Non piangere, non ridere, non giocare

Silvia Sai

Ci sono viaggi che non si possono fare. L’ostacolo non è una montagna invalicabile, nè una distanza inaffrontabile. Ci sono viaggi che non si possono fare perché qualcuno dice no. Un uomo, tanti uomini, un Paese. Una legge. Ci sono bambini che vorrebbero raggiungere le madri, mogli che vorrebbero ricongiungersi ai mariti. Ma il viaggio non si può fare.

Amenochè non si scelga di rifiutare il no e trasgredire la legge (e a noi piacciono le sane disobbedienze).

La Svizzera degli anni ’60 e ‘70 non permetteva certi viaggi. Accoglieva braccia per lavorare, una stagione, forse due, braccia di italiani che a fiumi si riversavano nel ricco Paese per restituire dignità alla propria vita. La Svizzera accoglieva braccia, ma non voleva altro. Chè le braccia non mettono radici, non si affezionano, non maturano sentimenti, le braccia si muovono freneticamente nelle fabbriche mentre pensano a quando, un giorno, riabbracceranno i figli, le mogli, i mariti.

E le orecchie ascoltano solo dei no. No, no.

Non piangere, non ridere, non giocare

Vanna Cercenà – Lapis edizioni

non piangere, non ridere, non giocare

Vanna Cercenà, scrittrice italiana pluripremiata, ha il merito di aver scelto una cornice storica, quanto mai attuale e a noi vicina, per una storia avventurosa di riscatto e amicizia, raccontata in un libro di narrativa.

Tutto ha inizio nel 1970 in un’angusta soffitta in un anonimo palazzo di una città svizzera. Nella piccola stanza, illuminata dalla luce di una finestra inclinata sul tetto, vive Teresa. Teresa ha quasi dieci anni e attende tutto il giorno la mamma impiegata in fabbrica. Teresa vorrebbe andare a scuola, giocare con altri bambini, vedere la luce del giorno. La realtà di quel luogo e di quel tempo, invece, costringe Teresa a trascorrere lunghe noiose giornate in penombra e in solitudine, senza far rumore, senza guardare dalla finestra, come si raccomanda sempre la mamma. Teresa non deve esistere agli occhi del mondo esterno. Teresa è una di quei bambini invisibili, figli di lavoratori stagionali in Svizzera, ricongiunti clandestinamente ai genitori, perché una legge vieta la loro presenza. Teresa cerca di tenersi impegnata, pensa, fa ginnastica, e scrive alla nonna in Italia che, un tempo, quando la salute glielo permetteva, si prendeva cura di lei mentre la mamma era lontana.

“Ora che faccio?” si chiese Teresa. Aprì un quaderno. La maestra Rosina le aveva dato una lunga sfilza di esercizi di aritmetica e le aveva detto di scrivere temi a piacere. C’erano tante cose che avrebbe potuto raccontare, ma non ne aveva alcuna voglia. Si rincantucciò sul letto e fantasticò di essere di nuovo a scuola. Sentiva il brusio dei compagni, la voce della maestra… La parete nuda davanti si aprì nella sua immaginazione e le parve di trovarsi ancora nella stanza che ospitava la scuola pluriclasse, dove stavano tutti insieme dalla prima alla quinta i pochi bambini di Pian del melo, il suo paesino ai margini di un bosco di castagne.

La figura di Anna, la madre, è davvero commovente. Si preoccupa per la solitudine della figlia e quando può le porta un regalo che illumina di gioia la piccola: un mangiadischi, un cappotto rosso, un coniglietto di cioccolata per Pasqua, come usa in Svizzera, le matite colorate per il compleanno. Una sera, tardi, quando l’oscurità protegge la loro clandestinità, si convince persino ad accompagnare Teresa in una passeggiata notturna. Anna ha un pensiero, che non condivide con la figlia: il referendum di giugno che potrebbe cambiare radicalmente le loro sorti, in meglio come in peggio.

Così la pettinava la sera, prima di andare a letto, stringendoglieli in due trecce in modo che rimanessero in ordine per tutto il giorno dopo. “Ora sembri proprio una bambina svizzera” disse soddisfatta. Teresa non era molto convinta, comunque diede un’occhiata compiaciuta al suo cappotto nuovo e si affacciò titubante alla porta, camminando attaccata alla mamma.

Un giorno, a rallegrare le giornate di Teresa compare un gatto tigrato. Fa capolino dalla finestra sul tetto e inizia a occupare i pensieri della piccola che ogni giorno lo attende con ansia per dargli un po’ di latte e godere della sua compagnia. La storia svolta quando dalla finestra non compare il gatto bensì due piedi ciondolanti. Si tratta di Paul, dodicenne svizzero, figlio di madre di lingua italiana che si rivela essere il padroncino del gatto, Poppins. Con una scrittura scorrevole e frizzante, la Cercenà ci racconta un’amicizia crescente tra i due bambini, fatta di fughe silenziose a casa di Paul alla scoperta di libri, condivisione di ricordi e costruzioni di aquiloni. Paul si rivela presto un bambino sveglio e curioso, intraprendente. Consapevole del rischio che corre la nuova amica, non esita tuttavia a trascinarla con sè in spazi esterni, in riva al lago per far volare l’aquilone, o al campetto con gli amici, a cui presenta Teresa come una cugina italiana in visita. Teresa, da parte sua, vive con grande paura e sensi di colpa questi sporadici e intensi spazi di libertà, ma anche con grande gioia. L’affiatamento tra i due bambini li porterà, nella parte finale del libro, anche a intraprendere un’avventura tinta di giallo quando smascherano, dopo una serie di peripezie, un losco traffico illegale.

La paura e i timori che il lettore respira assieme a Teresa non offuscano la piacevolezza di una lettura appassionante, rasserenata da un lieto fine, con il felice esito del referendum. Gli svizzeri, riflette la mamma di Teresa, non sono tutti uguali, e sanno pensare in modo umano.

Teresa stringeva la mano della mamma; mai avrebbe creduto di poter passeggiare con lei e con i suoi amici sulla riva del lago. Chiuse gli occhi lasciandosi guidare e immaginò di tenere per mano tutti gli altri bambini come lei: quelli che non potevano stare con i loro genitori, quelli che per starci dovevano vivere prigionieri in una stanza, quelli che alla fine avrebbero potuto piangere, ridere e giocare liberamente.

Il libro, adatto ai bambini dagli 8 anni, può essere letto a più livelli. La storia di amicizia, l’avventura e la suspence sottostante l’intera trama, rendono accattivante la lettura senza insistere eccessivamente, e didascalicamente, sul tema più storico-sociale. D’altra parte, in questo caso la lettura parrebbe un’occasione ghiotta per affrontare a scuola temi delicati di attualità, quali l’immigrazione, i diritti, la libertà (tutti temi cari all’autrice Vanna Cercenà).

Silvia

NON PIANGERE, NON RIDERE, NON GIOCARE

Vanna Cercenà – Francesca D’Ottavi (illustrazioni di copertina e risguardi)
Lapis Edizioni
146 pp. | 14×20 cm | Anno di pubblicazione: 2014
Prezzo di copertina: 10 euro

Età di lettura: dagli 8 anni

Per svolazzare ancora un po’:

* Il sito web dell’autrice.

* Una breve intervista a Vanna Cercenà.

* Nel 2015 l’autrice ha ricevuto il prestigioso Premio Andersen come miglior scrittrice (potete leggere le motivazioni).

* Lo speciale di Anselmo Raveda sulla rivista Andersen (pdf).

Altri libri dell’autrice pubblicati da Lapis.

* Il sito dell’illustratrice Francesca D’Ottavi.

* E’ possibile approfondire il tema dei bambini invisibili nel testo “Bambini proibiti”, ed. Il Margine.

Approfondimento sul fenomeno dell’emigrazione italiana in Svizzera nel Secondo Dopoguerra sul sito ATIS (Associazione Ticinese degli Insegnanti di Storia).

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2 risposte a “Non piangere, non ridere, non giocare”

  1. scaffalebasso ha detto:

    Grazie, non conoscevo bene neanche questa storia ed è davvero una colpa. Proporrò il testo alla scuola di mio figlio di cui sto rinnovando la biblioteca!

    • Silvia Sai Silvia Sai ha detto:

      Anche io conoscevo questa parte di Storia solo in modo superficiale prima di scoprire questo testo. È un ottimo libro per una biblioteca scolastica! In bocca al lupo!

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