsiero Editore.

La ricetta della Strafelicità è stato presentato ufficialmente quest’anno alla Fiera di Bologna, ma con Ada ho avuto il piacere e l’onore di presentarlo in anteprima nella nostra città, in un evento-spettacolo per bambini e famiglie (e Matteo è strepitoso, se avete occasione andate a vedere i suoi spettacoli!).

In quell’occasione abbiamo conosciuto anche l’illustratore Alessandro Ferraro che ha reso voce e anima del testo con incredibile espressività.

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La ricetta della strafelicità mantiene i toni intensi e immaginifici che rappresentano la cifra stilistica di Matteo.

Il protagonista è Michele, un bambino “terribilmente impacciato e maldestro”, e accanto a lui c’è il suo personaggio alleato, la nonna Isa che Michele osserva incantato, nelle lunghe giornate estive, cucinare con passione la ricetta della strafelicità.

Una nonna affascinante agli occhi di Michele nel suo destreggiarsi in cucina, mentre canta con “voce argentina” e danza “con gli arnesi al vento, tra lacrime di cipolla e sorrisi di mezzaluna”, “ tra nuvole delicate di cacao e torrenti di latte e miele”.

La ricetta è segretissima e custodita “gelosamente tra le pagine di un quaderno a quadretti” (quale nonna non ha un quaderno segreto delle ricette?).

L’atmosfera di leggerezza, allegria e gioco è palpabile in una efficace concretezza anche nei disegni dove la cucina e i suoi arnesi di uso quotidiano si animano come oggetti magici: una grande caffettiera cammina sbuffando nel prato, mestoli e coltelli si ergono cantando in coro, il bilanciere diventa altalena e la mezzaluna un pinco-panco… un tripudio teatrale di gioia accoglie Michele e nonna Isa che continua a cantilenare…

“Rovescia un sacco

di sogni leggeri

che siano bei freschi

di oggi e di ieri;

aggiungi un abbraccio

di terre lontane,

ma se assaggi tutto,

nulla rimane!”

Ci avviciniamo al punto di svolta nella storia dettato da un evento critico che imporrà un cambiamento nella vita di Michele (e in lui). Come in Dora e il Gentilorco, il bambino si trova ad affrontare qualcosa che pare più grande di lui, e in questo da bambino apparentemente fragile si riscopre bambino come tanti, pieno di risorse, grazie anche a validi alleati.

La narrazione qui si fa più profonda, accompagnata da parole che, come sempre nella scrittura di Matteo, sono curatissime e tutt’altro che banali.

Un brutto giorno infatti arriva “uno strano losco individuo” dalla “testolina scheletrica”, tutto viola con ali di uccello: è il Signor Lafine che si porta via nonna Isa, e con lei il suo prezioso quaderno delle ricette. Questa dipartita ci viene raccontata con estrema naturalezza, e quanto essenziale ed eloquente il ritratto visivo della scena!  

In questo momento narrativo di rottura – una morte mai nominata direttamente – emerge lo smarrimento di Michele che rimane “pietrificato per qualche istante”, “con il cuore che sentiva bollente, denso come la marmellata di amarene che per ore ribolliva sul fornello”.

Ma la perdita della nonna è il volano per un’avventura immaginifica, specchio del suo ribollire di emozioni, che catapulta Michele in mezzo a una folla di “cuochi affaccendati in un trambusto cuciniero senza fine”. Scopriamo in seguito essere gli Smaniatronfi, “cuochi senza pace alla perenne ricerca della ricetta perfetta”, creature gigantesche dai nasi di pulcinella di bianco vestiti, certo pericolosi per Michele che si getta nella mischia alla ricerca della nonna e della sua ricetta della strafelicità.

Il piano temporale si fa confuso così come quello della realtà… è tutto vero? è un sogno? quanto tempo trascorre?

A guidare e accompagnare il bambino in questo cammino personale è una giovane donna, figura salvifica di cui solo nella conclusione scopriremo l’identità.

Nel frattempo Michele è circondato dai terribili cuochi che pretendono minacciosi la ricetta della nonna… ma che succede quando Michele dopo aver trovato finalmente il quaderno di nonna Isa si accorge che non vi è alcuna ricetta sotto la voce “strafelicità”?

La conclusione compie un salto temporale e profuma di soddisfazione e riscatto.

E ciò che importa è che Michele, alla fine, ormai giovane ragazzo, ha scoperto e conosce la propria ricetta, fatta di ricordi e sentimenti, una ricetta probabilmente non perfetta, ma perfetta per lui.

LA RICETTA DELLA STRAFELICITÀ / THE ULTRA-HAPPINESS RECIPE

Matteo Razzini (testo), Alessandro Ferraro (illustrazioni)

Traduzione in inglese di Sylvia A. Notini

Corsiero Editore

Anno di pubblicazione: 2018

Prezzo di copertina: 15 euro

Età di lettura: dai 4 anni

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