Vicino lontano

Ada

Ci siamo avventurate per le strade della poesia, abbiamo letto albi illustrati che ci hanno raccontato di dolorose libertà conquistate, per arrivare ad oggi: in occasione della GIORNATA DELLA MEMORIA, abbiamo deciso di raccontarvi due storie di vicinato. Un vicinato che potrebbe essere quello del nostro quartiere, del nostro pianerottolo, della nostra tranquilla via di città. E di come, piano piano, senza bruschi scossoni, con piccole e quotidiane azioni di ciascuno, questo vicinato si sia trasformato in un luogo di indifferenza, diffidenza ed infine di aperta ostilità.

Due libri per ragazzi, due storie diverse che tanto in realtà hanno in comune.

STELLE DI CANNELLA
di Helga Schneider
Salani Editore (2011)

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lA PORTA DI ANNE
di Guia Risari
Mondadori (2016)

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Stelle di Cannella…

La famiglia di David abita in una tranquilla cittadina tedesca, di quelle dove

la gente era speciale. Nonostante i tempi difficili, nessuno cercava di imbrogliare il prossimo. Il fruttivendolo non metteva cipolle marce in fondo al cartoccio, il macellaio non mischiava carne scadente all’impasto per le salsicce,i poveri erano meno poveri che in altri luoghi perchè ci si aiutava l’un l’altro e in chiesa la scatola di latta delle donazioni era sempre piena.

David ha nove anni e un amico del cuore, nonchè vicino di casa, Fritz.

David è ebreo da parte di padre e ha una sorella acquisita, Lene, perfettamente ariana in quanto figlia di sua madre rimasta vedova da un precedente matrimonio.

David vive in un microcosmo protetto, la sua casa e quelle dei suoi vicini:

*** la famiglia Rauch (quella del suo miglior amico Frtiz), padre poliziotto, madre attenta e premurosa vicina di casa dispensatrice di torte e favori, una nonna un po’ picchiatella e una gatta dal pelo bianco e morbido, Muschi, di cui il gatto di David, Koks, è perdutamente innamorato

*** la famiglia Winterloh, lui importante architetto il cui figlio maggiore Berty è fidanzato della sorella Lena. Un amore coltivato in un’alta società, fra frequentazioni importanti.

Poteva essere una vita da telefilm americano quella di David, in cui continuare a scorrazzare liberamente e giocare con l’amico del cuore, in cui le madri, da perfette casalinghe, si potevano scambiare ricette e sorrisi, in cui sua sorella avrebbe sposato uno dei ragazzi a cui David voleva più bene ma è il 1933 quando la storia inizia, l’anno dell’ascesa al potere di Hitler.

Pian piano, come una goccia che cadendo quotidianamente sulla roccia per anni e anni ne consuma la superficie, le cose cambiano…si fa quasi fatica a dire quando e come, ma cambiano.

David non può più andare in palestra come faceva un tempo e viene messo in banco con un altro bambino ebreo a scuola…ma cosa importa? Lui ha Fritz con cui giocare nella sua capanna sull’albero, il suo fedele gatto Koks, sua sorella e i suoi genitori…della palestra può fare anche a meno.

Ma poi Fritz entra nella Jungvolk, sua sorella Lena è costretta a scegliere fra un radioso futuro di sposa di un esponente dell’alta società tedesca e la parte ebrea della sua famiglia, il suo gatto viene impallinato per aver osato frequentare una gatta ariana. Niente è più come prima. David non capisce più il mondo e comincia a perdere l’autostima, la coscienza del proprio valore, si convince che ha davvero qualcosa che non va, che merita di essere punito. L’unica cosa che rimane sono quei biscotti di cannella a forma di stella che sua madre gli prepara e che lui adora.

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Lo stesso sguardo rassegnato lo ritroviamo in Margot, una degli otto protagonisti de La porta di Anne, per la precisione proprio la sorella di Anne, quell’Anne Frank conosciuta in tutto il mondo:

A furia di accumularsi , le insensatezze finivano per acquisire una certa normalità. […] A tutto ci si abitua,anche all’ingiustizia.

Un libro in cui l’autrice rivede la storia di Anne Frank e del suo esilio nella soffitta di Prinsengracht 263, proponendo punti di vista nuovi e differenti, esercitando insomma quei pensieri diversi di cui vi parlavo nel primo post. I pensieri e i sogni sono quelli degli otto abitanti nascosti, insieme ad Anne, nell’alloggio segreto.

Gli abitanti dell’alloggio segreto – immagine tratta dal sito www.annefrank.org

C’è Peter che riesce ancora a coltivare sogni in cui cavalca libero e riversa il suo affetto sul suo gatto che si chiama Mouschi. I gatti diventano quasi coprotagonisti in queste due storie così diverse condividendo pure un nome simile. Divengono gli unici esseri di cui potersi ciecamente fidare, coloro che fedelmente ameranno i loro padroni indipendentemente dalle sorti del mondo esterno.

I personaggi che la Risari ci racconta, se non fosse per la drammaticità della situazione che ben conosciamo, potrebbero quasi sembrare i protagonisti di una sit com famigliare, quelle girate fra le mura domestiche, con piccole quotidianità e difficili convivenze a tratti anche ironiche.

Lo spostamento del punto di vista è illuminante.
Anne per una volta è una degli otto
, c’è Auguste – la madre di Peter – con il pensiero della pelliccia che ha dovuto vendere prima di entrare nel rifugio che le tiene compagnia e diviene desiderio e obiettivo di riconquista che la aiuta nell’esilio, c’è suo marito Herman dal sonno profondo popolato di sogni a volte inenarrabili e attaccato con i denti alla sua prima sigaretta del mattino, c’è Edith – la mamma di Anne – numeratrice divina che si acquieta e trova pace nel rifugio piegando ed ordinando la biancheria, Otto – il padre di Anne, l’unico che sopravviverà e che diverrà memoria – uomo colto che amava radersi al mattino guardandosi nello specchio e scambiando quattro chiacchere con se stesso.
Infine c’è Fritz – unico esterno alle due famiglie – che leggeva presagi nei dettagli e scriveva lettere d’amore direttamente in bella copia. Anne compare solo nel prenultimo capitolo, una fra tanti nella casa.

La scoperta dell’alloggio segreto e l’arresto sono lasciati alle ultime pagine, epilogo quasi inevitabile e ormai noto ai più, su cui pare l’autrice non voglia soffermarsi a favore invece del racconto pieno di vita e di sogni di futuro dei personaggi .

Ci parla invece di quel soldato Karl Josef Silberbauer che procede all’arresto, ci racconta del suo ingresso nella Gestapo e del disappunto della madre che con le sue semplici parole “Quell’Hitler mi sembra un idiota!” diventa profeta di una verità profonda e amara…un idiota che ha ucciso milioni di persone. Un arresto fin troppo facile, grazie a una soffiata, nessun tentativo di ribellione o fuga, non ci fu nemmeno bisogno di parlare. Pare intenerirsi un attimo il soldato davanti alle lacrime mute di Margot e alla divisa di soldato che ha combattuto per la Germania durante la prima guerra mondiale di Otto…ma appunto è un attimo perché

Dopo aver provato l’ebbrezza del potere che ne conseguiva, non avrebbe potuto farne a meno. Bastava una mostrina sul bavero a trasformare un uomo in un Dio.

Le storie dei due libri divergono sul far del finale. David trova il modo, lasciando la sorella Lena, di scappare in America ricostruendosi una vita. Anne e gli altri abitanti dell’alloggio segreto vengono catturati e deportati nei campi di sterminio. Solo Otto sopravviverà e con lui la storia.

Due libri per ricordare come le distanze possano improvvisamente accorciarsi e renderci tutti vicini forzati che dividono una stessa terribile storia. Due libri per ricordare, al contempo, che le vicinanze e le quotidianità possono trasformarsi in indifferenze, odio e bersaglio delle personali infelicità. Qui il pensiero corre a quei corpi stretti e ammassati sui barconi che attraversano il canale di Sicilia e che diventano fantasmi moderni da evitare e con cui non entrare in relazione.

Due libri da far leggere ai nostri ragazzi per ricordare ciò che speriamo non debbano mai vivere.

Vi interessano altre letture per il Giorno della Memoria?

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