Le stagioni di Gerda Muller

Silvia Sai

In alcuni libri emergono prepotenti le storie. In altri regnano le atmosfere. Oggi vi parlo di una serie di quattro piccoli libri cartonati che in dettagliate e brevi illustrazioni condensano le atmosfere della natura e delle stagioni, rappresentate con mirabile verità scientifica nella varietà di flora e fauna e, al contempo, grande incanto. E chi può esserne l’autrice se non Gerda Muller? Forse solo i suoi disegni hanno la capacità di trasmettere i profumi dell’estate, il sapore dell’inverno, i suoni della primavera e il gusto dell’autunno. Poche immagini racchiudono con delicatezza la magia del tempo che scorre.

[Le stagioni e il loro scorrere hanno un non so che di sospesa malinconia. E chissà se questa è solo una visione adulta. Io credo di no. Ricordo da bambina quel vago senso di spaesamento settembrino; lo rivedo oggi negli occhi di Ilde che mi chiede a fine estate quando arriverà l’inverno e quando poi ritornerà l’estate].

Dicevamo, poche immagini. Attimi densi di vita immortalati nelle pagine, in fluttuanti balloons senza contorni, sospesi su uno sfondo giallo pastello, o in grandi illustrazioni a tutta pagina. Gerda Muller, con straordinaria grazia e onestà, immortala in poche pagine (solo 6 per ogni libro!) l’essenza delle stagioni, la loro anima, tutto ciò che le rende vive, istanti che appartengono al nostro immaginario, vissuto, esperito, o solo desiderato e immaginato.

Che cos’è dunque l’inverno se non una bocca spalancata protesa ad assaggiare un fiocco di neve, o le briciole di pane sparse per gli uccellini affamati, o le battaglie di palle di neve con gli amici, o l’albero di Natale e una calda poltrona con il nonno a raccontar storie?

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E l’estate? Come descrivere le atmosfere spensierate delle cene all’aperto, all’imbrunire, in campagna, a cacciar farfalle? Quel senso di libertà nelle ore dilatate in mille avventure? Io ne sento già l’odore nelle narici. E poi il mare, le sabbiature, l’orto in fiore, e infine, la scuola che inizia (chiaramente qui prevale un immaginario della stagione estiva prettamente nordeuropeo).

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L’autunno è un morso alla mela e un mucchio di foglie secche crepitanti da bruciare o buttare all’aria. Ma è anche raccogliere attentamente le castagne, incollare su un foglio piccoli tesori del bosco, camminare sotto la pioggia e poi asciugare il pelo del cane bagnato. Quanta verità e tenerezza c’è nel bambino dai capelli rossi che scruta (malinconico) la pioggia dal caldo della sua cameretta?

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E poi arriva la rinascita, la primavera, con la sua esplosione di vita. Come meglio rappresentarla se non con la cura che un bambino riserva ai piccoli animali appena nati? Con la stagione nuova tornano gli orizzonti aperti, gli uccelli migratori e i lavori nei campi e, altra immagine dolce e vera, le influenze di stagione!

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Mi piacciono i bambini di Gerda Muller. Così liberi e spontanei,  mossi e sorridenti, ritratti all’aria aperta, anche nelle stagioni più fredde. L’autrice olandese ci racconta un’infanzia vivace in cui dominano il gioco e la natura, intrecciati. Una natura viva, resa ancor più viva dal tocco e dalla presenza dei bambini, complice e amica, silenziosa e vivace.  In un’unica breve sequenza di immagini si racchiude tutta la meraviglia della vita…
La rappresentazione dell’infanzia di Gerda, così immersa nella natura, è liberatoria. A guardare queste immagini, non viene voglia anche a voi di indossare stivaletti e correre a perdifiato nei campi bagnati di pioggia? O di buttarvi in un mucchio di foglie secche?

 

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È un’infanzia di amicizie e solitudini serene arricchite di piccoli semplici gesti: seminare tulipani, dipingere le uova di Pasqua, addobbare l’albero di Natale, infilare perline.

E gli adulti. Che bella rappresentazione delle figure “grandi”! Presenze rare, discrete e complici. L’adulto costruisce girandole insieme al bambino, raccoglie mele in lontananza, riempie barattoli di marmellata, legge libri sul divano. Sono figure perlopiù assenti, ma così presenti…

E il testo?

Le stagioni di Gerda Muller non hanno testo. Ma non crediate che un libro così denso di atmosfere e privo di parole, non racchiuda il potere di raccontar storie. Le storie, infinite, sono quelle che prendono vita nelle illustrazioni, scaturiscono dalla nostra fantasia, crescono nelle domande dei bambini (e Ilde me ne pone davvero molte!), si rinvigoriscono nella cura dei dettagli (la pipì del cane sulla neve, dettaglio che ho scoperto solo alla decima lettura, o le orme dell’uccellino).  

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Nascerà spontaneo un racconto fluido ricco di ricordi e aspettative, in cui il piccolo lettore facilmente potrà riconoscersi e fantasticare (“anche io quando arriva l’inverno voglio imparare a pattinare”! – “anche io voglio il materassino al mare!” – “anche noi abbiamo messo il pane per gli uccellini”).

Ilde adora le stagioni di Gerda Muller. Inizialmente ne avevo acquistate due: l’inverno, la stagione che lei ama maggiormente, forse perché quella che ha vissuto di più, essendo novembrina; l’estate perché eravamo alle soglie della stagione calda. Ai suoi occhi attenti e curiosi non sono però sfuggiti i retro di copertina dove si notano le altre stagioni, e così, ora, siamo immersi nuovamente nelle mezze stagioni, così ricche di profumi e colori.

L’edizione dei quattro libri della serie Stagioni (Season) – Spring, Autumn, Summer, Winter – è Floris Books. Nel 2014 sono all’ottava ristampa. Non lasciateveli sfuggire, sono silent book!

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8 risposte a “Le stagioni di Gerda Muller”

  1. Maria (il Signor Pob) ha detto:

    Io ho ancora i quattro libri dei Trillifolletti di Gerda e Anne Marie Chapouton…una meraviglia assoluta!!! Sono i miei tesori più preziosi…

  2. lacasadifra ha detto:

    Silvia credo che non smetterò più di leggere questo post. La sensibilità delle tue riflessioni (che condivido parola per parola) accompagna magistralmente l’arte impareggiabile di Gerda.
    Rivedo Edo che abbraccia e accarezza i conigli il mese scorso in montagna, al maso dove alloggiavamo…

  3. Michela ha detto:

    Grazie per questo post, bellissimi!

  4. scaffalebasso ha detto:

    Oh Gerda 🙂 Bellissimi e poi i bimbi sono ricci come la tua Ilde!

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