Storie di animali per quattro stagioni

Silvia Sai

C’è chi adora il nonsense e chi lo trova respingente. Io non l’ho mai amato, trovando più di mio gusto una narrazione ordinata e razionale, seppur fantastica. In letteratura il nonsenso crea un equilibro tra ordine e disordine, tra compiuto e incompiuto, e spesso genera un lieve umorismo. Con il tempo ho imparato ad apprezzare l’imprevisto, il capovolgimento dell’aspettato, il ribaltamento della logica comune; ho iniziato a sorridere a quelle domande che si arrotolano e inseguono senza trovare risposta certa. A ben pensarci, il nonsense riflette bene il pensiero bambino, così pronto a osservare con sguardo diretto il mondo e quelle piccole cose pensate e vissute che come un trampolino slanciano verso il sempre possibile, fuori dagli schemi. Un pensiero divergente, direbbe Gianni Rodari.

Storie di animali per quattro stagioni è una recente uscita per Sinnos. E’ un bel libro di grande formato in cui 23 racconti sono ampiamente incorniciati dalle illustrazioni di Sylvia Weve, di tenue color pastello, un po’ bizzarre, affollate e movimentate. Fanno capolino, con estremo garbo e ironia, nello spazio del testo con il quale si accordano superbamente.

Toon Tellegen è autore di storie gentili e delicate. E molto intelligenti. La sua penna sa raccontare la leggerezza ma anche la gravità delle piccole cose entrando nei pensieri di animali che fanno, dicono e pensano. Entrare nella narrazione di Tellegen provoca un effetto straniante: tutto è normale ma tutto diventa inaspettato e ribaltato, lasciandoci con la bocca aperta e un sorriso a fior di labbra, in conclusione, un sospiro.

Al termine di ogni racconto, potete scommetterci, vedrete i pensieri frullare nella testa dei bambini (e nelle vostre!). Le storie di Tellegen sono e restano sospese e vanno lasciate decantare.

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Ogni racconto di questo libro è dedicato a un animale del bosco (parrebbe africano, ma questo non importa, considerando anche che il titolo originale non pone il bosco in primo piano). Ad ogni modo, questo bosco è abitato da uno scoiattolo, una talpa, un lombrico, una formica, un orso… La cifra stilistica straniante di Tellegen affiora sin dal primo racconto che è dedicato a un animale di certo poco consueto: l’oritterotopo (che gioca a nascondino!), e si prosegue con l’elefante, lo gnu, la rondine, lo struzzo…
Gli animali ritornano nei diversi racconti che si apprezzano meglio se letti in fila: la balena ad esempio la conosciamo quando diventa amica di scoiattolo, approdato sulla sua schiena scaraventato da una tromba d’aria, ma poi la ritroviamo nel bosco alla festa di compleanno “volante” della rondine.

Questo è il microcosmo stupefacente di Tellegen fatto di animali che interagiscono tra loro, si incontrano per strada, si salutano e chiacchierano, si fanno visita a casa, si invitano a feste (e quante feste!), si scrivono lettere. I loro dialoghi, senz’altro dominanti nei racconti, si compongono di confidenze, battibecchi, soprattutto domande in cerca di risposte. Ma accanto a queste interazioni, ampio spazio è lasciato ai monologhi, dialoghi interiori (o con una parte di sé: la formica conversa con il suo cervello!). La cosa interessante è che anche i monologhi presuppongono spesso un interlocutore (genericamente gli altri animali), arrovellandosi su cosa penseranno gli altri? cosa direbbe… ? che accadrebbe se incontrassi…?

Non è forse costellata da questo continuo pensare per ipotesi ed eventualità, la nostra vita?

Ma torniamo ai racconti e allo straniamento. Perché c’è da dire che non scorre tutto come ci si aspetterebbe quando Tellegen narra di animali che in tane, cespugli, piante, terricci, alberi, sabbia sono impegnati in faccende semplici, non così lontane dalla nostra quotidianità.
Alcuni racconti si illuminano di leggerezza e situazioni davvero allegre e buffe. Incontriamo ad esempio il tasso che abita in una casa con talmente tante stanze che non riesce più a trovare dove abbia fatto accomodare grillo, in attesa di un tè. Simpaticissimo l’orso che dopo aver invitato per lettera gli amici a una festa a casa, incapace di decidersi su come porzionare le torte pian piano se le mangia tutte:

Cari amici,
volevo organizzare una festa.
Non è successo niente, ma non c’è nessuna festa.
Per svariate ragioni.
Orso

Gli piaceva la parola svariate. “Le cose possono essere variate e allora sono svariate”, pensò. Potevano esserci le torte più svariate, e potevi avere voglia di svariate torte.
Dopo avere spedito la lettera, l’orso si disse: “Che splendida mattinata!”.
Poi annuì soddisfatto e sprofondò sulla sua poltrona davanti alla finestra.

Altri racconti hanno toni più riflessivi, impregnati di monologhi attorno quei pensieri che agitano l’animo, affrontati con una logica sferzante e geniale: la propria identità – desiderata, auspicata, mutevole -, i ricordi, lo scorrere del tempo, ciò che si desidera/pensa accada in futuro… Sono piccoli grandi dilemmi affrontati con trasparenza. A volerci riflettere su con profondità, offrono perle di saggezza e filosofia. Attenzione però, Tellegen è ben lontano da insegnamenti morali o intenti pedagogici, la sua è una scrittura trasparente, pulita, a tratti un po’ irriverente (oltre ad essere una bellissima scrittura).
Tra i miei preferiti c’è il racconto del millepiedi:

Il millepiedi scrisse una lettera agli animali:
Cari animali,
c’è stato un errore. Io non sono il millepiedi, ma il milledodicipiedi. Avevo sbagliato a contare. Mi dispiace.
Cordiali saluti.
Il milledodicipiedi (ex millepiedi)

Ma poi, una settimana dopo, quando si contò di nuovo i piedi, gli animali ricevettero una nuova lettera nella quale il milledodicipiedi comunicava di non essere il milledodicipiedi, ma il millenovecentoottantanovepiedi. Gli animali erano abituati a ricevere lettere di quel genere. Il millepiedi era già stato anche il duemilasettecentosessantaseipiedi, e, dopo la festa di compleanno del grillo dove tutti si erano scatenati e avevamo cominciato a dare i numeri, addirittura il treppiedi.

E che dire dell’effimera (insetto che ha un solo giorno di vita) che si lambicca nel comprendere la parola domani (forse è un ballo?)? E la lucertola che soffre nel sentirsi una qualsiasi o lo scoiattolo che “guardava le foglie che cadevano lentamente e intanto pensava a tutto quello che doveva fare quel giorno” per concludere infine che ciò che deve fare è niente?
Le conclusioni dei racconti sono sempre sospese: dopo tutto quel gran pensare e ripensare e parlare e fare, tutto finisce in un nulla di fatto. Perché, le vere domande hanno forse risposta? Non ci affaccendiamo forse a pensare un sacco di cose, più di quelle che fattivamente facciamo?

Se ci fosse bisogno di esplicitarlo, i racconti si godono a diversi livelli di profondità di lettura, e consiglio di proporli alle più svariate età. Perfetto per essere gustati in una lettura ad alta voce, possibilmente intima o a piccolo gruppo, per permettere alle parole di scivolare lievi, e ai pensieri e ai sorrisi di affiorare.

E, badate bene, Tellegen crea dipendenza: anche se in principio tutto parrà “strano” non si potrà fare a meno di assaggiare il racconto successivo, piano piano, fino all’ultimo racconto, dedicato all’orsetto lavatore che si addormenta sotto la neve, che è incanto puro.

P.S. A chi si fosse innamorato (o anche solo incuriosito) delle storie di Tellegen consiglio vivamente il volume Lettere dal bosco (Donzelli) e Lettere dello scoiattolo alla formica (Feltrinelli).

STORIE DI ANIMALI PER QUATTRO STAGIONI
Toon Tellegen (testo), Sylvia Weve (illustrazioni)
Traduzione di

Sinnos Editrice
Anno di pubblicazione: 2018
40 pp. | 24,5 x 30,5 cm.
Prezzo di copertina: 15 euro
Età di lettura: dai 6 anni (in lettura condivisa)

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2 risposte a “Storie di animali per quattro stagioni”

  1. Tatiana Ferla ha detto:

    Concordo pienamente con questa recensione! Mia figlia adora questo libro e io all’inizio non ne capivo pienamente il perché. Ma poi Tellegen crea dipendenza e ogni sera ora sono io a pretendere di leggere la storia di un animale! E quanto è vero che al termine di ogni storia sembra di vedere le rotelline dei cervellini dei bimbi ruotare a più non posso!

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