Mondo Babosa

Ada

Sogno raramente, anzi non sogno quasi mai e su questo sono certa Freud avrebbe qualcosa da ridire. Ma sono certa che, rispetto allo studio della presunta mente addormentata della scrivente, gli darebbe  molti più grattacapi e soddisfazioni il cimentarsi nell’interpretazione delle tavole illustrate da Mariano Diaz Prieto nel suo silent book Mondo Babosa – Adriana Hidalgo Editora (Argentina).

Copertina Mondo Babosa

Copertina Mondo Babosa

Un viaggio nella dimensione onirica in piena regola, di quelli che ad osservare le illustrazioni ti ci tuffi dentro e ne rimani invischiato, perdendo il senso del sopra e del sotto, di cosa è reale e cosa immaginato. Recupero nel mio inconscio i sogni di quando ero bambina, quelli da sembrare veri, talmente veri da non riuscire a distinguere il confine fra veglia e sonno, fra cosa realmente stava accadendo e cosa era una proiezione del mio vissuto, fra sogno e incubo.

Nei sogni si sovrappongono e incatenano una serie di eventi e personaggi che, seppur presi singolarmente possano mantenere una loro sensata dimensione, intrecciano storie inverosimili e grottesche, ai limiti della realtà. Ecco Mondo Babosa in tal senso è un sogno di quelli che si muovono sull’orlo del precipizio dell’incubo, in un mondo tetro e quasi fantascientifico.

Il libro si apre con una visione dell’interno di una casa, un gatto bianco placidamente accoccolato a guardare il cielo fuori dalla finestra. L’imprevisto assume le sembianze di una farfalla colorata, di un intenso rosso acceso. Irresistibile per quel gatto sornione, un invito a zompettarle dietro.

Un balzo fuori dalla finestra e ogni prospettiva cambia improvvisamente, pur senza che il protagonista felino se ne renda conto.

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Plana in un mondo dove esseri che paiono re e regine cavalcano enormi lumache,dove vermi, mosche, bacherozzi e ogni altro genere di insetto di cui ignoro i nomi scientifici coabitano pacificamente in una città in piena regola. Ci sono i bar, fabbriche di biscotti per cani con zelanti operai che indossano cappelli a tema canino, abitazioni a forma di teiera o di maschere tribali. Un mondo in cui oggetti del quotidiano paiono giganti e ci danno l’idea di essere in una sorta di Lilliput abitata da creature uscite da Alice nel paese delle meraviglie.

Il filo conduttore è la rincorsa della piccola farfalla rossa che, assieme al bianco del mantello del gatto, rimane l’unico colore vivido e luminoso nello scenario scuro, tetro, quasi post apocalittico della città brulicante in sottofondo.

Il climax del viaggio onirico lo si raggiunge però quando la farfalla prende il largo, lasciando la costa per sorvolare un mare che pare una discarica a cielo aperto, un mare che pullula di bottiglie vuote prese a prestito da formiche marine che, invece che raccogliere briciole di pane per l’inverno, vi accumulano pesci.

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La sorvolata oceanica conduce il serafico gatto, che pare non accorgersi del mondo surreale che lo circonda, ad approdare ad una enorme isola ancorata alla terra ferma, una gigante e sproporzionata pecora lanosa. Il primo pensiero che la mente riporta a galla è quello di una formica regina dalle proporzioni tali da non riuscire più a muoversi, una fabbrica a servizio della collettività, una produzione non stop di lana morbida.

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La cosa ai limiti del delirio allucinogeno è che il gatto si infila prima attraverso il folto mantello, per poi introdursi nei visceri dell’ovino, sempre alla ricerca della sua farfalla. Un viaggio nello stomaco di una pecora io non l’ho mai fatto nemmeno nei miei sogni più incredibili…un mondo interno, quasi un piccolo microcosmo in decomposizione, che trova la sua dimensione in un mondo esterno altrettanto delirante.

Nello stomaco qualcosa succede, forse si è esplorato il fondo di una società in decomposizione, la farfalla rossa si trasforma in un analogo esemplare dalle dimensioni assai maggiori che ci riporta fuori, allarga le prospettive con un volo ad alta quota, prende le distanze e ci fa vedere le cose dall’alto, la pecora pare quasi una mongolfiera vista da sopra.

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Ti aspetti dunque una risoluzione a questo viaggio allucinogeno, una chiusura di senso ad una storia che oniricamente pare perfetta…ma si sa, nei sogni, nulla ha il senso delle prospettive dell’intelligenza umana. Le ultime due pagine ci strappano al mondo del fuori e ci riportano a quello dentro la finestra. Il libro si chiude così, come un sogno in piena regola, senza un finale salvifico ma con infinite altre storie possibili.

Il libro mi pare una enorme e potente analisi critica della società moderna, con i suoi paradossi, il suo consumismo imperante, la sovraproduzione di rifiuti che ci sta trasformando in discariche a cielo aperto, il nostro abitare le città senza capire cosa ci sta accadendo intorno, ma tiene dentro anche una flebile prospettiva di fiducia e speranza, quella farfalla rossa che ad un certo punto ci fa vedere il mondo da sopra, distanti quel tanto che basta per prenderne forse coscienza.

Il libro ha ricevuto la menzione speciale per la categoria New Horizon durante la fiera del libro di Bologna di quest’anno con la seguente motivazione:

“Senza parole, densa di illustrazioni, questa storia di una farfalla rossa accompagna il lettore in un viaggio dall’ordinario al surreale e ritorno, sulla scia di un gatto che va a caccia di una farfalla dispettosa. Di pari passo, col procedere del racconto si evolve anche la prospettiva che svela il mondo da lontano e a distanza ravvicinata.”

A proposito…babosa in spagnola sta per lumaca e, se vi è sfuggito come a me ad una prima e seconda lettura, riguardate la prima illustrazione e gli oggetti appoggiati sul tavolino 😉

Se volete spiegare ai vostri bambini come funziona una compostiera e quali bestie strane la popolano, beh Mondo Babosa può fare per voi….ma non fateglielo leggere alla sera prima di addormentarsi!

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2 risposte a “Mondo Babosa”

  1. lacasadifra ha detto:

    L’immagine della pecora gigante è davvero potente e emblematica del nostro modo di vivere. Che scoperta interessante questo libro, sarei curiosa di proporlo a Edoardo in età differenti. Grazie Galline!!

    • Galline Volanti Galline Volanti ha detto:

      Confermo Francesca che la pecora gigante ripresa a volo d’uccello è l’immagine che ha colpito di più anche noi…siamo curiose di sapere che ne penserà il tuo piccolo se riuscirai, a tempo debito, a proporglielo!

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