L’isola delle balene

Galline Volanti

Il presente consiglio di lettura è stato scritto da Caterina Zerlotti, lettrice ad alta voce, promotrice della lettura, socia attiva dell’Associazione di Promozione Sociale “Galline Volanti” ] 

Diciamolo pure, il titolo L’isola delle Balene non è particolarmente accattivante: è piuttosto piatto e nulla lascia presagire della trama (il titolo originale recita Why the Whales Came). Invece la storia mi ha conquistata sin dalle prime pagine e mi ha tenuta incollata al libro fino alla fine.

Michael Morpurgo, noto e apprezzato scrittore inglese per ragazzi, in centosessantotto pagine ci racconta un’avvincente storia apparentemente lontana nel tempo – siamo negli anni 1914-1915 – e ambientata in un’isola abitata da pescatori, Bryher, al largo delle coste della Cornovaglia. Il lettore, tuttavia, già dopo le prime pagine, è catturato dalla storia; si muove nell’isola assieme ai due ragazzini, Daniel e Gracie, protagonisti del romanzo, a caccia del vento migliore e sa che non si deve avvicinare al misterioso Migratore.

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Gracie e Daniel sono molto amici e condividono la passione per i modellini di barche in legno che costruiscono e con le quali giocano. I due ragazzini sono liberi di girare per l’isola, con un solo divieto: non avvicinarsi mai al Migratore, un vecchio inquietante che vive isolato da anni. Tutti lo sanno e gli stanno alla larga:

Qualcuno diceva che era pazzo. Qualcuno diceva che era il diavolo in persona, che si nutriva di cani e gatti e che lanciava incantesimi e maledizioni se ti avvicinavi troppo.

Anche i due ragazzini hanno paura dell’uomo e non tentano mai di avvicinarlo. Fino al giorno in cui, per far navigare la loro flotta di legno senza essere disturbati, si avvicinano alla zona proibita ed entrano in contatto con il vecchio che, non solo non li aggredisce, ma molto timidamente resta lontano limitandosi a lasciare ai ragazzi messaggi scritti con le conchiglie sulla sabbia. Da questo momento le occasioni di incontrare il Migratore si fanno sempre più frequenti e i due protagonisti istaurano a poco a poco un vero rapporto di amicizia e fiducia con l’uomo.

Nel frattempo, scoppia la prima guerra mondiale…

Un giorno una balena narvalo si arena sulla spiaggia. Il Migratore tenta di rimetterla in mare ma il lamento dell’animale ne richiama altre. Gli abitanti di Bryher accorrono al richiamo delle balene e decidono di ucciderle per procurarsi cibo e ricchezza. Il Migratore, aiutato da Gracie e Daniel, vuole disperatamente evitare la strage degli animali. Da questo momento parte la corsa contro il tempo per tentare di convincere il villaggio a non uccidere i narvali e salvare la balena arenata…

Il discorso diretto è la tecnica che Morpurgo usa per sorprendere, per fare entrare il lettore nel vivo della narrazione. L’incipit stesso inizia con un discorso diretto:

“Stai lontana dal Migratore, Gracie”. Papà mi aveva messo in guardia tante volte. “Stagli bene alla larga, mi hai sentito?” E noi, io e Daniel, non ci saremmo mai avvicinati a lui, se i cigni non ci avessero cacciati via dal laghetto sotto la Collina degli Alberi, dove andavamo sempre a giocare con le nostre barchette a vela.

Siamo già dentro la storia. Sappiamo che, pur spinti da buone intenzioni, stiamo per disobbedire. Nominare un luogo preciso, la Collina degli Alberi, dopo che nella pagina precedente ci è stata offerta la mappa delle isole Scilly, permette di renderci l’isola familiare, di muoverci assieme ai protagonisti sulle sue spiagge. E qui l’autore usa le varie descrizioni degli impedimenti che costringeranno i due amici ad avventurarsi nei territori proibiti per creare nei lettori l’emozione della trasgressione attesa. Attraverso i dialoghi tra i due amici, Morpurgo offre al lettore le giustificazioni della disubbidienza che stanno per compiere.
E’ Gracie che narra la vicenda, ma al plurale, includendo l’amico Daniel nel flusso narrativo. Così facendo, senza bisogno di nessuna introduzione né di descrizioni fisiche, i lettori conoscono entrambi i protagonisti, entrando immediatamente in empatia con loro fino alla fine.

Per descrivere il Migratore, Morpurgo si affida al fascino delle leggende che si narrano attorno all’uomo e al potere della superstizione: “Era una specie di gufo, una creatura del buio, dell’alba e dell’imbrunire”. Siamo a pagina cinque e assaporiamo già il brivido dell’avventura.

Da qui in poi ci lasciamo condurre dal ritmo sapiente che l’autore riesce ad imprimere al testo con frasi brevi, molti dialoghi e poche descrizioni. Le riflessioni e le descrizioni, servono per creare attese ma non riempiono il nostro orizzonte di lettura e, anzi, senza appesantire il racconto, ci aiutano a comprendere le atmosfere e ci danno gli elementi utili a costruire il senso del romanzo.

Quando Gracie ci dice che «Il Migratore non chiedeva mai aiuto. Era semplicemente una persona che ti veniva voglia di aiutare” noi lettori, in sole due righe, siamo già dalla parte dell’uomo, convinti che non sia l’essere terribile che tutti credono. Attraverso il continuo confronto tra Gracie e Daniel, diversi tra loro ma complici, i lettori possono immedesimarsi nell’uno o nell’altro senza timore di fare scelte sbagliate. A noi lettori sono presentate interpretazioni diverse della realtà e ci è lasciato lo spazio per la rielaborazione personale perché la scrittura non indugia mai in commenti moraleggianti ma sono le azioni e i dialoghi a favorire la costruzione del senso e dei valori della storia. I due amici sbagliano e ritornano sulle proprie decisioni, affrontano pericoli, sono curiosi, giocano e esplorano il mondo a loro disposizione, soffrono, lottano, e noi con loro.

Morpurgo poi ci racconta del contesto. La guerra, una tragedia che incombe, è descritta in pochissime righe:

Quella prima notte di guerra c’è stata una tempesta fortissima, un temporale violento che lampeggiava e rimbombava per tutta l’isola, come a volerla sradicare dal mare. Il vento gemeva e ululava spaventosamente per tutta la casa. Fuori dalla mia finestra dei bagliori bianchi come lenzuola trasformavano la notte in giorno, annunciando ogni tuono.

Descrivere la guerra affidandosi alla natura e, in particolare, al temporale, senza indugiare in descrizioni orrorifiche, rende la violenza e la paura in una maniera semplice e comprensibile ai ragazzi.
Situare la narrazione in un ambiente storico e in un contesto rurale potrebbe risultare lontano ai lettori. Credo che invece sia proprio questa lontananza a permettere a Morpurgo di parlare di valori universali: amicizia, pace, salvaguardia dell’ambiente, coraggio, ascolto e rispetto del prossimo, legame intergenerazionale tra vecchi e giovani, collaborazione per il bene collettivo, solidarietà.

Questo è un romanzo nel quale la morale è forte e presente, ma è sottintesa, non spiegata o imposta: viene offerta come una possibilità che sta al lettore cogliere.

Non siamo semplici lettori ma agiamo assieme ai protagonisti: è l’azione che innesca il coinvolgimento emotivo del lettore. Morpurgo ci fa provare l’amicizia mentre giochiamo con le navi assieme a Gracie e Daniel; ci fa superare la diffidenza di uno sconosciuto scrivendogli sulla sabbia o inventandoci un linguaggio per parlare con l’anziano sordo; ci fa odiare la guerra perche ci fa soffrire per la perdita del padre di Gracie e gioire per il suo ritorno; ci fa apprezzare la saggezza dei vecchi imparando con Daniel a scolpire gli uccelli sotto la guida del Migratore; ci fa avere il coraggio di opporci alle ingiustizie rischiando anche le botte del padre di Daniel; ci fa smantellare le superstizioni discutendo di volta in volta con Gracie e Daniel a proposito di quello che si dice e di quello che la loro esperienza gli dice a proposito del vecchio; ci fa capire l’importanza della collaborazione mentre facciamo rumore per tenere i narvali al largo intanto che altri spingono la balena in mare.

Quando chiudiamo il libro e concluso la storia, avremo vissuto un’incredibile avventura che ci ha aperto nuovi orizzonti.

L’ISOLA DELLE BALENE
di Michael Morpurgo
Traduzione di Silvia Cavenaghi
Illustrazione di copertina di Veronica Malatesta
Il Castoro – Collana CastORO
Anno di pubblicazione: 2017 (1^ ed. Il Castoro: 2008)
168 pp. | 14 x 20,5 cm.
Prezzo di copertina: 8,90 euro
Età di lettura: dai 9 anni in lettura autonoma.

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