La zattera

Silvia Sai

Questo è uno di quei libri che si apprezza sempre più ad ogni nuova lettura.
A una prima lettura incuriosisce, a una seconda stupisce, alla terza si appiccica addosso come una vera esperienza sensoriale.
Lettura dopo lettura ecco palesarsi la straordinaria capacità di questo albo nell’avvolgere il lettore in un’armonia completa di testi e immagini, in un’atmosfera di mare, vento, sabbia, luce, nuvole, risate, noia, incanto.

Benvenuti a bordo de La zattera!

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Come spesso accade nei migliori albi illustrati, la semplicità della trama si costruisce attorno a un insieme di dettagli, suggestioni, sensazioni nei disegni e nelle parole. Nulla di sensazionale, nulla di eclatante, nell’ambientazione, negli accadimenti. La meraviglia si rivela nelle le frasi, qui di una poesia implicita, si assapora nelle prospettive stupefacenti delle illustrazioni così materiche nelle tinte.

Non è un albo solo evocativo, piuttosto una storia quotidiana elevata a incanto, in cui i bambini potranno facilmente riconoscersi e al contempo, quasi inconsapevolmente, esserne sorpresi.

Una giornata estiva, un mare nordico con dune di sabbia e acque dagli ampi orizzonti, una fila di vacanzieri (meravigliosa la prima tavola che li rappresenta!) che subito scompare nella storia, un singolare trietto di animali antropomorfi che si accinge a trascorrere un pomeriggio al mare. Michao, un orso adulto, Margherita, una elegante capretta bambina, e una piccola volpe, la voce narrante.

Siamo catturati dalle immagini, perché Stéphane Pouline gioca fin da subito con una grande varietà di prospettive (ampi panorami e decisi primi piano) unitamente a curati dettagli che, ad esempio, connotano una “scenografia” in stile retrò (deliziosi gli abiti dei protagonisti!).

Parcheggiata l’auto vicino a una duna, respiriamo l’eccitazione di volpe che salta fuori dal veicolo, osserviamo Michao stiracchiarsi la schiena.

Incredibile la maestria dell’illustratore canadese nel rendere i movimenti dei personaggi, ripresi con estrema naturalezza e vivacità in posture e gesti immortalati nell’attimo, e l’espressività profonda di sguardi e mimiche. Grazie anche alla pienezza dei volumi e delle forme, pare proprio di essere lì accanto ai tre vacanzieri!
Movimento, ritmo, spontaneità, questo ci comunicano le immagini dialogando in modo discreto ma deciso con la parte testuale.

Si presenta subito l’“inciampo” che permetterà poi alla storia di proseguire nel suo senso. Michao ha dimenticato tutti gli accessori da mare, “niente asciugamani, niente costumi da bagno, niente palette, niente secchielli, nessun pallone, nessun salvagente a forma di coccodrillo”.
Un po’ di malumore, un po’ di rabbia, qualche tentativo fallimentare di magia “abracaduna, abracapalla, abracapinne…”, la possibilità di rinunciare, infine prevale, senza giri di parole (bella questa scelta testuale!), il desiderio di mare e un grido bambino “chi arriverà per primo al mare?”, pronunciato, saggiamente, da Michao.

Nonostante la lunga spiaggia deserta, le scogliere e il mare, l’horror vacui della noia prende il sopravvento, soprattutto in volpe, che appare proprio sconfortato.

“C’è che ora costruiamo una zattera”, dice Michao.

Ha inizio così il gioco, con il solo ausilio della natura – legni, conchiglie, alghe -, la discreta regia dell’adulto, e un buon pizzico di immaginazione. Seguono pagine di preparazioni, chi a raccogliere conchiglie e perdere lo sguardo nell’orizzonte, chi a cercare legnetti e poi a stringere nodi: “Abbiamo lavorato bene, tutti insieme. Bravi.” Le onde increspano il mare, la luce si fa più scura, la piccola zattera è pronta a navigare, trascinata dalla marea.

“Dove va?” chiede Margherita. Michao tocca l’orizzonte con un dito. “Bisogna immaginare”.

Mi ha colpito la poesia di questo albo che affiora quasi per magia da disegni e testi in definitiva piuttosto concreti.
Mi ha colpito il senso di magia e a sprazzi ironia tra le righe di testo scritto.
Mi hanno colpito i cambi prospettici che ora ci conducono negli occhi e nelle mani dei personaggi, ora sulle ali di un gabbiano verso la distesa d’acqua.
Mi ha colpito il senso di agio che trasmettono le figure antropomorfe nelle tavole, disposte con libertà ed equilibrio nello spazio.
Mi ha colpito l’alternarsi, come nell’andirivieni delle onde, di corse, salti e contemplazioni e pacatezza.
Mi ha colpito la scelta dei personaggi così facilmente intuibili come famiglia, nel testo, ma spiazzanti nella scelta grafica di animali, per giunta di diverse specie.

A volte, a immaginare e perdersi nell’infinito ci aiuta anche un libro, come questo.

LA ZATTERA
Olivier de Sominihac (testo), Stéphane Pouline (illustrazioni)
Traduzione di Paolo Cesari
Orecchio Acerbo Editore
Anno di pubblicazione: 2015
28 pp. | 23,5 x 31,5 cm.
Prezzo di copertina: 13,90 euro
Età di lettura: dai 4 anni

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