L’elefante più piccolo del mondo

Silvia Sai

Il presente consiglio di lettura è stato scritto da Caterina Zerlotti, lettrice ad alta voce, promotrice della lettura, socia attiva della nostra Associazione di Promozione Sociale “GallineVolanti” ] 

Ecco un albo illustrato davvero singolare.

Pubblicato per la prima volta nel 1959 e ora riedito da Orecchio Acerbo con un bellissimo lavoro di restauro delle immagini, l’albo illustrato L’elefante più piccolo del mondo ha, a mio avviso, nella parte grafica la qualità più spettacolare e sorprendente che incuriosisce immediatamente.

A partire dal confronto tra la copertina e il retro di copertina: stesso personaggio, stessa posizione, stessi colori, ma nella copertina l’elefante ha un’espressione triste, mentre nel retro ha in arancione una faccia da gatto sorridente. Non sappiamo ancora cosa succederà, ma l’allegria dello sguardo ci rassicura sull’esito della storia. Anche nei risguardi, le diverse pose arancio e verdi ci dicono che ne vedremo delle belle.

L’autore, Alvin Tresselt, è un noto scrittore per ragazzi e l’abbinata con Milton Glaser, designer che ha inventato, tra l’altro, il logo di I love New York e della DC Comics, produce un albo in cui l’uso dei colori riempie le pagine e diventa storia assieme alle parole.

Questa è la storia di un elefante alla ricerca del proprio posto nel mondo, una storia raccontata con ironia e sensibilità.

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Nella giungla profonda dell’India, viveva l’elefante più piccolo del mondo. Poteva sbattere le sue orecchie, proprio come qualsiasi altro elefante. Poteva dondolare la sua proboscide, proprio come qualsiasi altro elefante. E poteva strombazzare con la sua proboscide, proprio come qualsiasi altro elefante. Ma gli altri elefanti non volevano avere nulla a che fare con lui.

La storia è apparentemente semplice: un elefante è così piccolo che nella giungla proprio non riesce a stare e allora decide di andare ad abitare in una casa. Intraprende un lungo viaggio per arrivare in città dove incontra un bambino che lo prende con sé. La mamma non vuole un elefante anche se grande come un gatto, e allora il bambino lo traveste da gatto.

Il gioco di complicità tra i due è semplice ma geniale. Basta disegnare una faccia da gatto sul didietro dell’elefante che l’animale è accettato. I particolari degli occhi sottolineati dal colore, attirano l’attenzione e trasformano l’elefante in un micione.

La storia non finisce qui, ci saranno altre peripezie da vivere. L’inganno sarà scoperto e l’elefante e il bambino dovranno separarsi. Ma non c’è nessuna tristezza, la soluzione trovata dall’autore risolve in maniera positiva il possibile dramma. Il tono è sempre propositivo: esistono i problemi, ma anche le soluzioni.

La cosa che non si nota subito è che l’autore, in modo molto accurato, chiude tutte le strade narrative che inizia, e lo fa sempre con una semplicità che appaga la curiosità del lettore. Ogni particolare trova quasi naturalmente il proprio posto nella storia.

Le immagini riempiono la pagina in maniera armoniosa. Il tratto è grafico, e, nonostante i colori siano pochissimi, il loro uso è così sapiente che il nostro sguardo si riempie.

Arancio, verde, bianco e nero per l’essenziale, il marrone per le informazioni di complemento. Sembra poco, ma è tutto. Il lettore entra nella storia attraverso il colore che lo guida nella lettura delle emozioni e si affida alla parola per tenere i fili della trama.

Ci sono poi alcuni spunti di riflessione profonda che vengono offerti al lettore, nascosti tra le righe:

Per strada erano tutti così occupati a correre qua e là che nessuno notò un elefante delle dimensioni di un gatto di casa, cosa molto triste per loro. Dopotutto, non capita tutti i giorni di vedere un simile spettacolo.

E chi lo nota? Un bambino, ovviamente, che è altrettanto occupato a non calpestare le fessure del marciapiede.

Qui entra prepotente il pensiero bambino che cattura la nostra attenzione e riporta ognuno di noi ai giochi dell’infanzia quando non calpestare le righe era di importanza vitale. La riflessione adulta viene riportata al mondo dell’infanzia con un paragone che esalta la ricchezza dei bambini.

La scrittura è lineare: osservazione, pensiero, azione. L’elefante non sta bene nella giungla, pensa a come fare, parte alla ricerca di una nuova casa; la mamma non vuole l’elefante, il bambino si ingegna e lo trasforma in un gatto domestico. E così via.

Un’articolazione semplice ma logica come sanno fare solo i bambini. Le cose accadono, e sono anche potenzialmente tragiche, ma si evolvono sempre in una nuova normalità tranquillizzante. Il clima è sempre positivo, disteso, sereno.

La soddisfazione dell’elefante che, alla fine, ha capito chi è e dove stare, ci fa chiudere il libro contenti.

Un libro delicato, e molto ricercato nel tratto.

L’ELEFANTE PIU’ PICCOLO DEL MONDO

di Alvin Tresselt (testo), Milton Glaser (illustrazioni)

Orecchio Acerbo

Anni di pubblicazione: 2020

32 pp. | 19 x 24,5 cm.

Prezzo di copertina: 13,50

Età di lettura: dai 3 anni

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