La ragazza dei lupi

Ada

Feodora è selvatica, dagli abiti semplici e occhi di fuoco, una ragazza dei boschi, poco abituata agli uomini e invece a suo agio con i lupi. Fa la soffialupi, rieducando quegli animali ridotti in cattività dalla nobiltà russa alla selvatichezza. Almeno fino a quando il generale Rakov si porta via sua madre. Lì inizia una nuova avventura per Feo.

Lo guardi e non ti lascia scampo. Lo devi per forza leggere. Un libro la cui copertina ammicca a una Cappuccetto rosso che, invece che subire le angherie del lupo, lo cavalca fiera, un titolo che riattiva in noi la memoria delle storie di Kipling con il piccolo Mowgli allevato fra i lupi e poi quella parola che ha continuato a risuonare potente per tutto il romanzo “soffialupi”.

La ragazza dei lupi di Katherine Rundell edito in Italia da Rizzoli è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, una storia avvincente, i cui protagonisti, una ragazza e i lupi riattivano archetipi ancestrali. Feodora è una ragazzina che abita le foreste russe, in una casa sperduta nel bosco, insieme alla madre Marina. Due donne, sole, nella natura più selvaggia, faticosa e al contempo piena di meraviglie e silenzi.

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Hanno un mestiere e un compito a cui si dedicano in modo devoto e totalizzante. Sono delle soffialupi, un mestiere che si tramanda di madre in figlia.

Un soffialupi non è come un domatore di leoni o un direttore di pista: i soffialupi possono trascorre tutta la vita senza posare lo sguardo nemmeno su un lustrino. Visti da fuori sembrano più o meno delle persone normali. Certo, ci sono degli indizi: è assai facile che manchi loro un pezzo di dito, il lobo di un orecchio, una o due dita dei piedi. Consumano le fasciature pulite come il resto del mondo consuma i calzini. Hanno addosso un vaghissimo odore di carne cruda.

Il primo plauso lo faccio alla traduttrice di questo romanzo, Mara Pace, per la scelta azzeccata della traduzione: “wolf wilder” si è trasformato in altro, simbolicamente forse addirittura più potente dell’originale. I lupi, nella Russia dello Zar, erano animali che fin da piccoli venivano ammaestrati e educati ad essere ubbidienti compagni portafortuna. Però

I lupi, come i bambini, non sono fatti per condurre una esistenza tranquilla.

e succede che all’improvviso il lupo riscopra la parte sopita di sè e azzanni qualcuno. A quel punto i nobili russi si trovano ad avere un problema, sbarazzarsi del lupo senza ucciderlo perchè porta male. Ed ecco che vengono spediti come pacchi postali nella foresta perchè vengano rieducati dai soffialupi a diffidare dell’uomo.

Insegnerà loro a ululare, perchè un lupo che non sa ululare è come un essere umano che non sa ridere.

Lo fanno delicatamente, con un rispetto che sa di coraggio e paura al tempo stesso, Feo e sua madre.

Feodora la immagini come una ragazzina selvatica, dagli abiti semplici e dagli occhi di fuoco, una ragazza dei boschi, poco abituata agli uomini e invece a suo agio con i lupi. I lupi sono gli altri protagonisti indiscussi di questo romanzo, presentati come figure fiere, nervose, capaci di lealtà ma che tengono comunque a debita distanza anche Feo di cui si fidano ciecamente.

Pare che Feo viva in una sorta di bolla, in un equilibrio delicato ma perfetto, questo fino a quando nella foresta irrompe l’esercito dello Zar con il terribile e temuto generale Rakov che accusa Bianca, Nero e Grigia, i tre lupi che Feo ha soffiato nel bosco, di essere responsabili dell’uccisione di diversi animali. Le due soffialupi, dal carattere selvatico e orgoglioso, non abbassano lo sguardo di fronte al generale che dichiara una personale guerra contro le due donne. Marina viene catturata e portata nella prigione di San Pietroburgo in attesa del processo e dell’esecuzione, Feo riesce a fuggire. Inizia così un nuovo cammino di iniziazione per la ragazza, in cui deve cimentarsi non tanto con la fatica e il freddo quanto con la necessità di convivere con altri e di chiedere aiuto. Impara così a fidarsi di Ilya, giovane e imberbe soldato dell’esercito di Rakov che dopo aver conosciuto lei e i lupi, decide di disertare e aiutarla nell’impresa di ritrovare la madre. Ilya diventa il soffialupi di Feo, rieducandola alla relazione con l’altro, alla fiducia e al poter dell’amicizia.

Lungo la strada per San Pietroburgo Ilya, Feo e i tre lupi incontrano Alexei, giovane rivoluzionario delle campagne che vorrebbe guidare una rivoluzione contro Rakov e i suoi metodi autoritari: Alexei un incrocio fra un Dio guerriero e un arboscello.

Il coraggio e l’esempio di Feo, che affronta ciò che la vita le mette davanti con la paura degli audaci, infiamma gli animi dei bambini e ragazzi del villaggio che la ospita temporaneamente. Inizia così l’avventura di un vero e proprio piccolo esercito di combattenti, guidato dal comandante Alexei alla conquista della prigione di San Pietroburgo. Davanti a loro tre lupi. Riusciranno nell’impresa di liberare Marina e di liberare la Russia da Rakov? Non vi sveliamo il finale per lasciarvi il gusto di leggere questo romanzo che ci catapulta nelle lande russe, grazie alle descrizioni accurate e vive del freddo pungente, dello scintillio della neve, del silenzio ovattato.

Usa le parole come spilli la Rundell, punge e cuce al tempo stesso, tenendoti incollato alle pagine. Un libro che racconta ai nostri ragazzi la paura, l’audacia e la capacità di essere sè stessi, ragazzo o ragazza che si sia, imparando a mettere a frutto le proprie doti e lasciando spazio alle proprie passioni, in barba a ciò che il mondo ci chiede.

L’autrice racconta di come il libro parli un po’ di lei, della sua infanzia, di suo nonno che ha abitato a San Pietroburgo, del suo inverno trascorso in Scozia in un maniero di caccia disperso in mezzo al nulla senza incontrare anima viva per settimane, salvata dalla peggior tempesta di neve a memoria d’uomo dall’esercito. Ce la immaginiamo un po’ come Feo, una scrittrice audace, controcorrente, capace di raccogliere figure ingombranti della letteratura come Cappuccetto Rosso, i lupi, Mowgli e trasformarle in una storia avvincente e unica.

LA RAGAZZA DEI LUPI

Katherine Rundell (testo), Gelrev Ongbico (illustrazioni), Mara Pace (traduzione)
Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2016
288 pp. | 21 x 14 cm
Prezzo di copertina: 15 euro
Età di lettura: dai 10 anni

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2 risposte a “La ragazza dei lupi”

  1. mara pace ha detto:

    Prima di tutto ti ringrazio, Ada, per quello che scrivi della traduzione 🙂 e del libro in generale, che ho molto amato. Trovare la traduzione giusta per wolf wilder, che potesse avere la stessa forza immaginifica dell’originale, in effetti ha richiesto parecchio tempo, molti post-it e svariate mail con gli editor della redazione Rizzoli (Giordano Aterini e Claudia Manzolelli, ai quali peraltro dobbiamo la scelta di portare in Italia questa scrittrice – presto arriveranno anche altri titoli).
    Il percorso è stato più o meno questo. Sdomatore non si poteva usare, perché nel testo originale c’è anche la parola untame (s-domare) e soprattutto per la connotazione negativa del prefisso s-. La redazione allora mi ha incoraggiato a cercare un neologismo che fosse poetico e “bello da dire”, perché “wilder” in fondo lo è, e volevamo qualcosa di altrettanto forte in italiano. Così mi sono allontanata da libertà-selvatico (che non producevano nulla di musicale) e ho cercato un neologismo suggestivo e fiabesco, che restituisse almeno in parte la bellezza dell’originale e che allo stesso tempo raccontasse l’atteggiamento estremamente rispettoso di Feo e sua madre nei confronti dei lupi.

    • Ada Ada ha detto:

      Cara Mara, grazie mille per averci dato la possibilità di scoprire il dietro le quinte di una traduzione. È molto interessante! Tradurre un libro, in fin dei conti, significa anche un po’ riscriverlo e penso che una buona traduzione e, nel tuo caso anche la capacità di vedere oltre il termine letterale, possano effettivamente sancire il successo di un libro. Speriamo di leggerti presto nuovamente insieme a Katherine 🙂 Ada

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