L’indovinello della tigre

Silvia Sai

E’ molto tempo che voglio parlarvi di un albo illustrato che mi ha entusiasmata fin dalla prima lettura, per la sua perfetta adattabilità in lettura ad alta voce e per l’originalità pittorica in dialogo con testo e grafica. L’indovinello della tigre, di Fabian Negrin per Edizioni Corsare, è un albo che pur nella sua originalità riprende caratteristiche delle favole popolari.

Gustosissimo anche e soprattutto per i bambini più grandicelli, è intrigante, magnetico, di grande soddisfazione visiva e delizioso da assaporare in ogni parola del testo, così curato ed efficace.

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Certamente è spiazzante. Qualcuno forse lo troverà “scomodo” perché c’è una tigre, quella tigre dai “bellissimi occhi”, così affascinante e spietata, appostata all’esterno di una miniera, l’entrata troppo stretta per raggiungere il gregge di pecore. Con l’arte sopraffina della parola e dell’inganno la tigre le convince ad uscire, una ad una, e le sbrana, tutte (perdonate lo spoiler vero?). Nel divorare senza alcuna pietà le pecore, i cui denti “battevano l’uno contro l’altro dalla paura”, la tigre è cinica, manipolatrice, e disattende con l’inganno promesse menzognere. Non è facile incontrare una figura così in un libro per bambini, non trovate?

“Guardate i miei occhi! Può uno così bello essere cattivo?”, chiese la tigre.

“Suvvia, candide pecorelle, vi sporcherete tutte lì dentro”.

Le pecore non fanno certo la figura delle astute: una massa di ingenue al limite della stoltezza. Forse i giovani lettori proveranno compassione? O si infervoreranno all’ennesimo ingenuo atto di fiducia? Subiranno il fascino della tigre? O si stupiranno della sua furba perfidia? La incontriamo fin dalla copertina, la tigre, mentre si abbevera a uno stagno e ci guarda fissa, quasi a volerci ammaliare; la conosceremo poi in tutte le sue movenze ed espressioni teatrali, raffigurate con tale plasticità che par quasi di vedere e udire le parole uscirle di bocca. Chiama le pecore “amiche mie”, si dichiara ogni volta pentita: il contrasto tra le sue convincenti lusinghe e la successiva ferocia accende gli animi del lettore. Come possono le pecore crederle ancora e ancora?

Su uno sfondo bianco risalta il tratto monocromatico nei toni dell’azzurro steso a pennellate spesse e grossolane, talmente mosse che alcune tavole richiedono un attimo di attenzione per essere decifrate. L’ambientazione è quasi assente, l’attenzione è tutta puntata sui personaggi e sul loro dialogo. Con un ritmo impeccabile e incalzante reso attraverso il meccanismo della ripetizione (il botta e risposta tra tigre e pecorelle ripercorre con varianti il medesimo schema), il lettore resta agganciato alle pagine piene di linee mosse e prospettive sempre differenti… primi piani, dettagli, vedute, di lato, frontali, tigre e pecore le vediamo davvero sotto ogni prospettiva!

E poi, infine, il colpo da maestro di un grande autore come Negrin. Dopo un certo numero di pecore divorate, all’apice della tensione, il ritmo si sospende: la tigre propone un indovinello alle pecore. Chi lo indovina avrà salva la vita (?). Le pagine si tingono di verde scuro, le figure si fanno bianche e un po’ oniriche a raffigurare le parole dell’indovinello (che io mica ho sciolto!). Nelle pagine segunti, di nuovo a sfondo bianco, la tigre è sazia ma giustizia deve essere compiuta, e si compirà ai bordi di uno stagno. E qui però mi fermo per non svelarvi troppo… anche se i risguardi già suggeriscono qualcosa…

Un libro che accende gli animi, lascia viaggiare i pensieri e gli interrogativi dei bambini, oppure semplicemente si lascia leggere a bocca aperta.

L’INDOVINELLO DELLA TIGRE

Fabian Negrin

Edizioni Corsare

Anno di pubblicazione: 2022

80 pp. | 23,5×20 cm.

Prezzo di copertina: 18 euro

Età di lettura: dai 5 anni

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