Lentamente, leggo

Galline Volanti

Cos’è la lentezza? Un tempo lento, o percepito come lento nel suo incedere, perché non dettato dalla frenesia ma piuttosto dalla calma, dall’attesa, dalla pazienza, da un passo che tende a seguire i propri ritmi, i desideri, le passioni, i sogni.

È un modo di vivere il tempo seguendo il proprio sentire, dedicandosi a quanto più piace e fa star bene.

Forse si coglie la lentezza quando più si fa ciò che si ama senza avere scadenze e impegni? Pensiamo a quanto appare lento il tempo durante una vacanza, in cui spesso la vita si arricchisce di intensità. O è forse nel confronto con la frenesia che si assapora meglio l’essenza della lentezza?

Riflettevo su tutto ciò mentre mi preparavo all’incontro di aprile con il gruppo di lettura Libri sCOVAti che proprio attorno al tema lentezza aveva scelto di condividere libri e storie. Per aprire la serata ho optato per libri che seguissero una precisa chiave di lettura. Mi piaceva infatti intendere la lentezza come una percezione soggettiva e relativa del tempo, che rallenta e accellera a seconda della persona e del momento vissuto. Pensavo alla lentezza quasi come a una predisposizione dell’animo che porta ad apprezzare in attimi, più o meno dilatati, ciò che ci circonda, a lasciare entrare la bellezza pur nella rapidità, a trovare piccoli spazi di ascolto e osservazione.

Sidewalk Flowers, pluripremiato silent book di JonArno Lawson e Sidney Smith, è stato il primo libro che ho condiviso perché traduce esattamente questa chiave di lettura. Una bambina di rosso vestita attraversa la città di buon passo, accanto al padre un po’ distratto, frettoloso, immerso nel suo mondo. Una bambina le cui gambe camminano veloci ma il cui sguardo si sofferma a notare, e cogliere,  fiori qua e là, piccoli frammenti di vita colorata nel grigio della città, una bambina empatica, custode di uno sguardo puro e di un animo lento. Un albo delicato con un finale aperto, sul quale a lungo ci siamo soffermati nell’incontro.

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Disperso in casa invece un libro di cui ho già scritto, Dove nascono le nuvole, di Fabio Di Cocco, e che avrei condiviso volentieri, perché racconta in modo poetico l’abbandonarsi di una bambina a contemplazioni apparentemente futili (le nuvole) e il vagare della mente in pensieri leggeri e intensi. Anche in questo caso, attimi lenti e dilatati, strappati alla velocità, durante un viaggio in macchina con  papà.

Il gruppo dei partecipanti si è rivelato come sempre attivo e partecipe, con graditi ritorni e nuovi ingressi (benvenuti!) e tra i libri condivisi, alcuni si sono subito sintonizzati tra loro. E’ emerso il lato contemplativo del tema, evocando l’osservazione, i piccoli gesti, i pensieri sospesi, la pazienza, l’attesa. Lo abbiamo trovato in Se vuoi vedere una balena, di Julie Fogliano e Erin Stead, portato da Arianna, un albo affascinante, evocativo e complesso, denso di significati, forse apprezzabile a pieno più da un adulto che da un bambino, abbiamo convenuto. Della stessa coppia autorale, e con una trama più intuitiva, Silvia B. ha letto con noi E poi è primavera, un albo dalle splendide illustrazioni in cui il ritmo lento della natura riempie di senso le giornate di un bambino che molto osserva e attende. In questo libro tutto concorre a un senso di lentezza: il testo, le immagini, i colori, i dettagli, la postura del bambino.

Un po’ indecisa se c’entrasse col tema della serata, ma a mio avviso perfettamente sintonizzato, Francesca F. ha portato Window, un incredibile (anche perché gliel’ho regalato io :-D) silent book di Jeannie Baker costruito con minuziosi collage che racconta la trasformazione negli anni di un ambiente naturale in urbanizzato osservata attraverso i vetri di una finestra. Il tempo scorre con le pagine, e quale immagine trasmette meglio quell’idea di momento sospeso nella contemplazione quanto il guardare fuori dalla finestra? A me sembra che sia forse uno dei pochi attimi di lentezza che ci concediamo nella quotidianità.

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La prima scelta di Francesca F., in realtà, si è concentrata sulle bellissime filastrocche poetiche scritte da Luigina Del Gobbo in Vorrei un tempo lento che, all’unanimità, abbiamo decretato racchiudere al meglio tutte le accezioni possibili di lentezza (Ada l’ha usato infatti come filo conduttore per le sue narrazioni al Festival della Lentezza 2015, potete leggere qui come è andata). Un altro libro che racchiude diverse riflessioni sulla lentezza è Il Piccolo Principe, portato orgogliosamente da Sara, un super classico che in questi mesi è rinato in diverse edizioni. Qui la lentezza ha davvero il sapore dell’universalità.

Una parte della serata è stata dedicata ai libri che in qualche modo raccontano il valore della lentezza, invitando a tralasciare la velocità, la superficialità, la fretta. Alcuni testi ci sono apparsi un po’ didascalici, come Aspetta! di Antoinette Portis, libro portato da Matteo, in cui un bambino trascinato dalla madre, continuamente cerca di interromperne la corsa attirando la sua attenzione su diverse situazioni o dettagli notati lungo il cammino. Un po’ didascalico, nella sua parte finale almeno, ci è sembrato anche l’albo Volo via, scritto e illustrato da Cristina Petit, una lettura presentata da Patrizia che ha comunque attirato positivamente l’attenzione di tutti. Racconta la storia di una mamma sempre di fretta e di Carolina che un giorno vola via sospinta dal vento causato dal phon ad alta potenza con cui la mamma le asciuga i capelli (e l’immagine della bimba che vola via l’abbiamo trovata spettacolare!). Il viaggio intrapreso le fa conoscere diverse mamme in giro per il mondo, umano e animale, alle prese con le fatiche quotidiane, e inevitabilmente Carolina tornerà cambiata, a casa dalla sua mamma.

Di tutt’altro genere, pur restando nell’ambito dei libri che invitano alla lentezza, è il libro senza parole di Adriano Traini, Che fretta c’è, condiviso nel gruppo da Valentina. E’ piaciuto a tutti: simpatico, leggero, fantasioso, pieno di dettagli, in ogni tavola presenta un’azione quotidiana spezzata in diversi riquadri (stimolando così la capacità logica ma anche la fantasia) con tante lumachine protagoniste di un mondo lumacoso!

Se la lentezza è un valore universalmente riconosciuto, a volte è necessario qualcuno, o qualcosa, che ce lo ricordi, interrompendo il nostro solito tran tran. Ad esempio, un cane. Nero, sporco, sporchissimo, affamato, in cui si imbatte un signore per strada, un padre di famiglia che decide di soccorrerlo e portarlo a casa dalla sua famiglia. Un perro en casa è un recente acquisto di Ada in Fiera a Bologna nello stand venezuelano.

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E non poteva che essere un albo difficile da decifrare, enigmatico, assurdo, come piace a Ada che ama sempre mettere alla prova il gruppo! (ricordate Mondo Babosa?). Senza dubbio l’albo ha catturato la nostra attenzione, non solo per i disegni orginali di Ramòn Parìs, anche per la storia apparentemente semplice, ribaltata da un finale a dir poco aperto, di cui Ada ci ha fornito la sua interpretazione. Il cane rappresenta simbolicamente quel qualcosa di inconsueto e inaspettato che stravolge le nostre vite quotidiane inducendoci a fermarci, a occuparci di qualcuno che non sia noi stessi, a pensare, a rallentare. Arriverà mai in Italia questo albo? Noi ce lo auguriamo.

Abbiamo poi incontrato libri che, pur invitando indirettamente alla lentezza, pongono piuttosto l’accento sul rispetto dei tempi soggettivi di ognuno. Claudia ha sfoderato un albo di Gek Tessaro amatissimo dai bambini: Il fatto è. Con grande umorismo e ironia la storia ci racconta di una papera caparbia che ama prendersi i propri tempi e aspettare il momento giusto per buttarsi in acqua, tra la derisione e le prepotenze altrui. Un libro cartonato, dai colori brillanti, adatto ai più piccoli. Con Patrizia, in Sbrigati ma lentamente di Layn Marolw, incontriamo la coppia di animali simbolo del binomio lentezza-velocità: la lepre e la tartaruga. Deliziose le illustrazioni, la trama ci ha entusiasmato meno, ma senz’altro rappresenta bene una storia delicata in cui i due animali imparano ad apprezzarsi  nella diversità. Abbiamo poi ritrovato le lumache in un altro albo illustrato, questa volta condiviso da Francesca R., che ha esordito rivendicando il diritto alla lentezza (“mi sento molto lumaca!”). Ne La corsa della lumaca, albo sicuramente originale soprattutto nelle illustrazioni di Philip Giordano, che pur hanno lasciato perplessi alcuni di noi, seguiamo una lumaca in corsa, a dispetto di tutti i richiami degli animali che incontra. Anche in questo caso, la conclusione ultima rimanda all’invito a rallentare e al rispetto dell’altro.

Accade anche che vi siano libri in cui il tema della lentezza non emerge in modo esplicito ma entra a far parte della narrazione, ponendosi come elemento narrativo cruciale. E’ il caso del meraviglioso albo portato da Arianna, I pani d’oro della vecchina, di Annamaria Gozzi e Violeta Lopiz, in cui la lentezza diventa una strategia adottata da una vecchina per ingannare la Morte. Cucinando dolcetti natalizi, giorno dopo giorno, la protagonista cattura l’attenzione dell’Ombra Scura, rallentando così la sua ultima, inevitabile, ora.
Una simile intensità e intimità, l’abbiamo ritrovata in Io aspetto, di Serge Bloch e Davide Calì, letto da Laura. Si tratta di un albo illustrato dal piccolo formato rettangolare, e dall’accattivante e originale copertina, in cui la lentezza si traduce in un’attesa lunga tutta la vita di un uomo, che scorre come un filo rosso attraverso momenti straordinari e ordinari di quotidiantà sublimata.

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Non abbiamo avuto tempo di leggere e condividere l’altro libro portato da Ada, L’orso che non c’era, di Oren Lavie e Wolf Erlbruch, un albo dal forte sapore filosofico in cui la lentezza diventa il leit motiv nel lungo cammino che porta alla conoscenza di se stessi, ne riparleremo! Decisamente su un altro registro, divertente e spassoso, si pone l’albo illustrato C’è posto per tutti, di Massimo Caccia, portato da Valentina. Anche in questo caso, la lentezza diventa parte della narrazione: una fila di animali avanza lentamente, molto lentamente, in fila indiana, fino ad arrivare alla mitica arca in cui li ritroviamo schiacciati all’inverosimile nella divertentissima tavola finale. Un albo senza parole in cui le illustrazioni moderne e pulite reinterpretano la storia classica dell’Arca di Noè. Divertente, originale, e oseremmo dire geniale, è la terza avventura in lingua pipripù inventata da Emanuela Bussolati: Rulba rulba! Questa volta si racconta del piccolo Piripù Bibi che ama vivere pole pole (lentamente), guardandosi attorno, senza fretta, distraendosi e perdendosi…

A fine serata, la stanchezza iniziava a farsi sentire. Abbiamo solo avuto un breve tempo per prendere in considerazione un’altra, ma importantissima declinazione della lentezza: quello spazio ancor più intimo che porta a ritrarci in noi stessi, nel silenzio, nelle piccole cose, nelle attività creative, nelle proprie passioni. A questo proposito Ada ci ha fatto conoscere, ma ce ne riparlerà meglio, il nuovo albo illustrato edito da Orecchio Acerbo Lei. Vivian Maier, dedicato alla figura della fotografa-tata, una donna che nella vita ha saputo trovare lo spazio per le sue passioni e fermare il tempo per gli incantamenti.

In conclusione, ho sfoderato i miei carissimi silent book di Gerda Muller: a mio avviso un omaggio alla lentezza, intesa come la vita in sintonia con la natura, i suoi tempi e i suoi spazi, i suoi abitanti, come quei preziosi momenti sospesi dedicati a intessere ghirlande di fiori, a riempire barattoli di marmellata, a guardare il temporale attraverso la finestra, a chiaccherare in una sera d’estate sulle rive di un lago. Attimi di lentezza che ognuno di noi può ritrovare sedimentati nelle memorie d’infanzia.

P.S. E la noia? Non è emerso in nessuno libro, questo tema, così connesso al tempo lento. Quello spazio apparentemente vuoto ma così potenzialmente ricco nel momento in cui apre una finestra sulla creatività, sull’immaginazione e sulla fantasia. Ma è possibile trovare ritratta la noia negli albi illustrati? Certamente, basta cercare un po’…. Nel frattempo vi lasciamo con una bellissima poesia, in attesa del prossimo incontro in cui parleremo di libri che affrontano temi difficili (morte, malattia, sofferenza…).

Filastrocca della noia

Noia di tutto, fatta di niente
Noia riempita di vuoto di mente
Viaggia nel tempo, tempo infinito
Passa la voglia di muovere un dito
Non sai che fare, né che pensare
O la combatti, o resti a guardare
Poi all’improvviso, un po’ stranamente
In quella noia si apre la mente
E si fa strada lungo la via
La fantasia.

(Sabrina Giarratana, Filastrocche in valigia, Nuove Edizioni Romane)

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