L’isola di Armin Greder

Silvia Sai

L’isola.
Occorre leggere bene il sottotitolo di questo magnifico albo illustrato per coglierne a pieno la potenza e l’universalità.
L’isola. Una storia di tutti i giorni. 

Splendidamente scritto e illustrato da Armin Greder, egregiamente tradotto da Alessandro Baricco, sapientemente edito da Orecchio Acerbo, stiamo parlando di un libro prezioso che chiunque dovrebbe leggere, ogni adulto, ogni ragazzo, ogni insegnante.

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L’isola. Una storia di tutti i giorni.

Una storia terribile, un pugno allo stomaco; impossibile restare indifferenti, impossibile non schierarsi dalla parte del povero naufrago, altrettanto impossibile non cogliere qualche assonanza con la rabbia e la paura degli abitanti dell’isola.
Chiunque di noi può sentirsi a volte naufrago o abitante. Nessuno esente. Perché la vita a volte può far emergere anche il peggio della natura umana.

Un mattino, gli abitanti dell’isola trovarono un uomo sulla spiaggia, là dove le correnti e il destino avevano spinto la sua zattera.
L’uomo li vide e si alzò in piedi.
Non era come loro.

Siamo dunque su un’isola, protetta dal mondo esterno dalle acque del mare, gli abitanti vivono sereni impegnati nelle loro faccende quotidiane, mangiano, lavano i piatti, bevono in compagnia al bar, lavorano, vanno a scuola.

Ma lo straniero, nudo, con la sua zattera compare già dalla prima pagina a incrinare l’equilibrio di quelle vite. E gli abitanti, evidentemente intrisi di atavici timori e pregiudizi, appaiono subito ben caratterizzati, in netto contrasto con la figura dello straniero: grandi, grossi, vestiti di scuro, forconi in mano, sguardo minaccioso solo un po’ sorpreso.

Circolano domande già sature di minaccia: perché è venuto da noi? che cosa potrà mai volere? che fare ora?

Solo una piccola voce, quella del pescatore, colui che forse conosce o immagina ciò che vive al di là dell’isola, si eleva dal coro minaccioso a invocare l’aiuto verso quest’uomo.

Scelgono dunque di accoglierlo, o meglio di “raccoglierlo” (mai parola fu più azzeccata!), proprio come un pesce sulla spiaggia. Nudo, confinato nella parte disabitata dell’isola, chiuso in una stalla per capre, niente cibo, solo paglia, nessuna libertà.

Le coscienze sono serene, gli abitanti si sentono tranquilli, lo straniero c’era, ora non c’è più.

Ma, affamato…

Un giorno, l’uomo arrivò al villaggio.

Le tavole seguenti raccontano in un pathos crescente il panico che si diffonde a macchia d’olio nell’isola. Fervono discussioni su cosa fare con questo “selvaggio”, dargli un lavoro – propone sempre e solo il pescatore -, ma nessuno vuole prendersi questa responsabilità – e se poi ne arrivano altri? – nemmeno il parroco al quale “spiaceva davvero, ma la voce dello straniero non aveva nessuna possibilità di figurare bene nel coro della chiesa” (geniale e terribile l’illustrazione del coro!).

Nell’immaginario collettivo e nella pratica, lo straniero viene sempre più de-umanizzato: rinchiuso nuovamente nella stalla, nutrito con gli avanzi di cibo destinati ai maiali, nudo, scheletrico – mangia pure le ossa!

Ma la verità è che da quel momento il pensiero dello straniero non li lasciò più in pace.
Non gli avevano chiesto loro, di venire: ma lui era lì.
Quello che avevano pensato di fare per lui non aveva risolto nulla, anzi.
L’avevano accolto sulla loro isola, e adesso faceva parte della loro vita.

E questo ovviamente è insostenibile.

Ci addentriamo dunque nell’assurdità dei pensieri che lentamente ma inesorabilmente si fanno strada tra gli abitanti, pensieri di paure irrazionali e ingiustificate. Cresce l’angoscia tra i bambini, sobillata dal maestro, tra le famiglie, fomentata dalla stampa; tra gli uomini emergono sospetti subito trasformati in certezze nella sola immaginazione, incubi notturni, voci e poi grida si rimbalzano dalla locanda alla chiesa, dalla scuola alle case.

Con grande maestria e sensibilità, Armin Greder si addentra nelle pieghe più profonde della psicologia umana, descrivendo pensieri, comportamenti, reazioni purtroppo assai più diffusi di quanto ci si potrebbe aspettare. Ricorrendo a poche frasi e disegni straordinariamente espressivi, Greder illumina le logiche del gruppo, dei timori irrazionali, dei pregiudizi che diventano uniche chiavi di lettura per leggere la realtà.

Non fa sconti. Non ama le ipocrisie, questo autore che più volte ha dimostrato di raccontare storie con una schiettezza e sincerità senza pari.

Il finale si chiude con un tonfo, come si chiude l’isola, su se stessa.

Non poteva esserci conclusione più feroce, per il naufrago, ma nemmeno per gli abitanti, viene spontaneo pensare. Distruggere l’esistenza altrui porta a distruggere la propria. Negare la libertà altrui, conduce ad una tetra prigione nella quale ci si sente, illusoriamente e paradossalmente, protetti.

Ogni più grande tragedia storica nasce sempre dall’incontro di un uomo con un altro uomo, giorno dopo giorno. Sta a noi decidere come far proseguire la storia.

Così tornarono alla stalla…
presero l’uomo
lo condussero alla sua zattera
e lo spinsero in mare.

In seguito, diedero fuoco alla barca del pescatore
giacché era stato lui, in fondo,
a costringerli ad accogliere quell’uomo.
Alcuni l’avevano difeso,
ma furono gli altri a parlare più forte.
Dicevano che non volevano più mangiare
il pesce proveniente da quello stesso mare
che aveva portato loro lo straniero.
Costruirono un muro altissimo,
tutt’intorno all’isola: aveva delle torri da cui
si poteva sorvegliare il mare giorno e notte.
Poi uccisero i gabbiani e i cormorani
che passavano in volo: perché nessuno potesse sapere,
là fuori, dell’esistenza dell’isola.

L’ISOLA. Una storia di tutti i giorni.
Armin Greder
A. Baricco
(traduzione)
Orecchio Acerbo
Anno di pubblicazione: 2008
32 pp. | 22 x 31,5 cm.
Prezzo di copertina: 16,50 euro

Età di lettura consigliata: dagli 11 anni

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