La riparazione del nonno

Ada

Nelle lunghe sere d’inverno della pianura padana, quando fuori c’era nebbia e umido o forse durante le afose notti fatte di zanzare della piatta e fertile terra contadina cui appartengo, le famiglie si riunivano a raccontare, prima di coricarsi, nella stalla o intorno ad un camino. Qui da noi si dice “facevano filos”, tessevano fili di canapa per confezionare vestiti e relazioni per sentirsi meno soli. La televisione non c’era.

Non devo andare troppo indietro nel tempo per recuperare memoria fisica di fieno che grattava la pelle, odore di stallatico, freddo pungente fuori e calore di stalla nell’unica stanza riscaldata della casa…dentro il libro “La riparazione del nonno” Di Stefano Benni – illustrato da Daniele Melani in arte Spider ed edito da Orecchio Acerbo – ritrovo mia zia e la sua grande famiglia contadina, fatta di persone e di animali, di porte aperte e voglia di chiaccherare.

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Nel libro c’è Nonno Telemaco, un robusto esemplare di 87 anni, straordinario narratore da camino che venivano ad ascoltare da ogni dove.

“Noi eravamo fortunati perché avevamo in assoluto il miglior nonno della zona. Alcuni avevano dei nonni che si spegnevano subito e si addormentavano, altri dei nonni rimbambiti che non sapevano raccontare, altri ancora non avevano neanche il nonno, e passavano tristemente la sera guardando la brace e ascoltandone lo scoppiettio”.

Un nonno che prende forma nelle tavole dell’illustratore, che paiono surreali nella grafica rispetto al racconto: ti aspetti colori e morbidezze dei panorami dei campi e trovi invece pungenti, dirette e forti illustrazioni in equilibrio fra grafica, writing-graffiti art e pittura trasportate e incise su un supporto ligneo che ci riporta la memoria di tempi passati . Pare di guardare uno dei primi cartoon americani, Braccio di Ferro ritorna prepotente intorno ad un camino. Ed è forse proprio anche questa scelta azzeccata che riesce a catturare il lettore e a tenerlo incollato al libro dall’inizio alla fine.

Davanti al camino si alternano generi narrativi differenti, spaziando dalle favole, ai serial epici, passando attraverso i racconti rosa e quelli di terrore e avventura.

Ma è proprio durante il racconto di paura “La storia dei sette lupi” che accade l’impensabile: dal camino entrò qualcosa di spaventoso, qualcosa che faceva il rumore di un drago e di una trebbiatrice insieme, il Nonno si era rotto centrato da un fulmine. Cose che accadono…

“Orrore il nonno balbettava, il suo audio era lesionato e anche i suoi gesti, abitualmente lenti e descrittivi, sembravano quelli di una marionetta. Favilla, il suo amico, gli inoculò un altro mezzo litro di rosso e provò ad aggiustarlo con il sistema Carnera, quello con cui faceva ripartire i trattori”

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Nessun tentativo o rimedio della tradizione contadina aveva permesso di fermare il marasma di slang ipervocalico del nonno.

Le provano proprio tutte, riunendo il consiglio di famiglia: interrogano medici che esaltano il potere curativo della camomilla, ma, per un nonno sempre andato a grappa, era come dargli del veleno; convocano veterinari e riparatori di tritacarne e televisori. Ma solo lui, un personaggio dal nome strambo e dai poteri salvifici, riesce a trovare la soluzione. Ufizeina sentenziò che il nonno doveva beccarsi un altro fulmine…o la va o la spacca!

La scena della cattura del fulmine per il ripristino delle trasmissioni nonnesche è a dir poco esilarante:

“Il nonno fu messo in mezzo al campo, con uno scolapasta come elmo e le tasche piene di forchette. Sulla testa aveva un’antenna costruita da Ufizeina con sette metri di fil di ferro e una caffettiera in cima. Ai piedi gli avevamo legato due ferri da stiro”

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E così nonno Telemaco, trasformato quasi in Ufo Robot d’acciaio, fu centrato da ben quattro fulmini che gli si scaricarono addosso. Le trasmissioni ripresero, nitide, chiare e precise…un unico problema: non si riuscì più a spegnerlo!

“Parlò ininterrottamente per undici anni e la notte dovevamo chiuderlo nel pollaio insonorizzato perché se no teneva svegli tutti. Nessuna cura funzionò. Ma il nonno era felice: raccontava storie alle galline, raccontava zappando nell’orto, vendemmiava raccontando e raccontava mangiando. Cessò le trasmissioni una mattina di luglio, a novantotto anni. Non lo dimenticheremo.”

Un racconto esilarante e a tratti irriverente che i bambini adorano perché fa uscire dalla bocca di chi lo legge anche buffi e contorti suoni di un nonno in cortocircuito, alternati a gesti ancestrali irriverenti, quali rutti e scoregge, che al nonno ogni tanto scappano in mezzo al racconto.

Le atmosfere sono quelle tipicamente contadine, delle avventure, che assurgono ad epica, dei paesi di campagna; leggendo ho ritrovato tanto Fellini, con i suoi personaggi così caratterizzati ed iperbolici immersi in un mondo che gli gira intorno.

Un racconto tratto da un libro per adulti – Bar Sport 2000 – ma che è perfetto nei modi per un pubblico di bambini dagli otto anni….in fin dei conti esistono libri per bambini e per adulti?

Se vuoi leggerlo, visita il sito della casa editrice Orecchio Acerbo che, in barba alle leggi di mercato, te lo lascia scorrere per intero…perché se un libro ti piace, poi lo compri lo stesso!

La riparazione del nonno
di Stefano Benni – illustrazioni di Daniele Melani in arte Spider
Orecchio Acerbo Editore
56 pp. | cartonato (copertina) | 19 x 21,5 cm
ISBN  9788889025406
Prezzo di copertina: € 13,50

Il post è stato originariamente pubblicato sul blog  ww.ricominciodaquattro.com nell’ambito di una collaborazione, fuori dal pollaio, delle Galline Volanti. Se volete dare un’occhiata ecco il link.

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