Pusher

Ada

Un libro che parla di uno scugnizzo napoletano di appena tredici anni che passa le sue giornate a spacciare droga come fosse la cosa più normale del mondo. Una città, Napoli, lontana anni luce dalla tranquilla Reggio Emilia in cui abito con mia figlia tredicenne, dalla vita ben regimata nei binari della normalità. Perchè far leggere un libro così a una ragazza che nulla ha a che spartire con il protagonista del libro? Perchè sì…perchè il protagonista di Pusher, scritto da Antonio Ferrara ed edito da Einaudi Ragazzi per la collana Storie&Rime, è un libro che parla di un tredicenne vero, di quello che gli passa per la testa, delle domande che inizia a farsi e della strada che trova costruita per lui da adulti sbagliati, gli stessi che puoi trovare anche a Reggio Emilia, anche se magari non ti buttano in mezzo a una strada a spacciare.

Tonino pare avere il destino preconfezionato, nipote e figlio di un boss della camorra, inizia la sua carriera di ascesa per divenire il futuro capoclan spacciando dosi di cocaina in piazza. Le dosi le preparano le sue sorelline più piccole in casa, sul tavolo tirato a lucido della cucina, con la mamma che raccomanda loro di lavarsi sempre le mani appena hanno finito….che non si sa mai. Gli occhi di Tonino vedono in questa quotidianità una normalità famigliare, una premura nel condurre i figli a fare le cose con attenzione per non essere beccati o per sapersi difendere al momento giusto.

Ma Tonino si trova sulla linea di confine, quella in cui devi dimostrare di non essere più un bambino ma un uomo, in cui vieni messo alla prova da chi invece dovrebbe accompagnarti in un cammino di costruzione di sè. Il padre uccide a sangue freddo un uomo davanti a lui e chiede a Tonino di provare a sparare alle gambe a un gioielliere che si rifiutava di pagare il pizzo. Non si tira indietro Tonino, non può farlo ma il suo essere ancora un po’ bambino emerge prepotente e non voluto proprio al momento in cui doveva prendere la mira e sparare…il gioielliere decide di uscire dal negozio proprio mentre Tonino si stava mangiando una merendina e lui sbaglia il colpo!

Tonino sa farsi pagare le bustine in anticipo e non si fa fregare dai clienti, sa farsi rispettare da uomini fatti e vissuti ma ritorna bambino davanti al nonno, ricoverato in una clinica di lungodegenza, dopo che a forza di usare la cocaina nel caffè al posto dello zucchero perchè la nuora proprio in quel barattolo nascondeva la droga, era finito allettato e con il cervello annebbiato. E’ l’unico che lo va a trovare e forse gli vuole un briciolo di bene anche se poi al funerale c’era tutta Napoli dietro al carrofunebre che, come nelle peggiori realtà che abbiamo avuto occasione di vedere al telegiornale, sfilava in processione sotto le finestre di tutto il quartiere raccogliendo saluti e ossequi.

Tonino ha voglia di godersi il sole, il panino con la mozzarella di bufala e il prosciutto crudo e forse ha pure un po’ di voglia di tornare a scuola, quella scuola a cui non va praticamente mai perchè di notte lavora e la mattina si sveglia tardi. Ma c’è qualcosa o meglio qualcuno che non lo lascia andare, un filo leggero ma forte che lo tiene ancora stretto ad una speranza di futuro, ù prufessò, il suo professore di Italiano. Non è uno come gli altri quello. Non ha paura di venire fin sotto casa di Tonino per cercarlo e riportarlo a scuola, con ostinazione e determinazione, senza paura. Tenta di convincere lui, poi la madre che non sente ragioni e allora ecco che gli manda due carabinieri a casa perchè la scuola è obbligatoria e Tonino ha scritto un tema bellissimo su quello che sogna di fare da grande.

Presi a leggere, finalmente, a leggere il mio sogno, il sogno che volevo realizzare e che a casa non potevo dire, e a leggerlo il sogno mio era più pazzo e strano e bello di tutti i sogni che si possono sognare. Parlava di me che volevo fare il giornalista, che volevo scrivere sul giornale come era bella Napoli e i napoletani, e che nei dolci si potevano mangiare a Napoli, e che belle canzoni si cantavano, e che squadra forte di calcio avevamo, e come i ragazzini avevano diritto di giocare e divertirsi invece di lavorare, rubare e spacciare.

Leggevo ormai senza fermarmi, che il respiro quasi mi mancava, e mentre leggevo, sembrava che il sogno veramente si poteva realizzare, sembrava che, visto che lo avevo scritto bene, con le parole tutte giuste, prima o poi forse davvero poteva capitare.

Ma, leggendo leggendo, pensavo alla testardaggine e alla forza e alla volontà che ci volevano per far succedere una cosa così, così difficile, e io mica ce l’avevo, quella forza. E avevo contro mio padre, mia madre e pure i miei amici.

Ma, poi, alla fine in mezzo all’applauso che mi arrivava in faccia e nelle orecchie, guardai il prof che sorrideva e faceva sì sì con la testa e pensai alle parole che diceva sempre: che, se hai una passione forte, la disciplina poi ti viene.

E’ un prof speciale quello che gli ammaccano la macchina e lui viene a scuola in motorino. Gli tagliano le gomme del motorino e lui viene a scuola in skateboard come se nulla fosse

Aveva di bello che non lo smontavi facilmente, il prof, le cose che voleva fare le faceva sempre. E così ripresi a studiare e quasi quasi mi piaceva andare a scuola, adesso, perchè il prof insegnava tutto facendoci ridere.

La storia di Tonino improvvisamente diventa complicata, faticosa: un “incidente” al suo professore, i carabinieri che vengono a prelevarlo a casa per quella storia del gioielliere, la comunità e il lavoro, sempre di notte, ma normale. Quello di panettiere.

La storia di Tonino finisce male o forse bene chi lo sa, perchè tutto bene e tutto male non può essere in questa storia. Come dice mia figlia Matilda, tredici anni pure lei, ci rimani male quando al professore gli succede quell’incidente ma in fin dei conti te lo aspetti. Che una storia così non poteva solo finire bene.

Una storia in cui si respira, amaramente, verità, quella che forse l’autore ha potuto vedere e sperimentare con i suoi occhi e con il suo cuore, educatore per diversi anni in una comunità per minori proprio a Napoli. Ferrara ha una capacità incredibile di riuscire a parlare un linguaggio che è quello della lingua quotidiana di un adolescente, dei pensieri accatastati nella mente. Quelle frasi corte, quelle parole a volte tipiche dello slang, arrivano dritte dritte ad occhi, orecchie, cervello e cuore del lettore. Toni è davanti a noi mentre leggiamo. Una storia tutta in prima persona, gli occhi nostri diventano i suoi.

Il linguaggio asciutto è frutto di un lavoro certosino e meticoloso di pulizia, di sintesi, di rifinitura attenta. Una cesellatura semantica che restringe interi poemi, descrizioni e avvenimenti in una frase. E così che parlano al mondo i ragazzi ed è così che riesce a catturarli l’autore.

Un libro che consiglio di far leggere a tutti i ragazzi, perchè ognuno può ritrovarsi in Tonino, perchè ciascuno può avere un sogno diverso da quello del proprio padre, perchè ciascuno merita un professore come ù professò.

Alle compagne di mia figlia, A. e V. perchè un giorno possano anche loro realizzare il proprio sogno, nonostante tutto e tutti.

PUSHER
Antonio Ferrara
Einaudi Ragazzi – collana Storie&Rime
Anno di pubblicazione: 2017
144 pp.
Prezzo di copertina: 11 euro
Età di lettura: dai 12 anni

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