L’opossum che invece no

Silvia Sai

L’opossum che invece no è un albo illustrato, di formato davvero piccino, che ho scoperto per caso e amo moltissimo. Chiama il lettore dentro la storia, è comico e triste, originale e arguto, condensa la narrazione in un breve testo e disegni in bianco e nero con stupefacente essenzialità!

Edito negli Stati Uniti nel 1950 (in Italia nel 2012), questo libricino è stato scritto e disegnato da Frank Tashlin, uno dei primi cartoonist americani (lavorando per Warner Bros e Walt Disney). Si spiega così la sua arte, capace di sintesi fulminante!

C’era una volta, non tanto tempo fa, un Opossum che viveva nel bosco. Era un piccolo Opossum felice, sempre sorridente.

Sorrideva quando splendeva il sole.

Sorrideva quando splendeva la luna.

Sorrideva quando non splendeva niente.

E sorrideva pure quando si arrampicava su un albero bello alto, con un ramo lungo e sporgente. Raggiunto quel ramo, ci avvolgeva intorno la sua lunga coda e… si metteva a testa in giù, come tutti gli Opossum.

Se ne stava lì appeso per giorni e giorni, e non faceva che sorridere e poi ancora sorridere.

Era l’Opossum più felice, più sorridente, più penzoloni di tutto il bosco.

La storia racconta di un Opossum (notare la scelta dell’animale protagonista!) che vive felice e beato in un bosco, a testa in giù a penzoloni su un ramo, finché non viene notato da un gruppo di uomini che, certi della sua infinita tristezza, lo trascinano in città per renderlo felice. Talmente radicati nella loro prospettiva, non comprendono che la linea all’ingiù della bocca, è in realtà un bel sorriso. L’Opossum viene così gettato in un mondo estraneo e grigio, costretto a modificare la sua presunta tristezza in sorriso finché…

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E’ evidente come la storia si giochi interamente sul meccanismo dell’equivoco e del fraintendimento, che i bambini comprenderanno immediatamente e vorranno svelare ai sordi umani che sembrano proprio non capire (mia figlia di 5 anni grida sempre “ma insomma proprio non capite che sta sorridendo??”). Da una tinta comica iniziale, la narrazione sfuma sempre più verso il grigio.  Da un lato ci sono gli uomini, forti, prepotenti (addirittura sradicano l’albero dell’Opossum per portarlo in città!), bercianti e urlanti; dall’altra c’è l’Opossum, colui che è minacciato, con il quale il lettore proverà profonda empatia. E’ davvero facile provare una stretta al cuore man mano che l’Opossum viene costretto a vivere una quantità di assurdità nella città!

E poi le domande: Riuscirà a tornare nel bosco? Come farà a sventare i mille pericoli urbani? Tornerà ad essere felice?

La forza di questa narrazione risiede dunque nella capacità di coinvolgere il lettore in una partecipazione emotiva, attivando strutture semplici raccontate con un linguaggio testuale e visivo immediato anche per i più piccini.

Interessante è quanto si possa scendere in profondità nelle letture di questo albo illustrato, che non faticherebbe ad essere inserito in bibliografie sul tema della diversità e sulla critica sociale. La diversità di sguardi e prospettive è certamente il tema narrativo centrale, attorno al quale si innestano tematiche che portano significati plurimi: c’è la giustizia, il rispetto, l dicotomie uomo/animale, città/natura, ambiente urbanizzato e ambiente naturale…

A un occhio attento non sfuggiranno dettagli nei disegni che completano il ritratto deprimente dell’umanità: avida, concentrata su fama e visibilità, in un mondo di rumore, vizi, sporcizia, affollamento, grigiore, noia e disordine. L’opossum invece rappresenta la bontà, la calma serafica ed estatica, nella comunione armoniosa e contemplativa della natura.

E se in definitiva, quella che Frank Tashlin scrive è una fortissima ed evidente critica alla miopia e ottusità dell’uomo che crede in modo supponente di sapere ciò che sia meglio per l’altro, trovo interessante come una storia sappia parlare in modo profondo e diverso a bambini di diverse età.

Un libro prezioso.

 

P.S. Quando nel 2016 uscì per Minibombo l’albo illustrato Un mare di tristezza, non ho potuto fare a meno di pensare al caro Opossum, perché si gioca sullo stesso meccanismo della linea del sorriso all’ingiù e all’insù!

P.P.S Prima di questo albo, l’autore ne ha scritto un altro (L’orso che non lo era), dalle simili caratteristiche, edito sempre da Donzelli in Italia, devo procurarmelo!

L’OPOSSUM CHE INVECE NO

di Frank Tashlin

traduzione di Bianca Lazzaro

Donzelli Editore

Anno di pubblicazione: 2012 (e.o. 1950)

70 pp.

Prezzo di copertina: 12,50 euro

Età di lettura: dai 5 anni

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