Cuori di carta

Silvia Sai

Il presente consiglio di lettura è stato scritto da Caterina Zerlotti, lettrice ad alta voce, promotrice della lettura, socia attiva della nostra Associazione di Promozione Sociale “GallineVolanti” ] 

Cuori di carta è un romanzo epistolare di fantascienza.

Di romanzi interamente epistolari, dall’inizio alla fine, non ce ne sono molti nel panorama della letteratura per ragazzi. E la fantascienza, che io amo moltissimo, ultimamente si limita a scenari distopici molto spesso ripetitivi.

Il binomio è quindi insolito ma il risultato è davvero originale. Sin dall’incipit l’autrice dichiara che si tratta di un esperimento: “Vediamo se funziona”, scrive.  E funziona, tantissimo.

Il libro si svela poco a poco, con piccoli colpi di scena: tutti gli indizi per ricomporre la storia sono a portata di mano ma si comprenderanno solo alla fine, mentre il lettore è semplicemente trasportato dall’avventura.

La vicenda prende avvio in una biblioteca con un biglietto che un ragazzo trova nascosto in un libro, al quale risponde, per gioco e per curiosità. Il libro che funge da tramite per lo scambio dei biglietti è un’opera particolare, poco conosciuta: Puck di Kipling, come a sottolineare che chi legge questo racconto non è un tipo qualsiasi che si ferma alle apparenze. E questo è già un primo indizio.

In seguito scopriremo, assieme al protagonista, che l’autrice del messaggio è una ragazza. I due protagonisti sceglieranno i nomi di Una e Dan, proprio come i protagonisti del romanzo che usano per scambiarsi i messaggi. La letteratura è un riferimento metanarrativo sempre coerente: l’importanza delle parole e delle storie è un trait d’union costante dall’inizio alla fine che lega e guida i ragazzi.

Le parole per me sono solide. Sono zattere. Esistono. Le cose, prima o poi, spariscono. Le parole per dirle rimangono.

Avrei voluto rispondergli che c’erano molti più posti in cui potevo andare attraverso i libri. Che se uscivo dalla porta di casa mi sarei ritrovato in una brutta strada piena di macchine, non nei boschi sulla riva del Mississippi, sulle tracce del tesoro di Joe l’indiano.

Biglietto dopo biglietto scopriamo di essere in un Istituto che accoglie adolescenti in cura con un metodo all’avanguardia: stanno prendendo una medicina che permetterà di dimenticare le cose brutte della loro esistenza. Nessuno li ha obbligati, hanno scelto di sottoporsi al programma volontariamente, assieme ai genitori.

Vanno a scuola, prendono la medicina e fanno sport.

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Quel giorno, all’orientamento, il tizio con la cravatta gialla ha detto: «Nessuno ti costringerà a rimanere nell’istituto, ragazzo mio. Se lo vorrai, potrai tornare a casa in qualsiasi momento. Ma, vedrai, tutti i tuoi problemi spariranno, te lo garantisco». Ho guardato mia madre e mio padre: sembravano così sollevati. Allora ho pensato: Be’, perché no? Proviamo, sarà sempre meglio di adesso.

Dopo una settimana non ho più avuto gli incubi e ho pensato: Caspita, funziona!

Nessuno dei ragazzi conserva il proprio nome, essi sono un ostacolo alla rimozione della memoria, inoltre dimenticheranno tutto di quel periodo, per questo ad ognuno è assegnata una sigla (FM indica le femmine, NH14 i maschi).

Dan e Una vivono in due parti distinte dell’Istituto, non si conoscono, né mai si sono visti. La loro amicizia si sviluppa di biglietto in biglietto, e anche noi lettori iniziamo a conoscerli: Una è una ragazzina insicura, sola, nata in provetta, e non si sente all’altezza di nulla; Dan è un debole, un ragazzo che non riesce ad essere ciò che il padre vorrebbe lui fosse.

Cominciano col raccontarsi la cronaca delle loro vite quotidiane e piano piano svelano all’altro, e a loro stessi, i timori e i dubbi che provano. E’ proprio grazie ai bigliettini scritti, e mantenendo la distanza fisica, che riescono a parlare di loro stessi e delle loro emozioni. Il riferimento al nascondersi (dietro la tastiera di oggi o alle lettere) qui è declinato in maniera positiva e offre un altro sguardo sulle possibilità della tecnologia.

Il desiderio di stare bene è fortissimo:

La Medicina ti farà dimenticare questi ultimi due anni difficili, ragazzo mio. Sarà come se non ci fossero mai stati». Era la cosa che desideravo di più al mondo… che sparisse tutto! Anche per te è così, Una?

L’adolescenza è un periodo difficile, sia dal punto di vista dei ragazzi che da quello degli adulti: immaginando una storia ambientata in un Istituto nel quale si curano con una medicina i problemi dell’adolescenza, l’autrice offre un’occasione per riflettere sulla realtà in uno spazio protetto che è il racconto di fantasia. Il binomio medicina-perfezione è una promessa allettante che pone problemi complessi e molto attuali su cui ragionare: E’ possibile usare un farmaco e diventare perfetti?

La trama si sviluppa e i personaggi si evolvono: crescono, riflettono, maturano e arrivano a capire diverse cose:

Sai, avevi ragione tu: i difetti sono come le nuvole nel cielo, ci rendono più interessanti. La perfezione alla quale l’Istituto vuol farci credere non esiste. Ci considerano «difettosi» e allora? Chi se ne frega! Le cicatrici sono come i segni di guerra che gli indiani si dipingono sulla faccia prima della battaglia, si esibiscono con orgoglio. Non si devono nascondere.

La nascita della storia d’amore tra Una e Dan sarà la scintilla che li porterà a guardarsi dentro e a decidere che è importante trattenere i ricordi, e dunque non dimenticare.

Nel corso degli scambi epistolari, i due ragazzi introducono anche le loro amicizie, ossia gli altri protagonisti: Jolanda al fianco di Una, Aramis e Porthos al fianco di Dan. I giovani si danno nomi letterari per rafforzare il loro esserci, provando a diventare chi si vorrebbe essere.

Quando cominciano ad entrare in gioco gli amici, la loro forza e audacia aumenta, sia nel pensiero che nell’azione. Ognuno di loro è importante e gioca un ruolo preciso nella storia.

Forse è questa l’amicizia: non avere più paura perché siamo con qualcuno che ci fa sentire al sicuro.

Nella seconda parte del libro c’è un mistero da svelare: un giornalista d’inchiesta, detto Il Segugio, entra nell’edificio e i ragazzi capiscono che l’Istituto cela qualcosa di oscuro, nonostante gli adulti della struttura siano apparentemente concilianti, gentili e sinceri. La presenza di un segreto diventa evidente e la collaborazione e l’unione tra i ragazzi sarà l’arma vincente per risolvere il mistero e trovare il coraggio di ribellarsi.

In un luogo così asettico e formale non sembra possibile vivere avventure. Invece i ragazzi, con l’esuberanza tipica dell’adolescenza, si intrufolano nella stanza del direttore per diffondere un rap elettrizzante, escono dall’Istituto di nascosto e incontrano un lupo, esplorano di notte lo stabile mentre tutti dormono…

La trasgressione è necessaria e positiva e l’autrice, con una giusta alternanza di tempi morti e avanzamenti, la esalta coinvolgendo i lettori nelle varie peripezie dei ragazzi. Elisa Puricelli Guerra riesce a riprendere tutti i fili della narrazione fino a comporre un disegno complessivo che non lascia nulla in sospeso. E sarà solo nelle ultimissime pagine che, grazie all’articolo del Segugio, si ricostruirà la trama intera.

La scrittura è agile, con una giusta alternanza di tempi morti e avanzamenti. Ti trasporta in modo lieve nelle varie avventure che i ragazzi vivono (l’incontro con l’orso/cervo, il rap alla radio, le incursioni di notte, il lupo), nelle loro riflessioni sulle emozioni, fino alla svolta finale della storia. La conclusione di ogni capitolo è quasi sempre una formula di cortesia (cordiali saluti, con simpatia, tua) che dà freschezza alla scrittura.

Sono stata così catturata dalla trama e dalla forma in cui è narrata, spiazzante e coinvolgente, che mi sono lasciata travolgere dagli eventi narrati e tutte le riflessioni le ho fatte a posteriori. E questo romanzo ne suscita tante.

Si affrontano molti temi diversi, alcuni seri e profondi, ma sempre con leggerezza, come la crescente medicalizzazione per affrontare i problemi di relazione. La critica verso gli adulti è senza redenzione, il giudizio dell’autrice è severissimo, ma senza didascalismi o moralismi fini a se stessi. Soprattutto, il romanzo è pieno di fiducia nei giovani, nella loro capacità di cambiare ed essere sinceri, nel bisogno di valori in cui riconoscersi e nella forza che i sentimenti sanno dare.

I vari argomenti sono sviluppati a volte attraverso la lente dei ragazzi, a volte emergono dall’evoluzione della trama, altre rimangono tra le righe per essere colti se lo si vuole.

Credo ci siano tutti gli elementi che rendono questo un buon libro: una bella storia con personaggi non stereotipati che si evolvono con tutte le contraddizioni tipiche dell’essere umano; un’analisi della società che non ha paura di affrontare i suoi spettri; una speranza che non si accontenta di soluzioni facili.

Forse non lo leggereste se vi dicessi che è un libro di fantascienza, o un romanzo epistolare, o se ci si fermasse alla copertina che, come purtroppo spesso accade, c’entra poco con la storia; eppure il romanzo sorprende, appassiona e coinvolge dalla prima all’ultima riga.

CUORI DI CARTA

di Elisa Puricelli Guerra

Einaudi Ragazzi

Anno di pubblicazione: 2012

244 pp. | 14 x 19,5 cm.

Prezzo di copertina: 12 euro

Età di lettura: dai 12 anni

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