“L’appetito (per i libri) vien mangiando (leggendo)!” Chiacchieriamo con Piero, un papàraccontastorie

Galline Volanti

Conosciamo Piero Guglielmino da un po’, anche se solo nel mondo on line. Di lui ci  ha colpito subito la passione, la perseveranza, la serietà, il divertimento con cui racconta di libri per bambini e della sua esperienza di lettura con il figlio Luka.
Piero è specializzato in letteratura per bambini e ragazzi e a dicembre terrà a Catania il suo primo seminario “Che cos’è un papà lettore?”. Abbiamo pensato che Piero ha molte cose interessanti da dire, e nella nostra rubrica dedicata ai papàraccontastorie, ci sta proprio bene.
Benvenuto, Piero, nel nostro pollaio, dove le galline non sono solo galline, ma aspiranti uccelli migratori…

[Questa è la seconda parte dell’intervista, non perderti la prima parte!]

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6) Sappiamo bene che il primo filtro nella scelta di un libro per il bambino è l’adulto, spesso il genitore. Sappiamo altrettanto bene che difficilmente il bambino apprezzerà quel libro se in primis non è amato da chi offre la sua lettura.
Siamo molto curiose di sapere come scegli i libri che proponi a Luka…

Quando decido di acquistare un libro o prenderlo in biblioteca il primo elemento che guida il mio sguardo è la bellezza e l’originalità, il fascino che suscita in me prima di tutto.
E’ vero, se un genitore non ama quello che legge non fa un bel dono a suo figlio e il bambino se ne accorge subito dalla lettura ad alta voce, da quella voce che è come bloccata, non fluida, e poi dall’assenza di chi legge, come se io fossi con la testa da qualche altra parte.

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Nel mio caso, essendo non solo un papà-lettore ma anche uno studioso di letteratura per bambini, spesso la mia scelta è anche indirizzata al futuro. Intendo dire che alcuni libri li compro se intuisco che rimarranno nel tempo o se hanno un’alta qualità verbale e iconica. Ho comprato alcuni albi anche solo per la paura che non vengano più pubblicati. Ma è una paura fondata in quanto non è così scontata, soprattutto in Italia, la presenza duratura nel mercato di prodotti di alta qualità.

Dopo questo primo aspetto che riguarda il mio gusto personale mi concentro su Luka, sui suoi interessi, su quello che piace a lui. Le due cose non sono mai separate ma forse adesso do ancora priorità al mio gusto, avendo tanta fiducia nel percorso di lettura che faccio con mio figlio da quasi tre anni e che finora ci ha pienamente soddisfatti, a entrambi.

Sono però consapevole che Luka è già un lettore esigente e attivo, quindi dovrò spesso collaborare con lui e lasciargli il diritto a scegliere ciò che lo invita alla lettura.

7) Ci hai raccontato che leggi a Luka fin dai primissimi mesi di vita, anzi, fin da quando era nella pancia della mamma. Cosa gli leggevi? Che cosa ha significato leggere a tuo figlio, nella pancia e nei primi mesi di vita?

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Quando Luka era nella pancia di mamma, quando riuscivo a sentire il battito del cuore o quando scalciava, leggevo di sera, quando andavamo a letto. Non lo facevo ogni giorno, come avrei voluto, ma spesso.
Leggevo sia filastrocche sia piccole storie di Gianni Rodari, tratte da “I cinque libri”. Ricordo che era un bel modo per stare insieme con mia moglie, per ridere o anche solo per testare la mia voce con lei accanto. Rodari è perfetto per riscaldarsi nella lettura ad alta voce e incominciare così, fin dalla gravidanza, a ri-mettersi in contatto con il nostro ‘orecchio acerbo’.
Quando Luka è nato, nei primi 6 mesi circa, non ho letto con metodicità o con un’idea ben precisa in mente. In quei primi mesi ero un po’ in un’altra dimensione quando ero con lui, completamente dentro lo stupore, la meraviglia di assistere a un miracolo, non raramente in uno stato di trance.
I libri erano molto presenti: Luka ne era sempre circondato, mentre gattonava e scopriva il mondo. E non solo incontrava tutti quei libri progettati per la sua età (di stoffa, con i buchi eccetera) ma anche albi illustrati per fasce anagrafiche più grandi.
Immaginate che già dopo 4 mesi avevo comprato alcuni albi solo per il piacere di averli vicini, nella libreria in salotto, dove passavamo tutto il tempo insieme. Si tratta di alcuni capolavori dell’editoria per bambini: “L’onda“, “A che pensi?“, “Dopo“, “P di papà“, “L’albero“, “Piccolo blu e piccolo giallo“, “Il piccolo bruco Maisazio“, “La mamma“.

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8) C’è un gran parlare attorno ai benefici che la lettura ad alta voce riserva ai bambini. Noi crediamo riguardi piuttosto uno scambio, una risorsa inesauribile di arricchimento anche per il genitore che legge a e con il proprio figlio.
Che ne pensi?

Sono d’accordo con voi. Quando leggo a Luka lui mi dona il suo tempo, il suo ascolto, la sua voce, la sua attenzione. E già questa è un’opportunità unica per diventare un padre migliore, consapevole che un tempo (lento) di qualità col proprio bambino non solo è possibile ma lo si può vivere ogni volta che si vuole.
Per non dire poi delle infinite idee per giocare che ci arrivano dalle storie, ottimi spunti per quei genitori che credono di non essere creativi o che hanno poca immaginazione. Sono sempre più stupito di come Luka porti fuori dal libro idee, parole, situazioni, personaggi che rielabora e ricrea per condividerli con me.
Leggere ad alta voce sta diventando per me anche un modo per DARE a mio figlio senza aspettarmi di RICEVERE qualcosa in cambio. Un po’ sto imparando la vera essenza dell’amore: il donare te stesso solo perché ami tuo figlio, senza altro scopo se non la relazione.

9) La tua storia personale appartiene a mondi culturali molto distanti tra loro, la Sicilia e l’Istria. Entrambe terre di confine, con lingue diverse e tradizioni forti.
Come entrano queste diverse anime nell’esperienza di lettura con Luka?

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Una bella domanda questa e un grande dilemma per me.
Un dilemma perché io non credo nelle tradizioni forti né ho mai sentito un’appartenenza forte alla Sicilia.
Rispetto molto il fatto che una tradizione rimanga in vita ma spesso percepisco la tradizione come una gabbia, come un muro da cui non deve passare la complessità o il nuovo che invece mi attirano molto di più.
Per quanto riguarda le radici alla propria terra, invece, è molto strano come io da bambino e poi da adolescente, soprattutto, abbia sempre sentito il bisogno di allontanarmi dalla Sicilia. Sentivo forte un’appartenenza al mondo intero.
Dicevo strano perché da quando ho lasciato la Sicilia ogni anno di più cresce invece il desiderio di ricordare le mie radici, per non parlare della nostalgia.
E questi sentimenti sono cresciuti ancora da quando è arrivato mio figlio.
Non sarà un caso se dopo la sua nascita ho comprato un libro con modi di dire, scioglilingua, proverbi, filastrocche nel dialetto catanese, per condividerli con lui. O ancora se non abbia esitato a farmi regalare da mia madre un libro per Luka, anche se è ancora presto per leggerlo: la magnifica versione di Colapesce raccontata da Riccardo Francaviglia in un bell’albo della catanese Splen edizioni. Credo quindi che la cultura siciliana entrerà sempre più nelle nostre letture e non vedo l’ora di leggere a Luka i tre albi illustrati su cui ho scritto la mia tesi di laurea: “Il cacciatore”, “Il racconto del lombrico” e “La casa sull’altura”, tutti scritti dal poeta marsalese Nino De Vita.

La lingua e la cultura istriana, invece, sono sempre intorno a Luka. Sente i nostri vicini parlare in dialetto; i nonni e gli zii sloveni gli cantano le canzoni popolari; all’asilo di Capodistria già impara tante tradizioni culinarie.
Preferisco che lui incontri questa diversità in modo naturale, nell’ambiente che lo circonda, senza che io influisca più di tanto. Io non appartengo a questo mondo e mai lo sentirò mio quindi credo sia giusto così, che Luka lo faccia suo e ne possa cogliere quello che ama di più.
Purtroppo non conosco bene l’editoria slovena e croata quindi non posso proporgli facilmente dei bei libri ma sto sempre con gli occhi aperti, e se dovessi trovare dei prodotti che rinnovano la tradizione (come “Colapesce”) sarò felice di leggerli con Luka.

10) Tu sei un papà lettore. Non crediamo ci sia una maggiore propensione delle donne a leggere ai figli, anche se sono le mamme a essere più disposte a confrontarsi sull’esperienza e sull’educazione dei figli.
Come vi dividete le letture in casa, tra te e tua moglie? Leggete mai tutti e tre insieme? Leggete cose diverse?

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A casa nostra sono io che mi occupo di cercare i libri per Luka e mia moglie ne è ben felice.
Io ho la fortuna di aver iniziato i miei studi di letteratura per l’infanzia quando aspettavamo il nostro bambino, quindi il percorso di lettura con Luka è anche il mio percorso di scoperta, di studio, un vero e proprio apprendistato, completo di teoria e tantissima pratica.
Mia moglie si fida del tutto dei miei gusti e spesso le consiglio quali libri sloveni leggere per Luka. Io non leggo molto bene in sloveno ma mi basta poco per capire quando un libro è di qualità. Conoscendo bene il mercato italiano a casa abbiamo più libri italiani ovviamente. Anche qui mia moglie non ha nessun problema e di questo le sono tanto grato.
Per me è un grande dono questa possibilità di leggere in italiano a Luka, anche perché così ritrovo ogni giorno la mia lingua, spesso in una forma poetica, o nei giochi tra le parole.
E Luka, spero, potrà così amare l’italiano che per me è una delle lingue più belle al mondo.

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Il modo in cui dividiamo le letture in casa dipende dai nostri impegni ma in generale sono io a leggere di più: per me ogni occasione è buona per un libro.
Spesso leggiamo insieme, soprattutto prima della nanna. Un momento questo a cui nessuna coppia dovrebbe rinunciare, un tempo calmo e un luogo intimo in cui il libro mette in comunicazione tutta la famiglia, rinsaldando e arricchendo la relazione.
Prevalentemente leggiamo le stesse cose, anche perché mia moglie legge abbastanza bene in italiano ma soprattutto perché è molto importante che un bambino ascolti la stessa storia da due o più voci diverse. Questo rende per lui l’esperienza della lettura ancora più ricca.
Ultimamente accade che decida Luka chi deve leggere e questo non fa che confermare la sua crescita come lettore.
Luka sempre più sa cosa vuole leggere, come e quando.

11) Raramente si parla delle difficoltà che si sperimentano nell’esperienza di lettura, della noia, della fatica, dello scarso interesse, degli ostacoli di varia natura, alcuni diffusi, altri più personali.
In quali difficoltà ti sei imbattuto e quali soluzioni hai trovato?

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Fate bene a ricordare questo aspetto della lettura e sono d’accordo sulla tendenza a non parlarne, come se l’ambiente della lettura sia solo e sempre un fatato cantuccio con luci soffuse e un genitore e il suo bambino che leggono in totale armonia.
E invece non è sempre così, specialmente nei primi tre anni, secondo la mia esperienza con Luka.
Noi che lavoriamo all’educazione alla lettura dovremmo invece condividere per primi le nostre esperienze, gli ostacoli incontrati, le frustrazioni, gli errori.
Molti genitori si scoraggiano presto e rinunciano, perché credono di aver sbagliato o non essere all’altezza o in modo del tutto errato danno la colpa ai bambini, dicendo che non c’è nulla da fare, non amano i libri.
Per questo motivo una parte del mio primo seminario, “Che cos’è un papà-lettore?”, la dedicherò alla condivisione dei tanti sbagli che io per primo faccio ogni giorno e dei problemi che si incontrano durante il percorso.

Tra le tante difficoltà che incontro ancora oggi parto dalla prima: la scelta dei libri. Quando entro in libreria sono sommerso dai libri e spesso mi perdo, mi faccio distrarre o semplicemente non noto le cose che potrebbero colpirmi. E allora penso che io conosco abbastanza bene questo mondo e alla fine trovo una via nel labirinto, ma cosa può provare un genitore che è solo agli inizi e non ha tante conoscenze? Si perderà del tutto e forse finirà per scegliere i soliti libri ‘luccicanti’ e commerciali.
Le soluzioni sono in questo caso la preparazione e la passione dei librai (che non sono sempre così ovvie), la frequentazione di una buona biblioteca specializzata e il continuo aggiornamento personale che passa anche dalla lettura dei tanti blog (il vostro è un ottimo esempio!).
E passo alla seconda difficoltà: il rifiuto di quel libro di cui tu genitore ti sei subito innamorato, dando per scontato che anche tuo figlio sarebbe stato coinvolto.
Porti a casa il libro, dici a tuo figlio “Vieni che papà ha un libro nuovo per te!” ed ecco cosa può accadere: che già dal titolo non gli piace, perché ha già qualcosa di simile; che non ci sono abbastanza figure; che quelle maledette finestrelle non si aprono fluidamente eccetera eccetera.
E queste cose tuo figlio le manifesta anche con gravi scatti di rabbia.
Chi di noi non ha visto bellissime pagine strappate o un albo mangiucchiato, lasciato per caso vicino al tuo piccolo che ha appena scoperto l’onnipotenza divoratrice della sua bocca?
La soluzione? Avere tanta pazienza e fiducia nel vostro piccolo lettore. Un buon lettore (adulto) ha tutto il diritto di non amare un libro. Un bambino piccolo ha lo stesso diritto e se è molto piccolo lo manifesterà anche tirando fuori i denti.
In realtà una cosa ho imparato dai primi mesi in cui Luka mangiava i libri: stava già leggendo!
E allora perché arrabbiarsi?
L’appetito (per i libri) vien mangiando (leggendo)!

Sono tanti gli altri problemi che ho incontrato in questi anni e non è possibile elencarli tutti ma voglio ricordare che nessuna relazione cresce con facilità.
Se leggere ai nostri figli è anche e soprattutto una relazione affettiva allora non può esserci crescita senza ostacoli, non può esserci cambiamento senza sbagliare.

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2 risposte a ““L’appetito (per i libri) vien mangiando (leggendo)!” Chiacchieriamo con Piero, un papàraccontastorie”

  1. Piero Guglielmino ha detto:

    Grazie di cuore Maria per le tue parole! Mi donano un’immensa gioia ma soprattutto confermano la mia idea che dietro alla lettura ad alta voce con Luka non ci sono solo belle storie ma legami, affetti, dialogo e ascolto, CRESCITA e CAMBIAMENTO sia per mio figlio che per me. Spero tanto di poter condividere la mia esperienza con i padri soprattutto, perché credo ci sia bisogno di una visione nuova della paternità. La lettura precoce a un figlio, a una figlia, può fare da “ponte”, come dici tu, per un’intimità e una profondità che anche i papà possono stabilire con i loro piccoli, sin da subito!
    Grazie ancora!

  2. maria bossa ha detto:

    E’ straordinario come Piero Guglielmini riesca a descrivere la sua relazione con Luka mediata dalla presenza del libro, “oggetto transazionale”, portatore di immagini e storie, e dalle vibrazioni della sua voce narrante come energia “ponte” , veicolo delle emozioni di contatto e di amore che uniscono il padre con il figlio, portandoli dolcemente verso un contatto profondo e misterioso, unico, indissolubile, migliorando ed ampliando tra di loro la comunicazione percettiva di loro stessi, coppia padre/figlio e del mondo intorno a loro.
    Penso che Piero sia una nuova voce di un padre del nostro tempo in continua evoluzione emotiva e percettiva e che abbia molto da dire ed a trasmettere agli altri “padri compagni” la sua esperienza di relazione con il figlio.
    Abbiamo bisogno di voci come la sua, che hanno il coraggio di sperimentare, agire, diffondere un nuovo modo di “parlare” ai propri figli.
    Ed è importantissimo anche vedere, come Piero, abbia sin dall’inizio usato questo straordinario strumeto di comunicazione, ancor prima che Luka nascesse.
    La voce è vibrazione ed è musica vocale e le emozioni si attivano con le vibrazioni giuste. Questo ponte relazionale così naturale ed usato da sempre, viene approfondito in modo intenso da Piero oserei dire anche con una padronanza cognitiva non comune.
    Spero davvero che egli riesca a portare avanti , attraverso vari canali, la sua esperienza e farne anche uno strumento di consapevolezza e condivisione con gli altri papà che hanno bisogno di trovare “un ponte” intimo e profondo con i loro bambini così piccoli.

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