Una tigre all’ora del tè

Silvia Sai

Una tigre all’ora del tè | Judith Kerr | Mondadori

Un albo illustrato divertente e un po’ surreale, una storia piena di incanto, vicina al mondo dei bambini perché davvero per loro è stata pensata. Dai 3 anni.

Edito in versione originale inglese nel 1968, Una tigre all’ora del tè di Judith Kerr, un classico della letteratura per l’infanzia, è giunto finalmente in Italia grazie a Mondadori.
Berlinese, di padre ebreo, fuggita con la famiglia dalla Germania nazista, Judith divenne autrice e illustratrice molto apprezzata, in Italia nota per il romanzo Quando Hitler rubò il coniglio rosa (Bur-Rizzoli).

Una tigre all’ora del tè è un albo illustrato nato dalla fantasia dell’autrice quando inventava storie per la sua bambina di quasi 3 anni. Racconta Judith in un’intervista di aver raccontato questa storia a sua figlia innumerevoli volte e di essersi ispirata a una gita allo zoo.
Ed è proprio questa vicinanza al mondo dei bambini sostenuta dal desiderio di inventare una storia piacevole e nulla più, a trasparire nell’albo. Una storia priva di intenti educativi o moraleggianti, una storia un po’ assurda che cattura e appassiona il lettore.

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La trama è alquanto semplice. Sullo sfondo di una incantevole scenografia dal sapore vintage, ricca di abiti deliziosi e graziosi suppellettili, ci sono una bambina, Sophie, e la sua mamma che stanno gustando un tè con biscotti e pasticcini. Improvvisamente, qualcuno bussa alla porta e… una tigre (!), “grande, grossa, pelosa e a strisce”, con grande educazione, chiede di poter prendere il tè, avendo un certo appetito. I volti sono sorridenti, il quadretto familiare si ricompone senza turbamento, questa volta con una tigre accomodata a tavola.

Nelle pagine successive scopriamo che la tigre è davvero molto affamata e in breve si pappa tutto quanto le viene offerto. Spazzolati pasticcini, biscotti e tè, la tigre ha ancora fame e così, senza dire nulla, mangia la minestra, svuota prima il frigo e poi la dispensa, beve tutto ciò che può bere (compresa la birra del papà e tutta l’acqua del lavello!). In tutto ciò, non rompe nulla di nulla.

E alla fine, tutta gentile, disse: “Ora è meglio che vada. Grazie per il tè e arrivederci!”. E se ne andò.

Certo, la mamma è un po’ disperata al pensiero di non avere nulla da mangiare in casa, e Sophie scopre pure di non poter fare il bagno perché la tigre aveva bevuto tutta l’acqua, ma poi arriva papà che, aggiornato sull’accaduto, risolve la questione proponendo di andare a mangiare fuori. Cappottino rosso e stivali sopra la camicia da notte (che immagine dolce e vera!), Sophie si avvia per strada con i genitori a gustarsi salsicce, patatine e gelato! (notare il gattino tigrato per strada…). Il giorno successivo durante la spesa con la mamma, Sophie compra “un’enorme scatola di cibo per tigri nel caso che quella tigre golosa tornasse all’ora del tè”.

“Ma da quel giorno nessuno l’ha più vista…”

Fantasia e immaginazione si innestano su una situazione estremamente quotidiana, il tè del pomeriggio. Tutto è possibile, nel pensiero magico dei bambini, tutto è realtà. Ordinario e straordinario qui convivono armonicamente in un universo narrativo che poggia su un accettabile contrasto di senso.
L’intera storia è piena di contrasti accattivanti in un efficace dialogo tra testo e immagini, in cui il lettore è chiamato a essere protagonista attivo ponendosi domande e dando risposte. E’ chiaro infatti fin dalla copertina che la vicenda è surreale e non priva di una certa ambiguità e mistero, in fondo c’è sempre una tigre, innocua, ma una tigre. Chi è? Da dove viene? Perché ha bussato proprio a quella porta? Perché nessuno la vide più? Dove è andata? E’ proprio questo alone di mistero a solleticare l’immaginazione e a rendere le storie buone storie. E mentre il lettore a un certo punto si pone forse delle domande, Sophie e la mamma non chiedono mai “perché” o “chi sei”, osservano, offrono, salutano. Non diventano amiche, la tigre e Sophie, non c’è conoscenza, se non filtrata da gesti di affetto e da una curiosa contemplazione di questo bizzarro personaggio. Il loro rapporto ci viene raccontato nelle illustrazioni, condividendo ciò che il testo non dice mai esplicitamente.
Sono gesti, un abbraccio, la coda che sfiora, lo sguardo curioso e contemplativo della bimba…

La stessa tigre è un contrasto in essere. Simbolo di ferocia e selvatichezza, qui prende il tè, è antropomorfa -anche se priva di vestiti- e pur avendo uno sguardo furbo che rimanda a molti non detti (la tigre non parlerà quasi più dopo l’ingresso in casa), non è minacciosa, è piuttosto beneducata.
Malgrado il “disordine”, reale e simbolico, c’è un grande equilibrio, una serenità di fondo davvvero curiosa e rassicurante, nei fatti che accadono.

Un secondo livello di lettura, può portarci a leggere la storia come una metafora dell’accoglienza, del timore di uno sconosciuto minaccioso che invade il nostro spazio più intimo e rassicurante, le mura di casa, spogliandola di quanto di più vitale ci può essere, il cibo. La visita della tigre è senza dubbio un elemento disturbatore che spezza la routine quotidiana, mettendo pure a soqquadro la casa, ma è anche ciò che permette, nelle pagine finali di ricomporre la famiglia in un sereno momento familiare prima in un’avvolgente passeggiata notturna (unica tavola piena di colori anche nello sfondo) e poi attorno a un tavolo di una trattoria, a gustarsi cena.

Non si cada tuttavia nell’errore di voler intravedere in questo albo messaggi reconditi – qualcuno ha sottolineato ad esempio come la vicenda possa richiamare il senso di invasione della sicurezza familiare vissuta dall’autrice all’epoca della persecuzione nazista -. È Judith Kerr stessa ad aver più volte dichiarato che in questo libro voleva raccontare solo una bella storia inventata per sua figlia.

Teniamoci stretti e cari dunque questa freschezza, questo non-senso, questo mistero, questa ironia, questo incanto che solo le storie pensate davvero per i bambini sanno regalare.

UNA TIGRE ALL’ORA DEL TE’
Judith Kerr
Traduzione di Augusto Macchetto
Mondadori
Anno di pubblicazione: 2016
32 pp.
Prezzo di copertina: 15 euro

Età di lettura: dai 3 anni

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