The stone. La settima pietra

Silvia Sai

Cercate un libro per ragazzini che sia adrenalico e ben scritto?

Eccolo qua: The stone di Guido Sgardoli.

Lo inseguivo da tempo, dopo aver amato moltissimo L’isola del muto mi incuriosiva questo suo libro, vincitore del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2019.

Complice la vita casalinga forzata di questo periodo e la possibilità di accedere alle letture digitali gratuite con Mlol (lo conoscete??), ho soddisfatto il mio desiderio leggendo tutto d’un fiato il romanzo.

Ben diverso da L’isola del muto per stile e contenuto – trovo la varietà in un autore una grandissima capacità – diverso per target – qui si rivolge evidentemente alla fascia 11-13 anni – c’è pur sempre un’isola, un faro e una buona moltitudine di bellissimi personaggi (altra cifra stilistica di Sgardoli).

The stone è un romanzo thriller/fantasy, molto appassionante, sostenuto da un ritmo sempre più accelerato e da un intreccio articolato di vicende e personaggi caratterizzati con estrema cura.

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Sgardoli ci catapulta in Irlanda, su una piccola isola – Levermoir – in un’atmosfera inizialmente sonnacchiosa e piacevolmente monotona.

Mi pare ormai evidente che l’autore abbia a cuore la cura per le ambientazioni, ben più di un teatro per vicende e situazioni. Sono piuttosto un sostrato prezioso di immagini geografiche, riferimenti culturali e linguistici che conferiscono un colore preciso alla narrazione facendo calare il lettore all’interno di un mondo altro. Anche in questo caso, l’isola e la natura, con i suoi anfratti segreti e memorie, entrano come cuore pulsante nella narrazione in continuo dialogo con la storia e con i personaggi. L’isola ha plasmato i suoi abitanti.

Faceva parte dell’isola, come le scogliere, la brughiera e il vento. Come loro si lasciava scivolare addosso il tempo e le stagioni, imperturbabile. Così era fatto suo padre, mio nonno, e così è fatta dopotutto la maggior parte degli abitanti di Levermoir, gente che le cose, quelle vive, se le tiene dentro, chiuse a chiave da qualche parte.

Eppure, di sonnacchioso il libro non ha proprio nulla e Sgardoli lo mette in chiaro fin da subito, nell’incipit:

Mia madre morì un giorno di maggio. Un giorno come gli altri. Mercoledì. Ero tornato da scuola e la trovai in giardino, stesa sopra un cespuglio di rose che il suo corpo aveva schiacciato. Aveva del sangue sui vestiti, gli occhi aperti, acquosi, e una mosca sui capelli. E c’era un forte odore di bruciato.

A parlare è Liam, un ragazzino di tredici anni, protagonista indiscusso della storia e voce narrante della prima e della terza parte del romanzo. La narrazione della seconda parte avviene in terza persona, secondo un’alternanza stilista già adotatta ne “L’isola del muto” che permette di esplorare liberamente pensieri e punti di vista anche di altri personaggi.

Liam vive in un equilibrio piuttosto precario: è lasciato a se stesso perché il padre Connor, pescatore e isolano doc, sta fuori casa tutto il giorno sopraffatto dal dolore e dal senso di colpa per la morte della moglie, affogando nell’alcool qualsiasi responsabilità per il figlio.

Chissà cosa mi ero immaginato, che Connor av rebbe preso in mano la mia, le nostre vite, come un eroe, e che avrebbe riempito la voragine lasciata dalla morte della mamma sdoppiandosi. Invece, quel buco nero stava inghiottendo anche lui, inesorabilmente, come tutto quello che c’era intorno, mangiandosi la luce e l’energia.

E anche se ogni tanto Liam ruba sigarette e alcool al padre, e il traghetto per andare a scuola non lo prende quasi mai, e nonostante sia molto arrabbiato col padre, Liam non è un ragazzo allo sbando. E’ piuttosto lucido, riflessivo, curioso, determinato, giracchia lungo le strade dell’isola e si perde nei ricordi della madre, figura molto positiva per lui.

La tranquillità della vita isolana inizia ad incresparsi quando il guardiano del faro viene trovato morto impiccato. Ben presto le indagini rivelano un omicidio e seguiranno altri infausti e tragici eventi.

A indagare non è solo il detective O’Hara che viene dalla vicina terraferma – bellissimo personaggio tra l’altro – ma anche Liam che, un po’ per noia, un po’ per curiosa intelligenza, un po’ per destino, si interessa alla questione scoprendo una serie di misteri e stranezze, soprattutto dopo aver trovato accanto al faro una pietra dagli strani disegni incisi che assomiglia molto a una pietra ritrovata in giardino. Accostandole, le due pietre sprigionano luce e si saldano insieme.

Poi Liam ne troverà una terza e poi altre ancora.

Il ritrovamento delle pietre va di pari passo con il graduale sconvolgimento che colpisce l’isola e i suoi abitanti. E’ una maledizione, un male che si risveglia e avanza, determinando una serie di avvenimenti tragici sempre più frequenti e bizzarri, nonché inspiegabili.

E così Liam, insieme ai suoi amici, inizia a indagare con trepidazione e timore, a comporre un puzzle pericoloso che si snoda tra passato e presente.

Liam è un bellissimo personaggio in crescita, assolutamente positivo. Scaverà nel passato familiare, nel dolore per la perdita della madre e poi nella vita della madre stessa, seguirà indizi che pian piano gli riveleranno preziose, e dolorose, verità. Seguirà, infine, il suo destino come appare chiaro da un certo punto del libro in poi.

Liam non è solo, alcuni amici gli sono al fianco come una vera banda, con distinte individualità, egregiamente caratterizzate dall’autore. L’amicizia è un legame solidissimo che si evolve e arricchisce di nuove e inaspettate relazioni nel corso della storia. Inizialmente insieme a Liam c’è Midrius, il suo amico fraterno, poi si aggiunge Dotty, l’amica ribelle, e più avanti giungerà un’ulteriore inaspettata amicizia.

Nel precipitare degli eventi e nel dilagare inesorabile del male, solo gli amici restano fermi e saldi, nella reciproca fiducia e aiuto (grazie anche a qualche aiutante magico…).

E mentre gli isolani sembrano sempre più impazziti e vinti dall’odio reciproco e da antichi rancori, invidie e rivalità, un’altra figura spicca per positività: il padre Connor.

Bellissima la sua trasformazione verso una nuova rinascita: da padre assente a sempre più interessato e presente nella quotidianità (ma per le indagini di Liam questo è un impiccio!), fino a diventare aiutante prezioso che accoglie il figlio con aperta fiducia quando Liam gli confessa la sua versione sulle cose incredibili in corso sull’isola.

In tutta l’articolazione delle vicende, tra personaggi e avvenimenti, Sgardoli è bravissimo a tenere nella storia il lettore, svelandogli molte più cose di quanto i personaggi stessi sappiano, rendendolo partecipe della tensione nella condivisa lotta tra bene e male. Personalmente ho avuto solo grande difficoltà a destreggiarmi nei diversi nomi irlandesi di personaggi secondari, che tendevo quindi a confondere continuamente! Ma questo non mina il piacere della lettura.

Consigliatissimo dagli 11 anni!

P.S. Sgardoli dichiara di essersi ispirato Stephen King, suo grande maestro, che io però conosco pochissimo! Lettori appassionati di King potranno esprimersi con cognizione di causa.

THE STONE – La settima pietra

di Guido Sgardoli

Piemme 

Anno di pubblicazione: 2018

544 pp.

Prezzo di copertina: 11,90 euro

Età di lettura: dagli 11 anni

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3 risposte a “The stone. La settima pietra”

  1. Caterina zerlotti ha detto:

    Ho letto King tanto tempo fa ma quello che di lui mi aveva colpito era la sua capacità di tenere altissima la tensione sempre, facendoti temere di girare la pagina. Ecco, questa tensione qui non l’ho trovata, come non c’è nemmeno la piccola società che all’apparenza è serena e invece nasconde cattiverie e miserie. Nell’isola non è la società che è corrotta, ma è la maledizione che la porta a diventare diversa e anche questo l’allontana da King, a mio parare. Ma se non facciamo il paragone con King il libro è scritto bene ed è godibilissimo. la storia è costruita bene, ci sono entrata subito e ci sono rimasta fino alla fine senza inutili distrazioni (che con il consistente numero di pagine erano possibili). I personaggi sono ben costruiti, come hai già scritto tu: i bambini sono credibili, si comportano da ragazzi e come i ragazzi presentano le contraddizioni dell’età che hanno; gli adulti positivi (il padre e il poliziotto) si evolvono nella storia perchè ascoltano e credono ai ragazzi. L’unico personaggio che non mi ha conquistato è stato lo scrittore/sacerdote perchè l’ho trovato solo funzionale alla storia. Mi piacerebbe chiedere all’autore se ama l’Irlanda perchè io ho sentito una passione per questa isola, una cura a ricercare i nomi dei personaggi e a darci in giusta dose, senza esagerare, qualche parola di gaelico, che mi ha accompagnato per tutto il libro. E’ stata una lettura appassionante, e ti ringrazio per il consiglio

  2. Matteo Sabato ha detto:

    Tra i 15 e i 20 anni ho letto avidamente Stephen King, i suoi romanzi accompagnavano con la giusta scarica di adrenalina le mie serate (o intere giornate) di lettore adolescente: non era solo il fascino dell’occulto o la seduzione della paura a farmi appassionare alla scrittura di King, ma la sua capacità di restituire mondi, ambienti, universi familiari con maestria. Ho smesso di leggere Stephen King e me ne faccio ancora una colpa. In The stone ho ritrovato le stesse atmosfere, la stessa adrenalina, la stessa maestria. Guido Sgardoli ha scritto una piccola perla letteraria che offre uno sguardo lucido e intelligente sull’adolescenza e la preadolescenza, perché questo libro è anche tanto un racconto dedicato ai ragazzi e alle loro relazioni. E gli adulti non ne escono mai benissimo da storie come queste…

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