Un papàraccontastorie in libreria

Silvia Sai

Paperoga è il #papàraccontastorie che ogni tanto viene a farci visita nel pollaio per condividere la sua esperienza di lettura con la propria bambina. Ironico, dissacrante, arguto, riesce sempre a cogliere ciò che più importa nell’esperienza di lettura condivisa: il divertimento.

Avere dei figli piccoli ti spinge sempre a fare confronti con la tua infanzia, nelle piccole come nelle grandi cose.
Se vogliamo rimanere nel tema di questo blog, è evidente quanto in 30 anni sia cambiata l’offerta libraria per i bimbi. Analizziamo dunque con professionalità e completezza il passato e il presente della narrativa per bimbi.

Passato

Minchia che tristezza e che pochezza. Ora non dico che non ci fosse nulla negli scaffali delle librerie degli anni ’70-’80, ma certo non è che ci si sprecasse troppo con la fantasia. Anche perchè alla fine della fiera molta dell’offerta si riduceva a svariate versioni cartonate, illustrate, parlate o mimate, delle favole classiche dei Grimm, degli Andersen, dei Perrault e al massimo dei Collodi. O almeno nel mio caso è stato così. Volumi su volumi di Cenerentola, Biancaneve, Pinocchio, Bella Addormentata e compagnia bella, come se non ci fosse un domani, ognuno con illustrazioni diverse, dal testo più o meno fedele o riassuntivo, ma insomma, fin da piccolo il viaggio della mia immaginazione si è nutrito delle tetre atmosfere delle foreste tedesche dei tempi che furono.

Che tu avessi 3, 5 o 9 anni, le favole erano quelle e non si stava troppo a sottilizzare con le fasce d’età o coi contenuti educativi. Così come coi cartoni giappo anni ’70 e ’80 una generazione di quattrenni ha scoperto l’ultraviolenza (Uomo Tigre), le sevizie (Ape Magà), le tette grosse (Margot di Lupin), il sesso esplicito (Lamù) e persino l’incesto (Georgie), allo stesso modo nei libri di carta si è sciroppato, non senza qualche trauma, storie spaventose piene di streghe, mostri, baubau, con cataste di morti non senza una spruzzatina di sano splatter.

A parte il fatto che i protagonisti di queste storie erano quasi tutti orfani (Biancaneve, Cenerentola, ecc) oppure si perdevano dai loro genitori (Pinocchio), e già questo non faceva che alimentare in me una paura dannata di perdere i miei genitori all’improvviso, a parte il fatto che ‘ste storie erano popolate di matrigne cattive e di sorellastre perfide che vessavano e maltrattavano, e persino di genitori privi di sentimenti che abbandonavano i propri figli nei boschi alla mercè di streghe cattive (vedi Hansel e Gretel), nel farci leggere quelle storie ci propinavamo dosi di violenza forse superiori a quanto consigliato. Nonne e nipoti mangiate vive da un lupo (da lì la mia paura dei cani), principesse punte e addormentate con un fuso appuntito (da lì la mia paura delle punture e delle siringhe), padri inghiottiti da un pescecane (qui dovrebbe aprirsi una parentesi sulla sottovalutazione da parte di questi scrittori di fiabe dei processi digestivi di lupi e squali, che pare che nello stomaco abbiano acqua di fonte anzichè acidi corrosivi, ma vabbè), per tacere di avvelenamenti, pozioni, e tentativi di cannibalismo.

Roba da non sopravvivere alla propria infanzia.

Presente

Eppure siamo qui, oggi padri e madri, ad immergerci nuovamente nella letteratura d’infanzia, nelle storie e nelle fiabe illustrate, e il mondo mi pare un po’ cambiato.

Certo, le fiabe classiche ci sono ancora, ma c’è tanto altro e di più. Soprattutto c’è la consapevolezza, rispetto ai rozzi anni ’70 e ’80 in cui venivamo lasciati in balia delle violenze sopracitate, che il libro è qualcosa con cui crescere, e pertanto occorre leggere il libro giusto al momento giusto. Ecco dunque le fasce d’età consigliate, il moltiplicarsi di tematiche specifiche da scegliere in base al messaggio che vogliamo veicolare, insomma un altro mondo. Persino troppo. Non è troppo difficile infatti imbattersi, all’interno di una libreria per bambini, in scene come queste:

– Buongiorno, dovrei regalare un libro a mia figlia.
– Quanti anni ha?
– Tre.
– Tre esatti esatti?
– Boh, si, tre anni e un mese forse, quindi si.
– Quindi no, ma è impazzito? A tre anni e un mese è tutto un altro mondo, tutt’altre capacità cognitive!
– Addirittura. Vabè ma cosa mi consiglia?
– Dipende da tantissime cose! Ecco, tenga questo questionario di otto pagine e risponda fedelmente.
– Un questionario? Mi pare un poco esagerat…si si vabbè, lo compilo…vediamo: “Tua figlia ha un buon rapporto con i nonni? Tua figlia bestemmia? Tua figlia tenta di uccidere le lucertole con bastoni appuntiti? Tua figlia differenzia la plastica dal vetro? Tua figlia chiama “negro” il suo compagnuccio di scuola nigeriano?” Mi scusi ma che c’entra tutto questo, voglio solo un libro per mia figlia!
– Appunto, in base alle risposte posso darle un libro che parla del rapporto con i nonni, del rispetto della natura e degli animali, dell’accettazione dell’altro, guardi che regalare un libro è un atto di responsabilità genitoriali pari almeno alla scelta della scuola primaria, della seconda lingua straniera da studiare, dei corsi extracurriculari, dei…
– Vabbè, vabbè, senta terrò conto di queste stron….indicazioni, adesso faccio un giro e scelgo il libro.

Mezz’ora dopo.

– Ecco, ho scelto questo.
– Il Gruffalò? Ma dico, ha perso la ragione? E’ diventato padre per corrispondenza?
– Ma come, è un libro per i 3-4 anni, la fascia d’età è quella!
– Ma lei non tiene conto di tantissime variabili, qui sul questionario lei dice che sua figlia ha paura dei topi, e il protagonista del racconto è un topo.
– Si, ma ha paura dei topacci di fogna in carne ed ossa (d’altronde pure io) ma mica può spaventarsi di un topolino minuscolo, e poi chissenefrega scusi, è un cavolo di libro, che sono tutte ‘ste paturnie? Ma cosa fa adesso, scusi, a chi telefona?
– All’assistente sociale, è ovvio.
– Che?
– Lei non ha idea di quante volte al giorno io chiami l’assistente sociale per voi sciocchi, superficiali e maldestri genitori…
– Ma sta scherzando? Io me ne vado di qui!
– Non credo proprio, guardia giurata, trattenga quest’uomo, la sua patria potestà è sospesa!

 

(L’illustrazione è di Anna Laura Cantone)

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2 risposte a “Un papàraccontastorie in libreria”

  1. Simona ha detto:

    Esilarante come sempre!!!

    Le storie classiche ci hanno aiutato a crescere con la giusta dose di paura del lupo, insegnandoci ad ubbidire alla mamma perchè se non segui il suo consiglio e passi nel bosco invece che dalla strada lunga poi la nonna finisce sbranata, ma dandoci una visione del mondo un po’ a senso unico (la povera cenerentola deve trovare un principe azzurro o non sarà mai realizzata nella vita).
    Chissà cosa lascerà tutta questa varietà editoriale nei nostri bimbi… nel bene e nel male!
    Non sono subissati di messaggi educativi subliminali alla fine molto utili (vedi il non parlare agli sconosciuti come il lupo nel bosco o il gatto e la volpe) ma almeno impareranno che ci può anche essere una principessa che è lei a sfidare il drago per salvare il principe … e poi quasi quasi se ne va da sola che meglio soli che male accompagnati

  2. Joker lo scherzoso ha detto:

    Ho letto il tuo post nel link
    (ma come parlo giuovane)

    e in effetti… anch’io per colpa dell’Uomo Tigre
    ora ho paura delle tigri.

    No, scherzi a parte, m’hai strappato una crassa risata come sempre
    ed abbiamo in comune la fobia per i canidi

    (da cui le mie interminabili litigate con i possessori di cani al parco
    che non mettono il guinzaglio ai loro animali
    e mi impediscono di fare una sana corsetta)

    Saluti.

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