Vorrei un tempo lento lento

Ada

A volte desidero così fortemente un tempo lento da sentir quasi male al cuore.

Come quando da bambina attendevo per un tempo eterno qualcosa che desideravo…il desiderio si trasformava quasi in dolore fisico. La lentezza non mi appartiene più ormai da molto tempo, troppo. Un po’ per scelte di vita fatte liberamente e in piena coscienza, un po’ per i continui ostacoli che la vita quotidiana semina per la mia strada. Nonostante io sia la persona che prende la vita con meno lentezza che conosca, ciò non vuol dire che non riesca ad apprezzarne a fondo e a respirare a pieni polmoni i rari momenti in cui seguo i ritmi del mio corpo e non quelli della mia mente.

Lo spazio per i libri e le storie è uno dei momenti di lentezza che mi regalo. Perchè le storie hanno il loro tempo. Raccontarle significa per prima cosa fermarsi ad ascoltarle, guardarle dentro, accogliere le visioni che ci regalano. Narrare storie è un modo di andare ad un ritmo diverso, un ritmo che è quello della parola e delle persone che ti ascoltano, un fermare gli occhi negli occhi, perché si narra solo se si entra in relazione con chi ascolta. La storia si costruisce nelle parole e nelle menti.

 Lo facevano i nostri nonni, quando la televisione non c’era, davanti ad un camino a “fare filos”, raccontando la vita e i ritmi della terra che coltivavano. Le storie sono da sempre democratiche, sono per tutti, grandi e bambini. Da lì ripartiamo anche noi, un focolare acceso e un pollaio di galline che sono convinte, da veri pennuti, di poter imparare a volare.

E davanti a un focolare, di quelli di regali tempi andati, racconterò storie in occasione del Festival della Lentezza, un festival che nasce dall’idea di restituire a noi stessi quel tempo sottratto a cui abbiamo rinunciato, un giorno alla volta. Per prenderci cura del nostro passato e immaginare con freschezza un futuro ancora tutto da scoprire. Il festival è organizzato dall’Associazione dei Comuni Virtuosi in occasione dei suoi primi dieci anni e si terrà a Colorno, nella bellissima cornice della Reggia, il prossimo sabato 13 e domenica 14 giugno.

Ho scelto con cura le storie da portare, le ho sfogliate e le ho fatte parlare, le ho ascoltate…eccovi una breve carrellata di storie che la lentezza la corteggiano dall’inizio alla fine!

La storia che sarà il filo rosso e che con i suoi versi poetici diverrà introduzione delle varie narrazioni è

Vorrei un tempo lento lento  di Luigina del Gobbo e Sophie Fatus – Lapis Edizioni

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Vorrei un TEMPO LUNGO,
andare a piedi a scuola
seguendo una farfalla
che nel vento viaggia sola

Vorrei un TEMPO ZITTO
per sentire il mio respiro
e tuffarmi a capofitto
nel silenzio, quello vero!

Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza di Luis Sepulveda – Ugo Guanda Editore

L’avventura è stata leggere e rileggere il libro, cogliendone i passaggi fondamentali, riducendolo ad una storia narrabile che ne amplificasse i significati. Una lumaca in testa e una pianta di calicanto che si illuminerà di lucciole accompagneranno la narrazione.

Ribelle all’inizio non aveva un nome, era semplicemente una lumaca. Quando la chiamavi “Lumaca” insieme a lei si giravano a decine, lì nel Paese del Dente di Leone, sotto la pianta di calicanto che per centinaia di anni aveva fatto loro da casa. Ma quella “Lumaca” voleva avere un nome tutto suo e scoprire il perché era così lenta, una lentezza che pareva non permetterle di viaggiare oltre i confini del suo piccolo mondo. 

E poi…è primavera di Julie Fogliano e Erin E. Stead – Babalibri

Vecchi copriletti della mia infanzia, un pugno di terra, tende per doccia ed un ombrellone mi faranno compagnia in una narrazione complessa, quella di un libro in cui le parole spariscono quasi al cospetto delle meravigliose immagini.

L’inverno è un tempo marrone, marrone dappertutto; il tempo giusto per piantare semi ed aspettare che arrivi la primavera perché nascano. La primavera arriva lentamente, a volte così lentamente che la voglia di cercare un mormorio di verde in mezzo al marrone è quasi incontenibile. Una storia di attesa, di pazienza, di natura che con i suoi tempi lenti riesce sempre a sorprenderci.

La strada di Miro di Tiziana Rinaldi e Antonio Boffa – Casa editrice Mammeonline accompagnata da “Haiku in bicicletta” di Pino Pace ed Enrico Martino – Notes Edizioni.

Una storia di amicizie incontrate in bicicletta, un viaggio dalla città a casa, quotidiano, faticoso, lento ma pieno di senso. Mi accompagneranno nella narrazione intermezzi poetici, con gli haiku di Pino Pace che abiteranno i raggi della mia bicicletta di 20 anni!

Sono le cinque e Miro esce dal lavoro e inforca la sua bicicletta. Cos’è la bici? Due ruote più tre tubi più la libertà. Tutti i giorni, estate e inverno, pioggia o sole, Miro pedala. Sono nessuno e vado molto piano, vento, pensieri. All’inizio è una grigia strada di città poi sono solo i campi, i fiumi e un orlo di montagne. Dopo il Belvedere inizia la salita. Respiro forte cuore a capriole, è la salita. In cima alla salita il bosco e la sua casa. La strada dritta, la sera mi precede. Laggiù c’è casa.

Sbrigati ma lentamente di Layn Marlow – Valentina Edizioni

Una storia di tempi dissonanti che imparano ad essere amici. Una lepre tamburellante e una tartaruga dal muso rugoso che abitano la parte bassa di un folto bosco.

La lepre e la tartaruga sono vecchi compagni dei tempi di Esopo che paiono viaggiare a ritmi completamente diversi. Un peregrinare fra lentezza e frenesia che, come per magia, perdono poco a poco i loro confini precisi, divenendo parte di un tutt’uno! Chi è la lepre e chi la tartaruga? Lo si scoprirà solo a fine narrazione…

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel Silverstein – Orecchio Acerbo

Una storia in cui la diversità diventa valore e  la lentezza permette di assaporare la vita quotidiana. Una narrazione a tre voci, la mia di narratrice, quella della mano che disegna di Matilda e della musica di Mario.

C’è una piccola palla vagabonda, cui manca un pezzo per essere tonda! La sua imperfezione le causa lentezza ma le permette di incontrare bellezza. Quando infine trova il pezzo mancante, eccola rotolare così velocemente da non potersi fermare a parlar con la gente. Essere lenti in fin dei conti non era male…togliti il pezzo e continua a rotolare.

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